Per la prima volta dal pieno dell'emergenza la Ciociaria segna quattro contagi in 24 ore.
I nuovi casi dall'inizio del mese sono 23. Tre in meno di quanti registrati nell'intero mese di maggio. Un dato sul quale incidono i ritorni dalle vacanze. E sulla Ciociaria pesano non solo i rientri da uno dei quattro Paesi nella lista nera (Grecia, Spagna, Malta e Croazia) nonché dalla Francia, ma anche quelli dalla Sardegna, da dove negli ultimi giorni si è registrato un incremento di casi al punto da spingere l'assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato a chiedere controlli agli imbarchi. «Il mancato rispetto delle regole nei locali della movida in Sardegna rischia di far esplodere una bomba virale - ha detto D'Amato - Se si fossero rispettate le regole minime non si sarebbe creata questa situazione. Torno a ribadire che sono necessari i test agli imbarchi dalla Sardegna».

La giornata
Paradossalmente nessuno dei quattro nuovi casi registrati ieri dall'Asl di Frosinone è autoctono: vengono dalla Sardegna e da Roma. E questa è una cosa positiva sul fronte del contenimento dell'infezione. Sono una coppia di amici di Cassino proveniente dalla Sardegna, risultata positiva ai controlli effettuati al drive in di Cassino, un giovane di Anagni di rientro dalla Sardegna, nonché una donna di Veroli di 43 anni, domiciliata nella capitale dove ha fatto il tampone e dove trascorrerà la quarantena. Sono tutti asintomatici e tutti sono finiti in isolamento fiduciario. Come in isolamento finiranno anche i contatti stretti degli ultimi positivi. Un dato che nelle ultime settimane è cresciuto.

La statistica
Non era mai capitato di avere quattro casi contemporanei. Non a caso, negli ultimi 119 giorni, ovvero dal 24 aprile, data della prima volta senza contagi, per 71 volte non ci sono stati positivi (59,6%), ventidue volte c'è stato un caso (18,4%), quattordici volte due casi (11,7%), dieci volte tre casi (8,4%), una sola volta quattro e cinque casi (0,8%). Facendo un confronto con il mese di agosto la differenza è evidente: dieci volte nessun caso (50%), quattro volte un caso (20%), due volte due casi e tre casi (10%), una volta quattro e cinque casi (5%). La media giornaliera di agosto è dunque di 1,15 casi. A luglio (11 casi) è stata dello 0,36, a giugno (14 casi) dello 0,46, a maggio (26 casi) dello 0,83.
In questa settimana i casi segnalati sono già sette, uno in meno di quanto certificato nelle ultime due (entrambe chiuse a otto). Sette sono anche i casi negli ultimi tre giorni. Tanti come quelli registrati dal 12 al 14 aprile. E poi, a ritroso, quanti quelli nel periodo dal 2 al 4 maggio. Segno di un cambio di marcia.

Il Lazio
Sono 115 i nuovi casi nel Lazio. Di questi, rende noto l'assessore D'Amato, il 73% sono casi di importazione e il 37% sono legati ai rientri dalla Sardegna. Gli altri casi di importazione sono nove dalla Spagna, quattro dalla Grecia, due da Malta e uno ciascuno da Etiopia, Croazia, Ucraina e India. Nell'elenco anche quattro casi dall'Emilia Romagna. Diffuso il dato sull'indice di contagio: il Lazio ha un Rt in caso, allo 0,7.

I sierologici
Sono iniziati ieri i test sierologici nelle scuole. L'obiettivo, da qui all'8 settembre è arrivare a 12.500 test tra dirigenti, docenti, personale amministrativo, ausiliario e di sostegno nonché alunni disabili. Si è cominciato in dieci sedi scolastiche individuate come rappresentativi dei comprensori territoriali (Frosinone, Cassino, Alatri, Anagni, Atina, Ceccano, Ferentino, Pontecorvo, Sora e Veroli) poi se ne aggiungeranno altre tre (Ceprano, Fiuggi e Isola del Liri). Nel primo giorno sono stati effettuati tra i 100 e i 120 test sierologici. A regime l'obiettivo è stare sui 300 e i 400 al giorno con un massimo di 700 (72 per scuola). I test sono su base volontaria e si fanno su prenotazione. Ogni scuola ha designato un referente con il compito di ricevere le prenotazione e rigirarle all'Asl. D'accordo con il provveditorato sono stati individuati locali idonei, soprattutto le palestre con ingressi separati, o, in mancanza, aule vicino all'uscita in un'ottica anti-assembramento, motivo per cui si è optato per i test nelle scuole anziché nell'Asl dove si sarebbero accavallati con le altre operazioni.