Dietro a ogni sconfitta c'è sempre un perché. Molte volte soggettivo, ma in qualche occasione anche oggettivo. Come nel caso del ko subito martedì sera dal Frosinone nella trasferta del "Curi" contro il Perugia. Perché il 3 a 1 con il quale il Grifone ha sconfitto i canarini è stato oggettivamente figlio di una prestazione del tutto errata da parte della squadra di Alessandro Nesta.

Squadra apparsa in totale confusione dall'inizio alla fine in quasi tutti i suoi elementi. Squadra spaesata e insicura come se avesse dovuto suonare uno spartito del quale non conosceva le note. Squadra che è sembrata leggermente riprendersi soltanto quando, dopo mezz'ora di gioco in cui l'avversario aveva creato almeno quattro nitide palle gol e stava dominando i ciociari in lungo e largo, è stata invitata dal suo allenatore a tornare all'antico spartito che forse è l'unico che in questo momento può essere suonato senza eccessivi errori: il modulo 3-5-2.

Da quel momento, e almeno per un'ora, si è quantomeno visto un equilibrio tattico da parte di Brighenti e compagni, del tutto mancato nel primo terzo di partita, e se non fosse stato per l'errore in uscita di Bardi con il quale ha procurato il secondo calcio di rigore, vogliamo credere che i canarini avrebbero ritrovato coraggio, energie e fiducia per poter disputare ben altro tipo di gara. Un Frosinone in confusione, quindi, negli interpreti di quel famoso spartito, ma anche da parte del suo direttore d'orchestra.

Paganini attaccante è sembrata la mossa disperata di chi non sa più a quali "Santi" affidarsi in avanti visto che nessuna delle sue punte riesce a segnare, e allora tenta di risolvere il problema con il suo giocatore fin qui più prolifico. Ma anche il terzetto di mediana è apparso come una sorta di forzatura che non ha in alcun modo portato i frutti sperati. Haas davanti alla difesa a dettare i tempi è sembrato un pesce fuor d'acqua e anche nella fase di non possesso non ha certo fatto meglio, mentre Tribuzzi ha pagato probabilmente l'emozione dell'esordio, ma sta di fatto che è stato sopraffatto sempre e comunque da Fernandes e Falzerano che da quella parte hanno fatto il buono e cattivo tempo.

E poi la solita nota dolente dell'assoluta mancanza di peso nella manovra offensiva ha fatto il resto. A questo punto non resta che guardarsi tutti in faccia: dalla società allo staff tecnico, passando per i calciatori e a tutti coloro che ruotano intorno al Frosinone Calcio, per capire chi ha ancora voglia di lottare per risalire la china (magari evitando anche di parlare almeno in questo momento di obiettivo play off, cosa che riteniamo possa accadere oggi quando ci sarà la conferenza stampa indetta dal responsabile dell'Area Tecnica e direttore sportivo Ernesto Salvini), e quindi in grado di poter dare il 100% di se stesso per la causa canarina, e chi invece pensa soltanto a "sbarcare il lunario", senza la minima voglia di sacrificarsi per la maglia che indossa.

Dopodomani, per fortuna, si torna di nuovo in campo e per l'occasione Nesta dovrà capire quali sono quei giocatori che si sentono ancora onorati di indossare la maglia canarina e gettare il cuore oltre l'ostacolo. Tutti gli altri possono anche starsene a casa.