Oggi è il D-day per il caso di Serena Mollicone. I cinque imputati, l'ex maresciallo Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Annamaria insieme ai due ufficiali Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano, rischiano il processo.
L'avrà immaginata tante volte con gli occhi della mente, i suoi occhi celesti, limpidi e diretti. Forse alla fine di un'altra estenuante battaglia, dell'ennesima trasmissione televisiva o intervista necessarie per far restare aperto il caso. Sarebbe stata una giornata calda, afosa e piena di tensione come quella che stiamo per vivere.

Oppure una giornata nuvolosa, carica di aspettative e turbamento. Anzi no. Forse il giorno in cui Serena avrebbe avuto giustizia sarebbe stato un giorno di pioggia. Sì, come quello in cui era venuta al mondo, in cui il maltempo per poco non gli impediva di portare in ospedale la moglie, che aveva già rotto le acque. Chissà quante volte avrà fantasticato su questi dettagli, perché il cuore della sua battaglia era intoccabile da ben 19 lunghissimi anni. Non sapremo mai come Guglielmo Mollicone avrà immaginato la giornata decisiva - da un punto di vista giudiziario - per la sua Serena. Ma sappiamo con quanta forza e quanta tenacia, con quale dolore tenuto a bada dalla sua perseveranza e dal suo senso della legalità, sia arrivato fino alla fine.

Fino a quel malore che lo ha costretto in un letto d'ospedale, fino al quel 31 maggio, quando il padre coraggio e maestro di vita è diventato - con la sua morte - il simbolo della ricerca della verità anche laddove la speranza sembra non bastare più. Ma non di una verità a ogni costo. Guglielmo prima, la sua famiglia ora, non chiedono che sia fatta una giustizia sommaria, per placare il dolore. Non un altro capro espiatorio come già avvenne per Carmine Belli, che ancora porta sulla pelle i segni della malagiustizia. Per Serena nessun compromesso, solo una verità inattaccabile. Una promessa che il maestro aveva fatto a sua figlia anche nella notte in cui le spoglie della ragazza partivano per il Labanof, per essere analizzate dalla professoressa Cattaneo e dal suo team come nessuno aveva fatto prima. E quella notte Guglielmo la trascorse fuori dal cancello del cimitero dove ora riposa. Perché aveva paura che l'ennesimo depistaggio potesse far crollare improvvisamente tutto.

Un mistero senza fine
La storia di Serena Mollicone e ora la forza di Guglielmo, che riesce a superare anche la morte, sono i pilastri di un mistero durato quasi vent'anni. Dentro c'è mezza Italia, diciannove di cambiamenti, la capacità di guardare oltre le apparenze, quella di isolare tracce prima neppure percepibili. La possibilità di mettere per la prima volta in discussione un'istituzione tanto amata e importante come l'Arma. C'è la storia di Belli arrestato ingiustamente, etichettato come il "mostro" e poi assolto in tutti i gradi di giudizio; quella di Santino Tuzi, il brigadiere trovato morto nella sua auto nel 2008: il primo che dopo otto lunghi anni indica Serena all'interno della caserma di Arce nel giorno della scomparsa. E poi si sucida per amore, si dirà: la famiglia non ci crede, la figlia Maria chiede sin da subito che sia fatta chiarezza.

Il caso, aperto come omicidio, derubricato come istigazione al suicidio, seppellito ancora come suicidio è stato poi unito al fascicolo di Serena. E anche nella scorsa udienza Maria, accanto al suo avvocato Elisa Castellucci, è tornata a lanciare un appello, convinta che a sapere non fosse suo padre.
Ma dentro c'è anche la grande capacità di uomini pieni di senso del dovere e di passione - come il colonnello Fabio Imbratta e il colonnello Fabio Cagnazzo accanto ai loro uomini e ai militari del Comando provinciale - che cercano di capire andando a guardare persino dentro alla loro dimensione. Per la prima volta. Guidati dal sostituto Beatrice Siravo e dal procuratore Luciano D'Emmanuele, che non perdono tempo.

La forza dei giusti
A superare il rischio dell'archiviazione è stata sempre la forza di Guglielmo e del suo avvocato storico, Dario De Santis, che nonostante le difficoltà, i tanti depistaggi - a partire dalla ben nota convocazione che impedì a Guglielmo di prendere parte ai funerali della figlia per mettere una firma in caserma - nonostante le due richieste di chiudere il caso e persino la sparizione (ancora inspiegabile) degli organi di Serena, in realtà è rimasto per tutti un sognatore coi piedi per terra. E con gli occhi fissi sulla verità. Ora il suo testimone è stato raccolto dalla figlia Consuelo, rappresentata dagli avvocati Sandro e Vittorio Salera, da Antonio - fratello di Guglielmo - e dalla sorella Armida (rappresentata dall'avvocato Elisabetta Nardoni) che sono pronti. Questa mattina, terza udienza dopo la morte di Guglielmo, avrà inizio la discussione della difesa di Vincenzo Quatrale, rappresentato dagli avvocati Francesco Candido e Paolo D'Arpino, e dei Mottola - padre, madre e figlio - assistiti dall'avvocato Francesco Germani. Mentre nella precedente a parlare erano stati i difensori di Francesco Suprano, l'altro militare (assistito dagli avvocati Cinzia Mancini ed Emiliano Germani) chiamato a rispondere di favoreggiamento. Al luogotenente Vincenzo Quatrale, è stato contestato anche di non «aver impedito - secondo gli inquirenti - la morte del collega Santino Tuzi».
Poi le repliche del pm e l'attesa decisione del gup Domenico Di Croce che anche fino a notte fonda dovrà pronunciarsi per un proscioglimento o un rinvio a giudizio degli imputati. L'attesa è senza respiro.