In merito alla lunga battaglia che oramai da fine giugno vede contrapposti il Frosinone e il Palermo, e che ha palesato un concreto rischio di penalizzazione per il club del presidente Maurizio Stirpe, la società giallazzurra ha da poco resa pubblica la volontà di ricorso al TAR del Lazio, sede di Roma. Una decisione anticipata sull'edizione cartacea odierna di Ciociaria Oggi e sul nostro sito www.ciociariaoggi.it.
Ecco la nota ufficiale apparsa sul sito del Frosinone Calcio.

"Il Frosinone Calcio S.r.l. comunica di avere proposto, avanti al TAR del Lazio, Sede di Roma, ricorso per ottenere l'annullamento, con contestuale richiesta di risarcimento del danno, della decisione pubblicata dal Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI il 10 agosto quanto al dispositivo ed il 10 settembre quanto alle motivazioni integrali. Il Club contesta ogni passaggio, ogni argomento, ogni conclusione di detta pronuncia, ritenendola errata in diritto ed illogica in fatto. La stessa, peraltro, arriva a stravolgere principi consolidati da decenni nell' ordinamento calcistico, oltre che consacrati nel codice di giustizia sportiva FIGC, quali l'utilizzo della prova televisiva in materia di omologazione del risultato delle competizioni. Inoltre, si ritiene INACCETTABILE la valutazione di quanto accaduto in occasione della gara Frosinone-Palermo del 16 giugno scorso, laddove il Collegio di Garanzia detta il principio di diritto secondo cui ai presunti, ma inesistenti, "gravissimi" fatti occorsi in campo dovrebbe seguire una commisurata sanzione. Pur nel rispetto dell'organo del CONI, ma con fermezza ed in totale disaccordo, si ricorda che, agli atti del procedimento esistono 6 rapporti degli ufficiali di gara i quali, ALL'UNISONO, parlano di gara assolutamente regolare, di una conclusione assolutamente regolare ed escludono che qualsivoglia episodio eventualmente occorso ne abbia messo a repentaglio la genuinità. Allora, ci domandiamo e domandiamo al massimo rappresentante della Giustizia Sportiva in Italia, quali sarebbero i fatti da censurare e da sanzionare ulteriormente? La risposta, adesso, passa al TAR del Lazio, Sede di Roma, al quale la Società si è rivolta, certa che un Giudice estraneo al mondo sportivo possa essere più obiettivo e sereno. Considerando, poi, che il Frosinone Calcio S.r.l. ha già pagato un prezzo altissimo in termini disciplinari, essendo stato costretto a disputare due gare ufficiali in campo neutro ed a porte chiuse, con l'azione giudiziale in commento si intende dire BASTA ai soprusi, BASTA alle ingiustizie, chiedendo equità di giudizio, e, infine, BASTA al tentativo di fare del Club ciociaro una inutile vittima sacrificale in nome di una giustizia nella quale non ci riconosciamo".

Una decisione che fa ancora discutere. E che presta il fianco a una nuova serie di ricorsi. Il Frosinone per superare i paletti imposti alla Corte sportiva d'appello dal collegio di garanzia del Coni e la ormai probabile (e forse anche sostanziosa) penalizzazione in classifica sta pensando di rivolgersi al tribunale amministrativo regionale.

Infatti, di fronte a decisioni della giustizia sportiva che hanno un impatto su diritti patrimoniali (e sarà il caso del Frosinone che, in caso di penalizzazione, vedrà di gran lunga ridursi le chance di permanenza in serie A) può chiedere alla federazione la deroga alla clausola compromissoria, che vieta a società e tesserati di rivolgersi alla giustizia ordinaria, per far valere i propri diritti. E chiedere un trattamento più equo.

Tra l'altro, avendo il collegio di garanzia tracciato il principio giuridico al quale dovrà attenersi la Corte d'appello nell'irrogare le nuove sanzioni, il Frosinone si trova in una condizione paradossale. Ovvero, dato che il collegio ha fatto esplicito riferimento all'articolo 17 del codice di giustizia sportiva e alla penalizzazione, il club giallazzurro si trova ad aver scontato due giornate di squalifica (e per giunta in campo neutro) che, a questo, non dovevano essere irrogate.

Ma il principio, in base al quale il Frosinone dovrà essere punito, presenta una contraddizione evidente. Il cuore della decisione del collegio di garanzia sta tutto nelle pagine 8 e 9 del provvedimento del Coni. Lì si cita la pronuncia della Corte sportiva d'appello. Sono solo alcuni estratti quando si citano le condotte censurate di tesserati e spettatori (peraltro non si dice quali, ma si tratta del lancio dei palloni in campo) che «hanno comunque interferito con la normale e fisiologica effettuazione della gara».

Quindi si introduce l'articolo 17 del codice di giustizia sportiva con riferimento alla perdita della gara a tavolino e alla penalizzazione dei punti in classifica. Per poi aggiungersi che, trattandosi di gara di play-off, e per di più la finale per la A, la cui posta in gioco dunque non sono i tre punti, «il rigore sanzionatorio doveva e deve essere ancor più stringente». Salvo poi aggiungere che «le sanzioni da applicare non possono essere inflitte su situazioni già cristallizate, ma debbono essere scontate ed inflitte nella stagione corrente».

Tuttavia, nelle due pagine di motivazione della Corte sportiva d'appello si dice che il Frosinone va condannato a «una punizione che possa incidere effettivamente sul risultato sportivo... per aver violato il precetto fondamentale secondo il quale i risultati sportivi si ottengono comportandosi in modo corretto e leale e non ponendo in essere azioni che, sebbene non abbiano determinato, in un rapporto di causa-effetto, l'alterazione dello svolgimento della gara e, dunque, il risultato della stessa, hanno, comunque, interferito con la normale e fisiologica effettuazione della gara».

Ma la Corte d'appello aggiungeva qualcosa in più. Ovvero che il lancio di palloni «non ha mai interrotto azioni della squadra del Palermo, connotate da un'evidente occasione di segnatura». Resta allora quella slealtà che, però, l'articolo 17 non gradua nella determinazione delle sanzioni. Graduazione che dovrebbe basarsi sui precedenti. Se non quelli per il lancio dei palloni, quelli sulle squalifiche del campo. E quando si è andati oltre i due turni ci sono stati sempre gravi atti di violenza, dall'uccisione del poliziotto Raciti, agli arbitri colpiti, alle invasioni di campo con sospensione del match. Infine, la stessa decisione presta il fianco anche alle rivendicazioni economiche del Palermo.

di: Raffaele Calcabrina