Da Latina al Frosinone in Serie A passando per Calcutta
13.02.2016 - 17:45
Il primo a provarci era stato Gigione con una instant song pecoreccia, inascoltabile se non per farsi grasse risate, uno sproloquio canoro, con tutto il rispetto per lo sproloquio. Ma i destini musicali della promozione in Serie A dei canarini non smettono di regalare sorprese.
Ecco allora che il miracolo gialloazzurro finisce per diventare lo spunto, più esistenziale che calcistico, che dà il titolo a una canzone dell'album di debutto di Calcutta, nome d'arte di quello che la critica nazionale ma anche internazionale - di lui si occupato anche “Le Figaro” - ha indicato come uno degli astri nascenti del cantautorato italiano indipendente. E il ritornello di uno dei suoi singoli, intitolato “Frosinone” appunto, canta così: “Ti chiedo scusa se non è lo stesso di tanti anni fa/ leggo il giornale e c'è Papa Francesco/e il Frosinone in Serie A”.
Ma la notizia è che Calcutta, al secolo Edoardo D'Erme, 26 anni fa, è di Latina. Già, proprio così, Latina. Ora è inutile ricordare che, calcisticamente parlando, il capoluogo ciociaro e quello pontino non vanno proprio d'amore e d'accordo. Ma l'arte è o dovrebbe essere altra cosa. Sicuramente meno scontata dei pur sacrosanti campanilismi pallonari. Senz'altro più bizzarra. Come il destino che ha voluto che una canzone di successo intitolata al miracolo del Frosinone calcio venisse scritta da un cantautore di Latina.
Il mondo raccontato da Calcutta è sbilenco e disincantato, agli antipodi di quello del pallone. La provincia, invece, è la stessa, sia essa Latina o Frosinone: quella in cui i concerti di Gigione e il suo inarrivabile capolavoro, “Il gelatino”, continuano a richiamare migliaia di persone, mentre negli scantinati ragazzotti inquieti compongono canzoni con il nome di Calcutta.
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