Nel corso della conferenza stampa tenuta da Alessandro Nesta al termine della gara vinta dal Frosinone per 2 a 0 contro il Chievo, il tecnico ha sottolineato in maniera particolare un aspetto che a suo modo di vedere ha permesso alla squadra di "cambiare passo" inanellando sette risultati utili consecutivi che gli hanno permesso di lasciare la zona play out per portarsi a un solo punto da quella play off. «Questa è una squadra - ha detto-  che sa vincere le partite a modo suo. Magari non è brillante sotto il profilo del palleggio, ma ha nel suo dna altre prerogative che ora sta mettendo pienamente in mostra».

Tradotto, vuol dire semplicemente che questo Frosinone riesce a dare il massimo se a ogni giocatore viene richiesto ciò che sa fare meglio, senza pretendere nulla di diverso. Ed è quello che sta accadendo dal momento in cui la squadra ha cambiato modulo. E questo, oltre al fatto di riconoscere al tecnico una grande dote quale l'umiltà, dimostrata in toto facendo un passo indietro rispetto alle sue idee tattiche di inizio stagione, ci fa tornare in mente la nostra analisi fatta nell'edizione del 30 settembre. Il giorno seguente il pareggio interno contro il Cosenza, quando a precisa domanda che c'eravamo posti: da dove scaturiscono tutte queste difficoltà oggettive che il Frosinone sta incontrando?, avevamo dato questa risposta: «Per quanto ci riguarda, riteniamo che in buona parte possa dipendere dalla scarsa qualità di diversi componenti della rosa di squadra di questa stagione.

Perchè per calciatori che non danno del tutto il "tu" al pallone, un conto è stare lì coperti, giocare in particolare la fase di non possesso e poi agire di rimessa, e un altro è voler comandare sempre e comunque la partita con il palleggio, costruire la manovra dal basso e arrivare alla conclusione tramite il gioco. Questo può accadere soltanto se una squadra può contare su tutti elementi dai piedi "delicati". E non è il caso del Frosinone di quest'anno. Per questo riteniamo che Nesta e i suoi collaboratori dovrebbero provare a impostare le gare partendo più dalle caratteristiche dei calciatori a loro disposizione, che da un'idea di gioco che alla resa dei conti non coincide con le capacità dei giocatori stessi». Non certo per nostro merito, ma sta di fatto che dalla gara seguente in casa della Salernitana, il Frosinone ha cambiato modo di interpretare le partite e ora i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La vittoria contro il Chievo solo un punto di partenza
Chiaro, però, che adesso non bisogna in alcun modo abbassare la guardia. Il bel successo contro il Chievo, più vero e meritato anche rispetto al 3 a 0 interno del turno precedente contro il Trapani, deve essere considerato semplicemente il punto di partenza di questa stagione. Oggi il Frosinone, rispetto a quel 30 settembre che sembra così lontano, è una squadra vera. Ha ritrovato fiducia nei proprimessi e sa sempre quello che vuole ottenere in campo. I "vecchi" sono tornati ad essere quei giocatori brillanti che un anno e mezzo fa il campionato di Serie B lo avevano vinto con pieno merito e ora stanno insegnando ai "nuovi" cosè la "tigna ciociara". Quella che ti fa gettare sempre e comunque il cuore oltre l'ostacolo. Quella che ti permettere di tirare fuori cose che nemmeno pensavi di avere dentro. Quella che nella serie cadetta fa la differenza e continuando a metterla in campo in ogni partita, la farà anche in questa stagione».