Automotive
22.01.2022 - 18:00
Foto d'archivio
Non solo la busta paga decurtata dalla cassa integrazione. Non più solo la solidarietà, la mobilità e altri ammortizzatori sociali. Adesso la crisi del settore automotive ed in particolare di Stellantis fa sentire gli effetti più indesiderati: la perdita definitiva dei posti di lavori. Ad andare a casa sono stati i 35 lavoratori della Sde una delle aziende che lavora nel campo della componentistica dell'indotto Stellantis: in particolar modo si occupa o meglio, si occupava di tutto quello che riguardava i sequenziamenti. Il calo degli ordini da parte di Stellantis e le commesse sempre più scarse anche da parte degli altri stabilimenti del gruppo hanno inevitabilmente portato alla chiusura dell'azienda.
Tutti a casa
"Cessata attività", questa la motivazione con la quale sono stati mandati a casa i 35 lavoratori della piccola industria dell'indotto cassinate. Non c'era altra strada dopo che tutti gli ammortizzatori sociali erano stati esauriti nel corso degli anni precedenti. La comunicazione è giunta alle rappresentanze sindacali nei giorni scorsi. «Quando si avvia la procedura di licenziamento i sindacati vanno avvertiti per tempo mentre a noi hanno mandato la comunicazione solo pochi giorni fa», dice la responsabile del settore indotto della Fiom-Cgil Rosa D'Emilio. Mirko Marsella, segretario provinciale della Fim-Cisl, usa toni severi e richiama le istituzioni alle proprie responsabilità: «Adesso vediamo plasticamente quello che noi dicevamo da tempo. Sono anni che chiediamo al Governo e alle istituzioni tutte di mettere in campo interventi concreti a favore dell'automotive per evitare di perdere occupazione. Se si continua a temporeggiare, l'emorragia nelle fabbriche dell'indotto continuerà.
Timide rassicurazioni
Qualche timida rassicurazione giunge da Xavier Chereau, responsabile globale delle risorse umane di Stellantis che rispondendo a una domanda sul futuro degli stabilimenti in Italia in un'intervista a "La Stampa" ha spiegato: «Chiudere una fabbrica vuol dire mettere un lucchetto e mandare tutti a casa. Noi non facciamo questo. Non ci sono brutte notizie all'orizzonte, abbiamo una visione chiara di come progredire ed essere socialmente responsabili ovunque Stellantis operi. Ecco perché abbiamo iniziato a trasformare gli impianti».
Quindi ha puntualizzato: «Un anno fa abbiamo scoperto che il costo per produrre un'auto in Italia era significativamente più alto, a volte doppio, rispetto a quello di altri Paesi europei, e questo nonostante un più basso costo del lavoro. Per questo ha concluso abbiamo firmato alcuni accordi con i sindacati sulle performance». Nessuno perderà il posto di lavoro, lasciano intendere i vertici di Stellantis. Resta il fatto che nell'indotto si celebra il funerale di un'azienda, e non è neanche la prima. Probabilmente neanche l'ultima. Nel corso di diversi mesi, infatti, tantissime piccole realtà metalmeccaniche sparse in tutto il Cassinate hanno chiuso i battenti nel più totale silenzio.
Pochi operai che non hanno avuto più una occupazione. Ma sommati insieme il numero non è certo così basso. Le realtà della filiera soffrono senza troppi riflettori mentre si aspettano le "buone notizie" produttive della casa-madre.
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