L'intervista
03.03.2026 - 11:00
Un’esperienza di vita lontano dall’Italia, alla ricerca di nuove emozioni e sfide in grado di arricchire culturalmente. Un mondo patinato, brillante, apparentemente perfetto, che in pochi istanti è crollato, metaforicamente. A Dubai, dove Francesco Cipolla si è trasferito solo pochi mesi fa da Giuliano di Roma per vivere una nuova avventura inizialmente da turista, da giorni si respira un’aria di paura e incertezza. I droni iraniani da sabato volano sulla città in maniera continua, provocando spavento e ansia. Allo stesso modo dall’Iran arrivano missili balistici. Molti di questi sono stati intercettati e distrutti, ma gli italiani in città ormai da giorni vivono nella paura. Francesco ci ha raccontato qualcosa in più.
Come è iniziato tutto? Quando avete saputo cosa stava succedendo?
«Sabato ero fuori casa quando è arrivata la prima notizia del bombardamento di Abu Dhabi. E dopo un po’ abbiamo sentito i primi spari anche a Dubai: li sentivamo sopra la nostra testa. Vedevamo le esplosioni e i droni volare. Da quando abbiamo letto la notizia di Abu Dhabi, sono passati circa dieci minuti e abbiamo sentito spari anche qui. In strada c’era gente, erano tutti spaventati, perché avevano attaccato anche vicino da noi. Io sono tornato a casa ma la tensione era molta».
Tu e le persone che sono con te, vi siete messi in contatto con la Farnesina?
«Abbiamo sentito l’Unità di Crisi e un mio amico ha contattato l’Ambasciata. Ci hanno consigliato di rimanere al sicuro dentro casa, di evitare posti affollati e vicini a obiettivi strategici».
E le autorità degli Emirati Arabi vi hanno contattato?
«Abbiamo ricevuto messaggi di allarme da parte delle autorità di Dubai, una sorta di Alert come c’è anche in Italia: ci dicevano che eravamo vicino a possibili obiettivi di missili. Io sono tornato immediatamente a casa. Cinque minuti dopo quel messaggio, il mio compagno di stanza mi ha detto che anche vicino casa c’erano state delle esplosioni, perché noi viviamo vicino al porto».
In quei momenti di incertezza si respirava paura o avete avuto la sensazione che la situazione fosse sotto controllo?
«Quando non avevamo notizie, la paura c’era. Tutti hanno cercato di mettersi in posti più sicuri. Dove alloggio io, siamo rimasti nel piano terra e la struttura ha messo addirittura a disposizione un piano sotterraneo adibito alle pompe dell’acqua. Nella notte abbiamo sentito altre esplosioni ma non sapevamo se fossero caccia o droni. La paura vera e propria l’abbiamo provata quando hanno colpito l’aeroporto. La situazione si è calmata un po’ durante la notte tra sabato e domenica. Domenica mattina intorno alle 10 abbiamo sentito forti esplosioni e poco dopo abbiamo sentito che era stato colpito anche il porto».
Tu sei riuscito a contattare la tua famiglia?
«Sì, fortunatamente non ho avuto problemi con internet. Li ho sentiti, siamo costantemente in contatto perché mi aggiornano anche su ciò che si dice in Italia. Noi qui sappiamo poco».
Non avete informazioni?
«Poche. Non riusciamo a capire la percezione di quanto stia accadendo perché non abbiamo la tv per guardare il telegiornale, non sapendo l’arabo, e non conosciamo persone del posto».
Hai pensato di tornare in Italia?
«Sì ma non è semplice. L’Oman ha chiuso le frontiere. Anche via terra è impossibile spostarsi. Abbiamo letto che da Riad i voli partivano ma non è la cosa migliore da fare. Preferiamo aspettare e capire con la Farnesina».
In strada ci sono forze di polizia?
«Ci sono più macchine della polizia e sicuramente meno gente, ma non è una situazione apocalittica come si potrebbe pensare. Anzi, noi siamo piuttosto tranquilli anche se sono giorni di incertezza. Fortunatamente la Difesa è riuscita a intercettare sia droni che missili».
Se la situazione dovesse tornare alla normalità, ti piacerebbe rimanere?
«Sì, mi trovo bene qui. Dubai è una città molto grande ma anche molto sicura. Quanto accaduto ci ha stupito».
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