Ribaltiamo la sequenza logica e partiamo dai titoli di coda: Alessandro Frara non è più un calciatore. Ci sta, nell'ordine naturale delle cose. Così nel calcio, come in altre professioni: un percorso, più o meno lungo, e gli scarpini, la penna o un qualsiasi altro "attrezzo" del mestiere, d'accantonare. La decisione maturata in un attimo. E lo show che prosegue. Ma l'addio al calcio di Alessandro Frara non è soltanto questo. Non è soltanto una pacca sulla spalla: grazie e arrivederci. No, questa volta è diverso. Lui, Frara, arrivato un po' per caso a Frosinone e con il Frosinone ha vissuto anni difficili da dimenticare. Dalle sfide con Portogruaro, Pergocrema, SudTirol, giusto per citare alcune avversarie in Lega Pro Prima Divisione, alla Juventus, la Roma, il Milan, per citarne altre soltanto qualche anno più tardi. In mezzo c'è tutto il resto. Frosinone gli ha teso la mano e lui l'ha stretta forte. Il Frosinone gli ha consegnato la fascia di capitano e lui l'ha stretta al braccio.

Come hai maturato la decisione di lasciare il calcio giocato?
«La decisione di appendere gli scarpini al chiodo l'ho presa in poco tempo, senza pensarci troppo. E, forse, per questo meno dolorosa. Raggiunta una certa maturazione a livello calcistico è naturale iniziare a pensare a un futuro diverso da quello del campo. Sono sereno e voglioso di intraprendere una nuova avventura».


E la nuova avventura di Alessandro Frara, classe 1982 e laurea in scienze politiche, è quella di mettersi al servizio delle giovani leve giallazzurre, sotto l'egida di Ernesto Salvini, responsabile dell'area tecnica. E poi un percorso che potrebbe portare dritto a un ruolo dirigenziale in società.

Il futuro: la tua esperienza al servizio dei giovani giallazzurri. Sei pronto?
«La possibilità di mettermi in gioco in una nuova sfida, nel settore giovanile del Frosinone, mi dà grande entusiasmo. Ho, comunque, chiuso una carriera senza alcun tipo di rimpianto e conquistando nell'ultimo anno, con i miei compagni, la promozione in Serie A. Una cosa fantastica e non avrei potuto chiedere di più. Quando mi è stata proposta una soluzione alternativa al calcio giocato non è stato semplice. Ma sono felice di aver accettato di iniziare un altro tipo di carriera».

Dal settore giovanile della Juventus alla chiusura con il Frosinone. In mezzo una carriera fatta di alti, più, e di bassi, meno. Bologna, Ternana, Rimini e Varese. Sempre con una parola d'ordine: professionalità. Ma guai a parlare di sacrifici.

Dare l'addio al calcio è stato un "sacrificio" per chi, magari, aveva ancora voglia di giocare. E questa parola cosa rappresenta per te?
«Niente sacrifici. Ho fatto quello che mi piaceva fare. In tutta la mia carriera. Essere un calciatore professionista, certo, vuol dire rinunciare a qualche svago in più, soprattutto da ragazzi. Ma non posso parlare di sacrifici perché ho avuto la possibilità di svolgere il mestiere più bello. La passione che diventa lavoro».

Alessandro Frara è sposato con Erika e ha due figli: Valentina, dieci anni, e Mattia, otto. L'ex calciatore ha "abbracciato" il progetto Frosinone nel 2011. Maglia numero 7. Un po' per caso, come racconta. La squadra canarina militava nel campionato di Lega Pro Prima Divisione ed era alla ricerca di un centrocampista in grado di ricoprire più ruoli. Di un calciatore affidabile e carismatico. Il profilo di Frara, per intenderci. L'ex capitano giallazzurro era reduce dall'esperienza di Varese, in Serie B. La decisione di scendere di categoria.

Con Frosinone e con il Frosinone è stato amore a prima vista?
«Quasi per caso è cominciata la mia avventura in maglia canarina perché avrei dovuto firmare un rinnovo contrattuale con il Varese, ma all'ultimo istante è mancato l'accordo da un punto di vista economico. Così, il Frosinone (nel 2011 direttore sportivo Meluso, direttore generale Salvini, presidente Stirpe, ndr) ha deciso di puntare su di me. E, da lì, è iniziata una storia stupenda che, dal secondo anno (allenatore Stellone, ndr), si è rafforzata con l'assegnazione della fascia da capitano. Rapporto che si è consolidato nel corso degli anni con la tifoseria e con la città: alla notizia del mio addio al calcio giocato ho ricevuto numerosi attestati di stima. Un affetto incredibile. Il telefono bolliva. Ringrazio tutti i tifosi, il presidente Stirpe, la società e i miei compagni per tutto quello che mi danno e che mi hanno dato».

