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L'intervista

Filmato “uscito” dal Ced e finito on line. Cirillo: «Verifica subito, senza indugi»

Il video continua ad agitare la maggioranza di centrodestra. Il consigliere di FI attacca: c'è da capire chi sia entrato in quegli uffici la sera del delitto e nei giorni successivi

Un'altra figuraccia. Con conseguenze che forse non erano ipotizzabili ma che comunque sono state sottovalutate. Un omicidio nella strada principale della città, il delitto ripreso dalle telecamere dell'impianto di videosorveglianza del Comune, il filmato che finisce in pasto al web. C'è un morto, ci sono tre feriti e c'è pure un file, coperto da segreto istruttorio, che in qualche modo "esce" dal Centro elaborazione dati del Comune di Frosinone per finire sul sito del Corriere della Sera, da dove (quando ormai era troppo tardi), è stato rimosso. Con la strana coincidenza che vede un componente dello staff del sindaco essere allo stesso tempo proprio corrispondente per Frosinone e provincia del Corriere. Il cerchio si chiude.

Il terremoto in Comune che ne è derivato era il minimo. Abbiamo fatto il punto con Pasquale Cirillo, consigliere di maggioranza, eletto con la lista "Frosinone capoluogo" e da poco passato in Forza Italia. È stato il primo a chiedere chiarezza su questa vicenda.

Partiamo dal fatto: la sparatoria in via Aldo Moro. L'impianto di videosorveglianza del Comune di Frosinone ha fatto il suo lavoro, ha ripreso la scena e il filmato è finito subito nelle disponibilità degli inquirenti. Una cosa che funziona in questa città c'è…
«Credo sia il minimo sindacale, considerati gli ultimi eventi di cronaca che hanno destabilizzato e colpito il cuore della città di Frosinone. Dobbiamo investire sulla sicurezza, in particolare sul "sistema integrato di sicurezza urbana". Voglio rilevare che da un'analisi attenta del bilancio di previsione 2024-2026 le somme destinate nel capitolo di bilancio dedicato al "sistema integrato di sicurezza urbana" sono pari a "zero", quando invece possono essere tranquillamente risparmiate migliaia di euro all'anno che il sindaco invece utilizza per attività di comunicazione web e social marketing. Nel gestire un'amministrazione ci sono delle priorità. E la sicurezza viene certamente prima dell'esaltazione dell'immagine. C'è già un ufficio stampa che funziona. La comunicazione per gli enti pubblici è di carattere istituzionale, non deve essere improntata all'esaltazione del singolo. Il Comune non è un'azienda che deve posizionarsi on line per accrescere il proprio valore commerciale».

Quel filmato, coperto da segreto istruttorio, è finito sul sito internet del Corriere della sera. Com'è possibile che un video così importante sia potuto "uscire" dal Centro elaborazione dati del Comune?
«Come già detto, c'è da capire in modo approfondito come l'attività del Ced venga controllata e chi abbia accesso alle sale in cui ci sono i terminali nei quali confluiscono le immagini della videosorveglianza. Non solo, ci sarà da capire anche chi sia entrato in quelle sale nella sera del delitto e nei giorni successivi. Occorre rassicurare la cittadinanza sull'uso discreto e corretto del materiale visivo che transita su quegli schermi. In ogni caso ci sono stati comportamenti molto superficiali, che non possono non avere conseguenze. Anche di carattere politico».

Adesso cosa succede?
«Sarà mia cura, in qualità di organo di indirizzo e controllo politico, segnalare quanto accaduto agli organi giudiziari competenti chiedendo di acquisire i filmati mediante un esposto per vedere chi ha avuto accesso all'interno del Comune e in particolare nell'ufficio Ced la sera dell'omicidio, ma soprattutto a che titolo, ed eventualmente accertare profili di responsabilità anche penale».

Tralasciamo l'aspetto dell'indagine e passiamo a quello politico. Ci sono responsabilità?
«Su tale aspetto chiedo un'immediata verifica politica, perché non possono essere sottaciute le responsabilità degli organismi di indirizzo politico che sovrintendono al funzionamento di certi settori, compreso il sindaco. Mi pare evidente che in parecchi debbano rendere conto del proprio operato. Anche il mancato controllo è una responsabilità grave per cui sono tutti in discussione, visto che mi risulta che in questi giorni in diversi hanno partecipato a tavoli e riunioni. Il coinvolgimento è quindi ad ampio spettro e nessuno può nascondersi dietro le mere formalità. I comportamenti sostanziali, anche degli ultimi mesi, prevalgono».

Cosa vuol dire "rendere conto del proprio operato"?
«Assumersi le responsabilità delle proprie azioni. Il sindaco potrebbe anche pensare alle dimissioni. Questo sì che sarebbe un segnale».

A proposito di dimissioni, l'assessore Alessandra Sardellitti ha rimesso il proprio incarico…
«Motivazioni personali, probabilmente non se la sentiva più. Non vorrei che ci fosse stata un'accelerata per la vicenda legata al filmato. Come diceva Andreotti, a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina…».
E poi c'è la nota del sindaco che parla di "una verifica a tutto tondo subito dopo la votazione sul bilancio"…
«Perfetto. Va benissimo. Ma è ridicolo aspettare di approvare prima il bilancio per una verifica che invece andava fatta mesi fa».

Il clima all'interno della maggioranza di centrodestra è ogni giorno più teso. Nelle ultime settimane a complicare la situazione è stato il nodo dell'assessorato che proprio lei come gruppo ha rivendicato, mettendo sul piatto il sacrificio di Maria Rosaria Rotondi e ricordando che c'è un patto sottoscritto con il sindaco Mastrangeli per un avvicendamento dopo dodici mesi. Ecco, la presa di posizione potrebbe quasi sembrare un capriccio. O, peggio, una vendetta…
«Sono passate più di due settimane da quando ho inviato la pec al sindaco Mastrangeli per chiedere il cambiamento in giunta dell'esponente che rappresenta la lista "Frosinone capoluogo". A oggi non ho avuto alcun riscontro. Il sindaco non ha rispettato un patto politico, questo denota la totale inaffidabilità del primo cittadino. Ma questo è un aspetto che non ha nulla a che fare con la vicenda del video».

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