Ettore Aversa è nato a Ceccano nel 1939 e, dopo aver trascorso sessant’anni a Roma diventando tra l’altro segretario dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana e responsabile di ottantotto associazioni presso il Vicariatus Urbis, è tornato ad abitare in Vicolo Borgo Berardi, nel palazzo di proprietà della sua famiglia sin dal 1922. «Io che sono scappato dal degrado della capitale - sbotta - ogni mattina mi affaccio al balcone, guardo l’ex stabilimento Annunziata e vedo l’emblema della decadenza della città che amo».

Il dottor Aversa parla soprattutto del «pericolo amianto» che ha segnalato di persona sei mesi fa «sia ai carabinieri che all’Ufficio tecnico del Comune, e in quest’ultimo caso un dipendente mi ha rassicurato sostenendo di avere in mano la pratica di cui si starebbero occupando. Ma chi vogliono prendere in giro? È ora che chi rappresenta l’autorità sanitaria locale inizi a fare davvero qualcosa per la salute dei ceccanesi».

Lo sfogo di Aversa, che parlando di sé dice di non essere «più un ragazzino» ma che di vitalità ne ha da vendere, è l’ennesimo riguardo alle questioni ambientali che tra i bersagli preferiti della Valle del Sacco hanno proprio il territorio ceccanese e che si accompagna alla segnalazione arrivata recentemente dai residenti di via Marittima-Valle Fiorletta che da anni non solo sono a contatto diretto con le polveri sottili, ma anche con le microparticelle rilasciate dall’eternit usurato e presente sulle coperture e all’interno delle strutture ex Snia nonché in tutta l’area del “Monumento naturale “Bosco Faito.

«Ed è proprio leggendo su “Ciociaria Oggi” del loro disperato appello - spiega lo stesso Aversa - che ho deciso di dar voce a questa protesta per unire le forze assieme a chi vuole conservare le cellule buone del tessuto ceccanese, che prima ha sofferto di autolesionismo con l’industrializzazione selvaggia e ora è a un passo dal suicidio tra l’incuria degli amministratori e l’omertà generalizzata». Intanto lui, che in silenzio proprio non vuole stare, ha alzato la voce.