La Frosinone che non c’è più
30.06.2024 - 13:00
Ci sono poche certezze nella vita. Una di queste è il profumo del “canascione” di Angelino. Inconfondibile. È l’una e venticinque. Al liceo classico “Norberto Turriziani” la campanella dice che le lezioni sono finite. Si torna a casa. Ma prima c’è una tappa obbligata, la pizzeria di Angelino. Corso della Repubblica, qualche metro prima del bivio per via Alessandro Ciamarra. La pizza rossa, quella con i peperoni o con le patate. E poi le ciambelline, la crostata… Profumi e sapori che per decenni hanno rappresentato una costante nelle vite di generazioni di frusinati. Era il 1969. Ventinove settembre. Angelo Turriziani e sua moglie Francesca, per tutti Franca, insieme ai figli Roberto e Daniela, aprono la “Pizzeria ciociara”. Poi si aggiungeranno Giulio e Simona.
Nel giro di pochissimo tempo diventa un vero e proprio punto di riferimento. Una certezza. Che oggi, però, chiude i battenti.
Dopo la morte di Angelino, nel 1992, suo figlio Roberto ha mantenuto viva questa magia. Poi, nel 2000, lo spostamento di qualche metro e la trasformazione del locale in un bar, il Bar Noce, gestito insieme alla moglie Rossana. Anche nel bar,
oltre alle paste, ai cornetti e alle crostate, la domenica Roberto ha continuato a sfornare la pizza, una tradizione che si interrompe oggi. Con la parola fine su un pezzo di storia della città, un simbolo della Frosinone che non c’è più. Di quando ci
si incontrava alla Provincia e si chiamava dalla cabina telefonica.
Roberto, dopo tanti anni si volta pagina...
«La decisione di chiudere è stata dolorosa. Abbiamo vissuto momenti indimenticabili grazie ai clienti che ci hanno sempre sostenuto. Non posso che ringraziare tutti perché hanno davvero fatto parte della nostra famiglia».
Dal quel lontano 1969 è passato tanto tempo...
«Una vita. Mio padre ha messo il cuore in questo posto. Ogni ingrediente, ogni impasto era fatto con amore. Quando è venuto a mancare ho sentito la responsabilità di portare avanti il suo lavoro, la sua passione. Non è stato facile, ma è stato gratificante sapere di essere parte della vita di così tante persone. Non ci sono parole per descrivere quanto questo posto abbia significato per noi, per me, per la mia famiglia, i miei fratelli e mia moglie Rossana…».
E oggi, dopo cinquantacinque anni, si chiude un capitolo...
«Sì, e forse non si chiude soltanto per noi ma anche per Frosinone. Di sicuro portiamo dentro l’affetto e la gratitudine di tutti. Grazie».
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