Resta molto rammarico, quantomeno in chi scrive, per la sconfitta subita dal Frosinone sabato pomeriggio sul campo del Cagliari. Chiaro che sulla carta i padroni di casa partivano con i favori del pronostico e quindi la loro vittoria non può essere considerata una sorpresa, ma è altrettanto vero che una squadra arrivata quasi all'ultima spiaggia in questa stagione, quale quella ciociara, avrebbe dovuto affrontare la partita del "Sardegna Arena" con ben altro spirito rispetto a quello che è stato messo in campo nell'occasione. Dopo un buon inizio nel quale i giallazzurri hanno sfiorato il vantaggio con Paganini, in campo si è vista soltanto la squadra di Maran. Il Frosinone di contro si è soltanto difeso. Troppo basso e spesso in maniera disordinata come in occasione del calcio di rigore che alla fine ha deciso le sorti dell'incontro.

Un penalty letteralmente regalato da Zampano, per un fallo inammissibile da parte di un calciatore di Serie A. Che, tral'altro, non è alla prima distrazione del genere. E qui, per certi versi, entra in ballo la scelta da parte di mister Baroni di rimettere in campo dall'inizio l'ex Pescara dopo diverse settimane, e cambiare ruolo a Paganini che in sei presenze dal primo minuto nel ruolo di esterno di destra del quintetto della mediana, ha sempre regalato prestazioni impeccabili. Al contrario, quando cioè l'ex giovanili della Roma è stato schierato da mezz'ala (in casa contro la Spal e a Cagliari appunto), le sue qualità non sono mai emerse in maniera netta. E allora ci domandiamo: perché in una partita contro una squadra combattiva e grintosa come quella sarda, non si è dato fiducia a Gori.

Un giocatore che fa della cattiveria agonistica e la voglia di non mollare mai, le sue caratteristiche principi? Perché certe partite si vincono con l'atteggiamento e con la rabbia agonistica. Quella di Cagliari era una di queste. Ma se in campo va gente che non ha nel dna queste doti, allora diventa molto dura. Anche quando resti in superiorità numerica, seppure per poco più di un quarto d'ora, e non riesci comunque a creare il benché minimo problema all'avversario.

Ma nessuno ha pensato che in caso vittoria...
La sconfitta del "Sardegna Arena" ha visto a questo punto il Frosinone aumentare il suo ritardo dalla zona salvezza agli attuali dieci punti. E questo con cinque sole partite che restano da giocare. E allora ci domandiamo: ma è possibile che nessuno ha pensato a quello che è il calendario di alcune squadre nei prossimi tre turni e che un successo contro il Cagliari andava cercato con le unghie e con i denti perché il miracolo poteva forse arrivare? Prendiamo ad esempio l'Udinese.
Sei canarini avessero vinto la partita di sabato pomeriggio, oggi il loro distacco dal quartultimo posto occupato dalla formazione di Tudor sarebbe stato di sette punti.

Nel prossimo turno poi, anche se da una parte è vero che il Frosinone non può pensare di avere vita facile contro il Napoli, ma comunque gioca in casa, dall'altra i friulani andranno a Bergamo. Sette giorni più tardi, trasferta sul campo del Sassuolo per Ciofani e compagni e gara interna contro l'Inter per Lasagna e soci. E poi lo scontro diretto al "Benito Stirpe". Magari anche vincendo sabato pomeriggio a Cagliari sarebbe cambiato poco nel discorso salvezza, ma quanto sarebbe stato bello affrontare l'Udinese in casa tra tre giornate magari con cinque punti di ritardo dalla stessa e in caso di vittoria far diventare avvincenti anche le ultime due giornate di campionato?