L'editoriale
12.03.2026 - 19:10
Stellantis
Una corsa contro il tempo. Un urlo di protesta, forte e collettivo, per salvare i posti di lavoro. Si sta parlando di circa cinquemila persone. Dei lavoratori, cioè, dello stabilimento Stellantis di Cassino e dell’indotto ad esso collegato. Il countdown è iniziato. Mancano nove giorni alla grande mobilitazione promossa dai sindacati che dovrebbe vedere un imponente corteo sfilare per le strade di Cassino.
Obiettivi della manifestazione del 20 marzo prossimo? Allontanare definitivamente lo spettro della chiusura che, seppure smentita più volte e da più parti, continua ad aleggiare sulla fabbrica, e rilanciare l’attività produttiva ridotta ormai al lumicino. Dall’inizio del 2026 sono state soltanto dodici le giornate di lavoro. Nel 2025 le auto prodotte sono state 19.364, che in percentuale significa il 28% in meno rispetto al 2024. Niente a che vedere con i numeri del 2017 che parlavano di 135.263 veicoli prodotti. Il problema vero è che Stellantis si trova in una situazione kafkiana, vale a dire una situazione assurda ma reale, dove coloro che chiedono lumi sul futuro si ritrovano prigionieri in un labirinto da cui non riescono a uscire.
Una situazione assurda, evidenziata a chiare lettere dal sindaco di Cassino Enzo Salera: «Non abbiamo interlocutori veri con cui trattare». E allora? La manifestazione dovrebbe servire, appunto, a spingere il Governo a uscire dall’angolo e a premere sull’azienda per strappare impegni precisi. Nelle intenzioni dei sindacati e degli amministratori del cassinate, insomma, il corteo dovrebbe generare un effetto a catena.
L’altra situazione da vicolo cieco è che dopo due anni di attesa e di lavori il nuovo ceo di Stellantis, Antonio Filosa, ha sospeso l’entrata in funzione della nuova piattaforma Stla Large, destinata a produrre auto full electric. Era tutto pronto per entrare in funzione ma è stato dato lo stop perché il progetto, deciso dai vecchi dirigenti, non è stato ritenuto più appetibile dal mercato.
E adesso? Per i più informati ora il cammino non sarà sicuramente agevole e non basterà il 2026 a far uscire l’azienda dall’impasse. Servirà anche tutto il 2027 e bisognerà quindi pensare ad attivare ammortizzatori sociali per non avere un’ecatombe occupazionale. Ma il vero conto alla rovescia ci sarà a maggio quando Stellantis presenterà il nuovo piano industriale per Cassino.
Quale sarà il destino dello stabilimento? Nessuno si sbilancia viste le continue promesse mancate. Insomma, non bisognerà fermarsi dopo il 20 marzo prossimo. Occorrerà continuare a tenere alta la fiaccola della protesta e della mobilitazione. Soprattutto da parte di coloro che sembrano essersi risvegliati dopo un letargo profondo
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