«Il ricorso al Tar? Una scelta doverosa e obbligata per uscire da questa impasse e da un cortocircuito che sta penalizzando eccessivamente il Frosinone, una società che negli anni si è dimostrata un modello». L'avvocato Mattia Grassani, che assiste il Frosinone Calcio nella neverending story di Frosinone Palermo, spiega il percorso e le motivazioni che hanno portato la società giallazzurra a rivolgersi alla giustizia amministrativa. In questi giorni è in corso di notifica il ricorso finalizzato ad ottenere l'annullamento previa sospensione dell'efficacia delle motivazioni della decisione 56/2018 del Collegio di Garanzia del Coni depositate il 10 settembre scorso. Motivazioni che dovrebbero essere ispiratrici della rinnovazione di giudizio davanti alla Corte Sportiva di Appello Nazionale della Figc cui il Collegio ha rimandato la palla, cassando le precedenti sentenze.

«In buona sostanza - dice l'avvocato Grassani - contestiamo l'invito all'acquisizione della prova televisiva e una sorta di lacunosità in alcuni passaggi delle motiviazioni del Collegio». «L'uso della prova televisiva - dice Grassani - nei fatti di Frosinone Palermo è una palese e inaccettabile forzatura dei regolamenti. Come tutti sanno la prova televisiva soggiace a talune limitazioni circa il suo utilizzo al fine di evitare di compiere ingerenze nelle decisioni tecniche assunte dall'arbitro, e quindi di entrare a gamba tesa in situazioni e/o valutazioni che competono esclusivamente al direttore di gara. Il Codice di Giustizia Sportiva ha previsto tassativamente quattro circostanze, tutte tipizzate, che consentono al Giudice Sportivo di utilizzare, in presenza di determinate condizioni come mezzo di prova, le immagini sottoposte alla sua attenzione, e che hanno come aspetto dominante il non essere state rilevate dal direttore di gara: scambi di persone destinatarie di sanzioni disciplinari, condotta violenta o antisportiva (dove per condotta antisportiva si intende l'evidente simulazione da cui scaturisce l'assegnazione del calcio di rigore a favore della squadra del calciatore che ha simulato; l'evidente simulazione che determina l'espulsione diretta del calciatore avversario; la realizzazione di una rete colpendo volontariamente il pallone con la mano; l'impedire la realizzazione di una rete, colpendo volontariamente il pallone con la mano) l'uso di espressioni blasfeme.

La fattispecie del lancio di palloni in campo non è semplicemente contemplata». «In seconda battuta, poi, rileviamo che il Collegio di Garanzia prosegue Grassani è stato a nostro avviso lacunoso in alcuni passaggi delle motivazioni».
Come giudice di legittimità il Collegio di Garanzia del Coni, infatti, si esprime su violazione di norme di diritto, nonché sull'omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia che abbia formato oggetto di disputa tra le parti. Il Collegio di Garanzia può valutare anche la legittimità della misura di una sanzione solo se la stessa è stata irrogata in palese violazione dei presupposti di fatto o di diritto o per la sua manifesta irragionevolezza. Ecco, quello che sembra mancare è appunto l'esame dei presupposti di fatto.

«Il limite del Collegio di Garanzia - continua Grassani - risiede nella circostanza per cui, essendo un giudice di legittimità, non può scendere nel merito delle questioni. Ha rilevato una apparente contraddizione nel dettato delle motivazioni del giudice di secondo grado specialmente nella parte in cui quest'ultimo parla di fatti gravissimi e poi irroga la sanzione, comunque da noi ritenuta eccessiva, di due giornate di squalifica del campo a porte chiuse e in sede neutra e di un'ammenda di 25.000 euro, ritenendola, quindi di particolare tenuità rispetto alle censure dei comportamenti. In tutto ciò manca, però, l'esame o un rimando ai sei referti degli ufficiali di gara e al supplemento di rapporto dell'arbitro La Penna depositati in atti da cui emerge che non esiste alcun nesso di causalità tra le condotte denunciate e l'asserito irregolare svolgimento della gara e che l'invasione pacifica dei tifosi del Frosinone è avvenuta a match concluso. Più correttamente avrebbe dovuto scrivere che la sanzione avrebbe dovuto essere coerente con le censure qualora queste fossero state suffragate dagli atti degli ufficiali di gara. Ma noi sappiamo che questi ultimi ci dicono che la finale play off è stata regolare. Da qui il famoso cortocircuito. Basterebbe un semplice esame degli atti per ricondurre tutto nel giusto alveo».

Qualcuno ha paventato anche il rischio di una penalizzazione in classifica. «Noi riteniamo di aver pagato e anche troppo. Una penalizzazione a campionato in corso ci sembra un accanimento e complicherebbe non poco il cammino verso il mantenimento della categoria e sarebbe ingiusta considerato anche che siamo oltre ogni tempo massimo, in palese violazione del principio della ragionevole durata dei processi. Dopo tre mesi siamo ancora in attesa della parola fine su questa vicenda». Il Frosinone ha parlato anche di danno economico subito da tutta questa vicenda giudiziaria. «È evidente, ma allo stato attuale ancora non quantificabile. Sarà un aspetto che affronteremo, comunque, a breve. Sono molte le variabili da prendere in considerazione». Intanto, è pendente il nuovo giudizio davanti alla Corte Sportiva d'Appello.
«Al momento non abbiamo ricevuto nessuna notifica. La Csa dovrebbe, comunque, sospendere il proprio giudizio in attesa del pronunciamento del Tar del Lazio»