Grande sintonia con il club, grande sintonia con i tifosi e con la città. L'esperienza in giallazzurro di Alessandro Frara si racchiude in alcune istantanee. Come quella del 7 giugno 2014, finale play-off con il Lecce. Dopo l'1-1 dell'andata, nella sfida allo stadio Comunale, il sigillo del capitano nel secondo tempo supplementare (momentaneo 2-1, la gara terminerà con la vittoria dei canarini per 3-1). Un gol ricco di significato perché Frara aveva sofferto per la morte del padre, scomparso appena qualche mese prima.

7 giugno 2014: un colpo di testa che supera il portiere avversario. Un gol, ma non è come tutte le altre volte. Qual è il tuo ricordo?
«Mancavano solo una manciata di minuti al fischio finale. Quel gol, dedicato a mio padre, è stata una gioia pazzesca. Società, compagni, allenatore, città: tutti mi sono stati vicini in quei mesi. Ma quel colpo di testa... Tutto è iniziato in quel preciso momento. La scalata del Frosinone alla Serie A. Una partita che ha cambiato, in maniera positiva, i nostri destini. Così come le nostre carriere. Eravamo reduci da un'annata sofferta, la vittoria del campionato soltanto sfiorata. Quando sembrava tutto perso, il gruppo ha tirato fuori l'orgoglio. Un po' come quest'anno: dopo la delusione per la mancata promozione diretta, il riscatto attraverso i play-off. E ancora fuori l'orgoglio. Quando si vuole raggiungere un obiettivo con determinazione si riescono a trovare le energie anche quando sembrano non esserci».

Per un gol che ha permesso al Frosinone di conquistare un prestigioso traguardo, un altro, qualche anno più tardi, che è stato soltanto illusorio. Serie A, gara in trasferta: Frara salta più in alto di tutti e batte il portiere dell'Hellas Verona. Ancora di testa. Un colpo che, a pensarci bene, non è tra le sue caratteristiche migliori. Scherzi del pallone. Il Frosinone vince e Frosinone crede nella salvezza che, adesso, è a portata di mano. Le gare successive non vanno nel verso giusto e il club guidato da Maurizio Stirpe retrocede. Ma i tifosi apprezzano gli sforzi dei calciatori e applaudono.

17 aprile 2016. Un altro gol, un'altra istantanea...
«Un momento magico. Era il 92' e, dopo quel gol, tutti credevamo nella salvezza. Eravamo in albergo, carichi a mille. Ma, nel giro di poco tempo, siamo passati dall'esaltazione alla delusione, perdendo con il Chievo».

Verona, sponda Hellas, dà l'illusione. Verona, sponda Chievo, la cancella. Altro scherzo del pallone.
E avanti con le fotografie di una carriera che è iniziata con la maglia della Juventus. Roba per pochi. Con la squadra bianconera ha ascoltato da vicino una musica speciale: quella della Champions League. In una notte da numeri uno. Era il 31 ottobre 2001, Glasgow, contro il Celtic. Con gli scozzesi non è mai una passeggiata di piacere. Marcello Lippi, allenatore campione del Mondo nel 2006 con l'Italia, manda a scaldare quel ragazzo di belle speranze. È Frara che, all'81', subentra a Maresca e scansa la paura prendendo coraggio dagli occhi di Del Piero, Nedved, Trezeguet, Pessotto, Ferrara. Al termine di una partita mozzafiato, il Celtic prevale: 4-3. Ma non importa, quel ragazzo è pronto ad andare per la sua strada.

31 ottobre 2001. Una notte magica. Come la ricordi?
«Una pagina stupenda della mia carriera. Esordire in Champions League a diciotto anni è qualcosa che si può difficilmente descrivere per un ragazzo che, appena qualche mese prima, guardava le partite di Champions in televisione, come tutti gli altri. Un esordio, poi, in uno stadio da brividi con una marea di tifosi in biancoverde e in una squadra di campioni. Semplicemente indimenticabile».

Sono soltanto alcune immagini della carriera di Alessandro Frara, un calciatore che ha ricevuto, ricambiando, un affetto enorme da Frosinone e dal Frosinone. Una carriera che è difficile condensare in poche righe. Perché di roba da dire ce n'è ancora: l'esordio in Serie A con il Bologna, nel 2002. Contro la Roma, vittoria di rimonta. E ancora, tornando alla maglia giallazzurra: quella rete a Terni, sua ex squadra, nel 2015 in Serie B. Un gol-vittoria prezioso per la conquista della prima, storica, promozione in Serie A. Oppure il primo calcio dato al pallone, in gara ufficiale, con la divisa del Frosinone Calcio. Poi diventata seconda pelle. Era il 2011. Era in Puglia, contro il Barletta. Ne è passato di tempo da quella partita. E adesso Alessandro Frara è pronto per una nuova avventura a tinte giallazzurre. Senza timore perché, come dice De Gregori, «il capitano non tiene mai paura».