La vicenda
08.04.2018 - 11:30
La droga entrava nel carcere con la compiacenza degli agenti della penitenziaria. Ma l'operazione era seguita, in tempo in reale, da chi indagava su di loro. Uno dei tre agenti della penitenziaria, coinvolti, nel 2010, nell'inchiesta Alba-traz, era tenuto sotto controllo grazie a una microspia piazzata sulle mostrine della divisa. L'apparecchio per tre mesi ha registrato quanto avveniva all'interno della casa circondariale di via Cerreto. È quanto ha riferito davanti al tribunale di Frosinone da un ispettore della stessa penitenziaria ascoltato nel processo all'unico agente, S.P., ancora in attesa di giudizio e attualmente sospeso dal servizio. La posizione di quest'ultimo era stata stralciata. Nei confronti dell'agente vengono contestati i reati di spaccio di droga nonché di corruzione per aver introdotto sostiene l'accusa che si è fondata sulle indagini condotte congiuntamente da squadra mobile e polizia penitenziaria sostanza stupefacente (hashish e cocaina) a due detenuti. Questi avrebbero consumato la droga dietro le sbarre e l'avrebbero anche spacciata ad altri reclusi.
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