Martedì prossimo avanti alla Corte d'assise d'appello, ci sarà il secondo grado di giudizio per la vicenda che riguarda l'omicidio di Armando Capirchio. Uno dei fatti piu gravi della storia ciociara perché l'allevatore di 61 anni è stato ucciso a ottobre del 2017 con una fucilata e finito con le pietre e il suo corpo è stato fatto a pezzi, messo in due sacchi e buttati in una cavità a Lenola dove è stato trovato dai carabinieri nel marzo successivo. L'imputato in primo grado si era visto richiedere l'ergastolo da parte del dottore Vittorio Misiti a causa dell'efferatezza e gravità della vicenda, perché era stata individuata la premeditazione in due circostanze: la pianificazione dell'omicidio la sera prima nel corso di una cena e poi l'essere andato con il fucile la mattina stessa che si è compiuto il fatto.

Era stata contestata anche l'aggravante della crudeltà per lo scempio che era stato fatto sul cadavere, sezionato e portato a Lenola. I difensori erano riusciti a evitare l'ergastolo grazie all'opzione del rito abbreviato, in quanto l'imputato dopo il ritrovamento del cadavere era determinato a confessare il fatto. Erano state però negate all'imputato, alla luce dell'efferatezza del fatto, le circostanze attenuanti generiche tanto che, seppur con un primo risultato favorevole in quanto è stato escluso l'ergastolo ha comunque avuto 30 anni. Martedì dovrà essere esaminato il voluminoso atto di appello, circa 80 pagine, con il quale il collegio difensivo, rappresentato dagli avvocati Giampiero Vellucci e Camillo Irace punteranno a una riduzione di pena dimostrando che c'era stato un precedente comportamento addebitato a Capirchio dovuto, secondo la difesa, ai continui dispetti che poneva in essere nei confronti del Cialei.

«Punteremo anche a far cadere l'aggravante della premeditazione in quanto noi nell'atto di appello abbiamo detto che il fucile veniva normalmente portato in montagna da Cialei per difendere il bestiame dai lupi.
Cercheremo, inoltre, di dimostrare che il fatto è accaduto nel terreno ove pascolava il bestiame del Cialei e che quindi era stato Capirchio per l'ennesima volta a recarsi nel terreno per cercare il contatto fisico».
La parte civile è rappresentata dall'avvocato Filippo Misserville. È uscito invece definitivamente di scena, perché fu prosciolto nel corso delle indagini dall'accusa di omicidio, il figlio ventenne di Cialei, Terenzio, originariamente accusato in concorso perché secondo la procura avrebbe aiutato il padre, vista la stazza fisica del Capirchio rispetto a quella dell'imputato. Terenzio è stato difeso dall'avvocato Vellucci nel primo grado.