Eccoci. Ora siamo davvero alla resa dei conti. Dopo un campionato estenuante che ha visto il Frosinone giocare ben 47 gare ufficiali comprese le due di Tim Cup, questa sera la stagione dei canarini scriverà in maniera definitiva i titoli di coda.
Di una cosa siamo certi, e su questo nessuno ci potrà smentire: se nel calcio esistesse una giustizia assoluta, al fischio finale del signor La Penna di Roma non potrà esserci che un lieto fine. Ma, purtroppo, in questo mondo non sempre i risultati premiano chi merita. Chi, nonostante una stagione tormentata da gravi infortuni e sviste arbitrali, è stato sempre lì tra le prime della classe perdendo la promozione diretta solo per un calo di concentrazione. Ingiustificato, sicuramente, ma che questa sera potrà servire da insegnamento per non rischiare di commettere lo stesso errore. Perché è fuori di dubbio che oggi alle 20.30 scenderà in campo un Frosinone ben diverso da quello visto poco più di un mese fa contro il Foggia.

Un Frosinone giustamente "incazzato", anche per quanto accaduto nella gara d'andata di mercoledì sera al "Barbera", con i padroni di casa agevolati nella loro prestazione dal "timoroso" arbitraggio del signor Chiffi. Un Frosinone ben conscio del fatto che soltanto dando vita a una notte da Leoni, potrà battere il Palermo e conquistare la Serie A. Un Frosinone che per centrale l'impresa potrà contare sull'affetto di uno stadio pieno in ogni ordine di posto e che, alla pari dei calciatori in campo, avrà fatto ugualmente tesoro di quanto accaduto contro il Foggia e non smetterà di sospingere i loro beniamini con l'affetto e con la voce. Rabbia e orgoglio dovranno rappresentare per tutto il popolo ciociaro le parole d'ordine di questa sera.
Rabbia contro chi pensa di avere già la vittoria in tasca. Rabbia contro quelli che hanno saputo solo criticare. Rabbia contro mezza Italia che non ci ha mai considerato. Rabbia contro la sfortuna che ci ha tolto mezza squadra.

E poi l'orgoglio. L'orgoglio di un popolo che nella sua storia non ha mai abbassato la testa, ma camminato fiero di essere ciociaro. Quel popolo che questa sera sarà rappresentato da sedicimila cuori che canteranno la passione, l'amore e la forza della nostra terra. Questa sera il gruppo storico della squadra canarina dovrà trascinare gli altri compagni. Dimostrare che le fantastiche imprese che hanno compiuto negli ultimi anni sono state soprattutto merito loro. E solo in parte di quello che era il loro allenatore e questa sera siederà sulla panchina avversaria. Dovranno andare in campo e triplicare le forze. Lottare su ogni pallone come fosse l'ultimo. Dovranno giocare per loro stessi, per una società che non ha fatto mai mancare nulla, per
quella moltitudine di gente che non hai mai smesso di credere in loro. E, non ultimo, dovranno farlo per chi, loro malgrado,
dovrà restare fuori a guardare e soffrire come non osiamo nemmeno immaginare: Daniel, Luca e Lorenzo. Non abbiamo parlato di aspetto tecnico, di formazione, di moduli. Perché questa sera tutto ciò passa davvero in secondo piano. In campo andranno undici Leoni. Altri potrebbero subentrare a gara in corso. E poco importerà quelli che saranno i loro nomi.