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Saxa Gres vittima della burocrazia, il destino di 90 dipendenti dipende da un'autorizzazione. Sindacati in rivolta

Anagni

Domani venerdì 29 aprile ci sarà l’importante appuntamento a Piazza Cavour organizzato dalla Vertenza Frusinate aperto ai tanti disoccupati delle numerose crisi aziendali dell’intera area nord che si sono avute in questi anni.

Ed ecco che una nuova tegola rischia di abbattersi ancora una volta sul settore industriale con la possibilità di ulteriore perdita di posti di lavoro. A lanciare l’ultimo allarme in ordine di tempo sono le segreterie provinciali Filctem Cgil (guidata da Chiarlitti), Femca Cisl (diretta da Valeriani) e Uiltec Uil (guidata da Piscitelli).
Appello per Saxa Gres
«Il destino di 90 lavoratori della Saxa Gres è nelle mani della Regione Lazio - affermano i tre segretari provinciali della Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil di Frosinone». Non usano giri di parole per manifestare il timore che possa aprirsi una nuova crisi. Ricordiamo che i novanta operai sono ora in mobilità, ma il nuovo proprietario che ha già investito dieci milioni di euro tra acquisto del sito e primi investimenti, ha garantito il riassorbimento per tutti gli operai. «Saxa Gres è una start up innovativa italiana, che ha rilevato dal concordato preventivo l'ex stabilimento Marazzi Sud di Anagni, attraverso un piano industriale di rilancio tramite l'economia circolare, che permette la ripartenza della produzione ceramica nel Lazio e la riassunzione di tutte le 90 persone in mobilità».
La nuova opportunità a rischio
Il progetto prevede il riutilizzo di ceneri di termovalorizzazione nell'impasto ceramico, grazie all'interesse di una multiutility, ed al finanziamento tutto privato di investitori internazionali, di oltre dieci milioni di euro, già spesi e documentati. Oggi il progetto è fermo in Regione Lazio da oltre 560 giorni per l'iter autorizzativo, senza il quale la produzione non partirà ed il progetto verrà ritirato. «Rischiamo - proseguono le sigle sindacali - di perdere una ennesima opportunità di sviluppo per il nostro territorio. Di perdere un'occasione storica di veder ripartire una fabbrica che riassume tutte insieme 90 persone. Rischiamo anche di perdere la possibilità di vedere nel nostro territorio i rifiuti finalmente come occasione di sviluppo e non facile arricchimento di pochi ed opachi sistemi di gestione». «In assenza di risposte, il sindacato non si fermerà e metterà in campo ogni iniziativa utile per sensibilizzare le istituzioni verso una celere soluzione». Dichiarazioni forti da parte dei sindacati, anche perchè per un’autorizzazione, che in altre Regioni si sta avendo per casi simili, possono sfumare novanta posti di lavoro, ma soprattutto novanta ricollocamenti di un’azienda precedentemente andata in crisi. Senza tenere conto che la nuova proprietà non ha una pazienza infinita.

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