È in arrivo un accordo di programma per disciplinare i fondi disponibili per le attività di bonifica nel Sin "Bacino del Fiume Sacco": 36.300.000 euro. Tale accordo, proposto in un recente tavolo tecnico ministeriale, prevederà l'attuazione degli otto interventi ritenuti urgenti dall'Ispra: il disinquinamento della discarica "Le Lame" di Frosinone e di varie "ex" aree, quali Olivieri di Falvaterra-Ceprano, Vita Mayer ed Europress di Ceprano, cartiera di Ferentino, polveriera di Anagni, Snia-Bpd/Bosco Faito e cava di pietrisco di Ceccano. Verranno lanciati, inoltre, uno studio sulla determinazione dei valori di fondo dei suoli e delle acque sotterranee e la caratterizzazione delle aree agricole ripariali con valutazione del rischio e quantificazione dei costi totali. Il Ministero dell'ambiente, a tal proposito, ha richiesto alla Regione Lazio un'in tegrazione documentale per dare seguito a quanto deliberato lo scorso 5 luglio dalla Giunta Zingaretti a favore dell'avvio di attività di monitoraggio e campionamento delle acque a uso potabile, irriguo e domestico nel Sin riperimetrato tramite Dm n.
321/2016 e relativo a diciannove comuni.
Nove sono in quella "Zona A" che fu delimitata con disposizione n. 2 del 2005 dall'ex governatore regionale Marrazzo nelle vesti di Commissario delegato al superamento dell'emergenza socio-economico-ambientale nella Valle del Sacco.
Si parla di Colleferro, Anagni, Segni, Ferentino, Paliano, Supino, Morolo, Sgurgola e Gavignano. E, oltre allenew entry Arce, Artena e Pastena, la già "Zo na B" (Frosinone, Ceccano, Ceprano, Castro dei Volsci, Pofi, Patrica e Falvaterra), introdotta dall'ex governatrice Polverini con disposizione numero 226 del 19 novembre 2010, il provvedimento "monco". Per la "Zona B", infatti, sono stati disposti due dei tre divieti relativi alla "Zona A": interdizione di pascolo di animali e movimentazione di terra ma non di coltivazione di specie vegetali per l'alimentazione umana e animale.
Il divieto mancante
Sono quasi sette mesi che il "Coor dinamento per ambiente e salute Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri e altre diciassette associazioni territoriali hanno richiesto a Ministero e Regione l'introduzione del divieto di coltivazione e, ove necessario, il ripristino dei cartelli segnaletici, spesso divelti e occultati. Il tutto è stato risollecitato nei giorni scorsi, anche alla luce del noto servizio-denuncia delle "Iene" che ha ripuntato i riflettori sulla "Valle dei veleni". Un'omissione che, poco più di un mese fa, è finita sotto la lente di ingrandimento di una delle amministrazioni comunali interessate, quella di Ceccano, con il sindaco Caligiore e il delegato all'ambiente Alessandro Savoni che hanno presentato un'istanza di revisione all'attenzione dell'assessore regionale all'ambiente Mauro Buschini a seguito di apposito tavolo tecnico ambientale. Alla Asl di Frosinone, al contempo, gli amministratori ceccanesi hanno richiesto «i risultati successivi hanno fatto sapere a quelli delle analisi fatte in passato per verificare la presenza di beta-esaclorocicloesano nel sangue della popolazione residente a meno di un km dal fiume Sacco».
Aree ripariali in cui, secondo l'Istituto superiore di sanità, la più grande criticità è legata ancora alla presenza di B-hch e al conseguente ingresso della sostanza nella catena alimentare. Da sette anni, però, il Comando per la tutela forestale non può sequestrare balle di fieno e prodotti agricoli nella "Zona B", laddove il divieto di coltivazione è riportato sui cartelli ancora presenti ma non sul decreto numero 266/2010. Nel marzo 2005 è stato riconosciuto lo stato di emergenza ambientale per la valle del fiume Sacco in seguito al riscontro di livelli di beta-esaclorocicloesano molte volte superiori ai limiti di legge in campioni di latte di massa crudo e su foraggi prelevati in alcune aziende agricole del comprensorio di Colleferro.
Le analisi effettuate hanno accertato un inquinamento ambientale di ampia estensionelegato allacontaminazione del fiume Sacco da discariche di rifiuti tossici di origine industriale (contaminazione delle acque e utilizzo a scopo irriguo) a cui sono stati esposti gli animali di interesse zootecnico e la popolazione umana.
Per valutare lo stato della salute della popolazione in rapporto alle esposizioni ambientali, la Regione Lazio ha promosso nel 2006 il progetto "Salute della popolazione nell'area della Valle del Sacco" coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio. Il programma comprendeva uno studio di biomonitoraggio che ha evidenziato un aumento della concentrazione di Beta-HCH all'aumentare dell'età, per i residenti entro 1 km dal fiume Sacco.
Nel 2009 la Regione Lazio ha messo in atto un programma di "Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco", nell'area identificata a rischio. Tra il 2010 e il 2015 sono state eseguite indagini sui parametri ematochimici sulla popolazione.