Vendute da un gruppo all'altro per prostituirsi su piazzola dello stradone Asi, acquistate anch'esse a suon di euro. La conferma su quanto scoperto dalla squadra mobile di Frosinone che, a fine luglio con cinque ordinanze di custodia cautelare eseguite, ha disarticolato un'associazione a delinquere dedita lo sfruttamento della prostituzione, è arrivata ieri mattina nel tribunale di Frosinone al termine di un drammatico incidente probatorio, durato quasi sei ore nel corso del quale sono state sentite tre vittime della tratta delle donne.

Una tratta vera e propria, al punto che, oltre al reato associativo viene contestata anche la riduzione in schiavitù delle ragazze, in prevalenze dell'Est Europa, ma anche una cilena e un'italiana, il che porterà gli accusati davanti alla Corte d'assise di Frosinone.
Le ragazze sono state sentite per confermare le accuse ipotizzate e anche per delineare il movente e lo sfondo nel quale si è sviluppata la vicenda, a partire da un tentato omicidio maturato proprio per contrasti legati allo sfruttamento della prostituzione. Si tratta del ferimento con un colpo di pistola di Albion Abazowski, di nazionalità macedone, da parte dell'albanese Julian Maloku.

Secondo quanto ricostruito dalla questura e quanto confermato dalla ragazza, la convivente di Maloku era stata spostata dalla sua piazzola e questo aveva creato dei pesanti attriti. La donna ha riferito di minacce, di un inseguimento, di un sequestro di persona fino a un'irruzione in casa che era stata messa a soqquadro. La cilena ha riferito al pm Samuel Amari e al gip Ida Logoluso che se il compagno non avesse sparato lui, l'altro avrebbe sparato a lei.
Le ragazze al giudice hanno confermato in buona sostanza l'ipotesi di reato della riduzione in schiavitù. Erano state vendute da un gruppo all'altro. I nuovi acquirenti oltre ad acquistare le ragazze a una cifra che poteva variare tra gli 8 e i 10.000 euro, compravano anche il posto sulla strada Asi dove farle prostituire a un prezzo fissato - a seconda della redditività - da un minimo di 4.000 euro l'anno a 8.000. Circa l'80% dei guadagni di ogni singola notte andavano all'organizzazione, più o meno nell'ordine una sessantina di euro alla ragazza sulle circa 300 che poteva guadagnare nel suo turno di "lavoro".

E proprio questo mercato faceva sì che la più bella di turno avesse una posizione privilegiata, con le ragazze che spesso quindi venivano spostate. Uno di questi spostamenti è stato alla base del tentato omicidio di Abazowski ritenuto dagli investigatori guidati dal dirigente della squadra mobile Flavio Genovesi il capo dell'organizzazione, capace di gestirla anche dal letto dell'ospedale dopo che, miracolosamente, si era ripreso dall'agguato subito. La ragazza di Maloku si sarebbe ribellata e non avrebbe accettato lo spostamento della sua piazzola. Una reazione che - secondo quanto dalla stessa raccontata al giudice - che l'ha esposta a pesanti ritorsioni fino, appunto, alla contro reazione con il ferimento da parte di Maloku del capo.
Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giampiero Vellucci e Riccardo Masecchia del foro di Frosinone, più gli avvocati dei fori di Roma e Napoli Tedesco, Patarini, Urso, Martino e Della Corte.

Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche, pedinamenti e appostamenti sull'asse attrezzato. Ma il gruppo era molto accorto e attento a non essere intercettato. Di solito le comunicazioni avvenivano attraverso Whatsapp, Messenger o Facebook, ritenuti più sicuri e al riparo da occhi e orrecchie indiscreti. Il gruppo sarebbe stato in grado di controllare tra le 12 e le 20 postazioni nell'area industriale tra Frosinone e Ferentino (le più ambite erano quelle sulla rotatoria). Peraltro, subito dopo l'attentato ad Abazowski i proventi del mercato del sesso, circa 70.000 euro, erano stati subito spostati al Nord salvo esser riportati in zona quando il capo si è ripreso ed è tornato a gestire l'attività in prima persona. Le ragazze, invece, erano costrette a vivere in un'abitazione di fortuna in via Le Noci.