Sceglie le mura amiche dello stadio "Benito Stirpe" e della redazione del Media Center della squadra per comunicare, alla vigilia della trasferta in programma domani pomeriggio a Cagliari, il bilancio di sedici anni di gestione e di una stagione mai così difficile e mai così travagliata per la società che dirige dal 2003. Niente conferenza stampa, nessun rischio di domande troppo "tecniche". La voce amica di un dipendente, che pone quesiti tutto sommato abbordabili selezionati tra quelli in arrivo sulla pagina facebook .

Stranamente il bilancio viene fatto a sei giornate dalla fine del campionato, mentre i giochi sono ancora aperti o non ancora chiusi e la circostanza di per sé lascia già piuttosto interdetti. Non era meglio aspettare la matematica per tracciare un bilancio? Per trasmettere slide e percentuali riguardanti i vari aspetti della vita sociale? Un altro dei tanti piccoli misteri che hanno segnato, in negativo, una stagione iniziata male o forse, a detta di alcuni, mai iniziata davvero. Almeno nel segno di quelle attese che erano state così ben raccontate già a partire dal termine della finale della play-off con il Palermo: «Siamo tornati in serie A. E questa volta per restarci».

Ma si sa, il calcio non è matematica né algebra, e tra il dire e il fare ci sono di mezzo altre diciannove squadre. Storie. Fatti.
Episodi e congiunture capaci di sovvertire qualsiasi pronostico ed ogni buona intenzione. Fatto sta che il faccia a faccia di ieri tra domande di servizio («troverete il modo di non far bagnare i tifosi ai tornelli?»), qualcuna da bar («chi è il giocatore più forte che avete?»), qualcun'altra da associazione consumatori («avevate abbonamenti troppo cari rispetto alla media…») non ha avuto momenti di grande interesse. Troppo scontate le risposte, poco incisive le domande. Nessun contraddittorio e soprattutto tematiche già abbondantemente sviscerate in più occasioni.

Alla fine, prendere la stagione più inconsistente (dal punto di vista calcistico) della storia recente del Frosinone e metterla nel calderone dei sedici anni di gestione Stirpe è stata un'operazione ben riuscita. Anche perché nessuno che ha un minimo di onestà intellettuale riuscirebbe a pensare a un futuro di questa società senza l'attuale timoniere, e forse proprio quella frase infelice pronunciata da Maurizio Stirpe a inizio stagione e ripetuta qualche mese più tardi, «se andiamo inserie B io mi dimetto», oggi sembrerebbe il punto di partenza di una serie di errori mai commessi prima che hanno inficiato la seconda esperienza canarina nella massima serie.

Quella di ieri poteva essere l'occasione per cominciare anche a indicare i punti dai quali ripartire l'anno prossimo, i valori sui quali rifondare un progetto che ques t'anno ha mostrato i suoi lati più deboli e vulnerabili. Ma anche in questo caso Stirpe ha preferito la strada di una difesa a tutto tondo di scelte che nessuno ha mai compreso fino in fondo: dalla trasferta canadese, alle discutibili scelte dimercato, alle ambiguità della gestione dell'area tecnica. Se un dato da questa iniziativa di comunicazione è emerso, grazie alla generosa risposta dei tifosi, è quello della volontà di Stirpe di continuare a mantenere saldo il timone della società. E già questa, prima delle sentenze del campo, è una buona notizia.