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Cronaca nera

Strage di via Collatina, si indaga sulla banda

Indagini serrate sui tre sudamericani che domenica sera hanno travolto e ucciso la famiglia Ardovini. La folle fuga dalla polizia, la Toyota noleggiata senza documenti né patente

Strage di via Collatina, si indaga sulla banda

Accertamenti medico-legali e indagini a tutto campo. La Procura di Roma cerca di fare piena luce sulla strage avvenuta domenica sera sulla via Collatina, dove un’auto con a bordo tre sudamericani irregolari in fuga da una pattuglia della polizia ha preso in pieno la Fiat Punto su cui viaggiavano Giovanni Battista Ardovini, 70 anni, ex infermiere in pensione, originario di Ceccano, sua moglie Patrizia Capraro, 64 anni, pensionata, e uno dei figli della coppia, Alessio, 42 anni, dipendente di un McDonald’s. Marito e moglie sono morti sul colpo, mentre Alessio è spirato poco dopo al policlinico Umberto I.

Dopo che la pm Giulia Guccione, titolare dell’inchiesta, ha conferito l’incarico al medico legale, si attende l’esecuzione delle autopsie sulle tre salme per accertare con precisione la natura e l’entità delle lesioni mortali. Si attende anche il risultato delle analisi tossicologiche sul sangue dei tre sudamericani che procedevano a tutta velocità su una Toyota Yaris zigzagando e che hanno invaso la corsia opposta di marcia proprio mentre arrivava la Punto con a bordo la famiglia Ardovini. Sono accusati di omicidio con dolo eventuale, un reato che prevede una pena minima di 21 anni. Ramiro Julian Romero, 24 anni, argentino, con precedenti per furto in appartamento e maltrattamenti in famiglia, era alla guida della Toyota. È ricoverato al policlinico di Tar Vergata dove gli è stata amputata una gamba. È sorvegliato a vista dalle forze dell’ordine, come pure Marcelo Ignacio Vasquez Ancacura, 28 anni, cileno, ricoverato nello stesso policlinico. Dimesso dall’ospedale Pertini e portato in infermeria nel carcere di Regina Coeli il terzo sudamericano, Alver Suniga, 32 anni, cubano. Nell’auto sono stati trovati arnesi da scasso e un jammer per disturbare le comunicazioni, materiale che lascia pensare a una banda di ladri.

L’attenzione della procura si concentra anche sulla vettura, immatricolata nel 2024, presa a noleggio dai tre latinos. Nessuno di loro ha la patente né documenti. Non hanno neppure il permesso di soggiorno. Come hanno fatto a noleggiare la Yaris? Da quanto è emerso finora, l’avrebbero avuta da una società di noleggio che a sua volta l’aveva affittata da un’altra società, probabilmente con la formula del “lungo termine” attraverso un’intestazione provvisoria. Le indagini su questi aspetti sono condotte dalla polizia di Stato, mentre della dinamica dell’incidente si sta occupando la polizia locale utilizzando anche le immagini riprese dalla dash cam della volante che seguiva i tre stranieri dopo aver ricevuto una segnalazione e aver inutilmente intimato loro di fermarsi.

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha chiamato Danilo, l’altro figlio di Giovanni Battista e Patrizia, per esprimergli il cordoglio della comunità: “Un dolore che ha coinvolto tutta la città”, ha detto Gualtieri. Il Mc Donald’s del centro commerciale “Roma Est”, dove lavorava Alessio, ha riaperto al pubblico dopo la chiusura per lutto e avviato una raccolta fondi per contribuire alle spese dei funerali. Raccolte di fondi anche a Guidonia, dove i coniugi avevano la residenza, e a Torre Angela, il quartiere romano dove Giovanni Battista, Patrizia e Alessio vivevano nella palazzina costruita dal nonno materno negli anni Settanta e dove tutti li ricordano come persone affabili e generose, sempre disposte all’aiuto, solidali, amichevoli. Una famiglia unita che un assurdo destino ha strappato alla vita in un sol colpo. Chi li ha uccisi, ripetono tutti, deve pagare.

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