L'udienza
13.10.2018 - 12:00
Colpo di scena nell'inchiesta sulle protesi. Il fisioterapista, in precedenza indagato, e che aveva patteggiato una condanna a un anno e quattro mesi, ora rischia un nuovo processo.
Il processo, per l'ipotesi di reato di concorso in corruzione per la fornitura degli ausili protesici ai pazienti dell'Asl, è quello che vede sul banco degli imputati l'imprenditore di Ferentino Franco Picchi della Tss, azienda distributrice di ausili protesici, e Maria Grazia Fosco, ritenuta l'intermediaria tra lo stesso Picchi e il fisioterapista Fausto D'Onorio. Quest'ultimo, ieri mattina, si è seduto sul banco dei testimoni. Il pm De Falco gli ha chiesto conto di quanto emerso nel corso delle indagini, condotte dai carabinieri del Nas, e in particolare di una conversazione telefonica, registrata, e che era finita sul tavolo dell'allora direttore generale dell'Asl di Frosinone. D'Onorio, nonostante gli ammonimenti del procuratore e del presidente del tribunale, il giudice Francesco Mancini, ha mantenuto la sua versione dall'inizio alla fine e cioè che non ha mai indirizzato pazienti o pratiche d'ufficio alla Tss e che non ha ricevuto in cambio denaro da Picchi.
Tanti, comunque, i «non ricordo» quando il pm lo ha incalzato in modo particolare su quanto dichiarato dal fisioterapista in sede di interrogatorio e sul contenuto della telefonata registrata.
Sulle provvigioni, il pm gli ha chiesto conto di cosa significhi quel 12-13% e delle lamentele per i pagamenti non tempestivi di cui si parla al telefono.
«All'epoca pur di darmi una certa importanza con la Mizzoni a volte parlavo a sproposito», ha detto il teste, sostenendo di aver millantato di aver preso denaro per farsi bello con la donna.
Anche la difesa di Picchi, rappresentata dagli avvocati Vittorio Perlini e Vanessa D'Arpino ha chiesto spiegazioni per capire quale versione fosse giusta, se quella dell'interrogatorio o quella di ieri.
All'esito dell'interrogatorio prima di annunciare l'invio degli atti in procura per valutare la deposizione resa, il presidente del tribunale ha chiosato: «Prendiamo atto di un dipendente pubblico che si vanta con una donna di prendere denaro da un concessione della pubblica amministrazione». Successivamente a D'Onorio è stata sentita la donna che ha registrato la telefonata in cui D'Onorio parlava di percentuali.
Enrica Mizzoni, in passato dipendente della Tass e poi passata ad Ortopedia Italia ha detto di aver attivato la registrazione quando ha sentito «cose gravi». La donna si lamentava del fatto che diversi clienti a un certo punto non si facevano sentire più, «cambiavano la ricetta» e si rivolgeva all'azienda concorrente, la Tss. Quanto alla registrazione ha dichiarato di averla consegnata al suo datore di lavoro e di non sapere come sia finita sul tavolo del manager Asl. Asl che si è costituita parte civile con l'avvocato Domenico Marzi
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