La notte maledetta, la notte della delusione più atroce, l'ha vissuta sulla tribuna dello stadio "Benito Stirpe". Ha sofferto, gioito e poi pianto («Non mi do pace», ammette). E chissà quanto avrebbe dato per essere l'uomo invisibile e volare nella porta sotto la Sud per ricacciare dalla rete il pallonetto diabolico di Floriano. D'altronde a Frosinone è quasi un supereroe.
L'Uomo Ragno giallazzurro che per una vita è schizzato da una parte e all'altra dei pali per togliere guai e regalare vittorie.
Come il 16 maggio di tre anni fa quando parò un rigore nella partita col Crotone che valeva la promozione in serie A.
Il portiere canarino Massimo Zappino è il protagonista dell'intervista esclusiva di Ciociaria Oggi. Il personaggio giusto al posto giusto e al momento giusto per suonare la carica (e non è un eufemismo) dopo il pari col Foggia che ha negato per adesso il ritorno in A. Zappino infatti non è uno dei tre portieri ma è la bandiera del Frosinone. Idolo della tifoseria, uomo spogliatoio, coscienza della squadra. Dieci campionati e tre promozioni sono credenziali più uniche che rare. Il portiere non cerca alibi o scuse: in quei minuti è mancato qualcosa, è stato commesso un errore. Ma c'è tempo e modo per riparare, ovvero quei playoff che Zappino ha vinto due volte e che prima del ko col Carpi avevamo sorriso ai canarini. Massimo rialza una piazza ferita, chiede fiducia ai tifosi. È convinto che la squadra è forte, può ancora farcela ma deve mettere quel quid mancato nel finale del match di venerdì. Malgrado giochi poco, si sente ancora un calciatore vero e la promozione in serie A lo ripagherebbe di tanti sacrifici. Il suo futuro lo vede ancora in campo. Si sente come Buffon.«Per fare il magazziniere c'è tempo», sorride. Zappino, in questi momenti si dice che bisogna guardare avanti.

Ma il ricordo della partita di venerdì è ancora vivo: lei dall'alto della sua esperienza che idea si è fatto? «Abbiamobuttato viaunagrossa occasione. Inutile negarlo. Eravamo stati bravi a ribaltare la gara contro una squadra che non ci ha regalato nulla. Purtroppo abbiamo commesso un errore e siamo stati puniti. È mancato qualcosa. Un po' di furbizia. Quel fallo che avrebbe potuto interrompere il gioco o qualche altro stratagemma. A Cesena adesempio nell'ultimo scorcio di gara hanno fatto sparire i palloni. Comunque adesso ci sono i playoff e possiamo riscattarci. Il Frosinone è forte e lo ha dimostrato. Non può essere un'amnesia a far diventare scarsa una squadra. Se restiamo concentrati sempre, possiamo riprenderci quello che ci è stato tolto».

In quei 2' cosa è successo? Solo sfortuna e episodi?
«Un episodio ci è stato fatale. Non credo che sia mancata l'esperienza considerando i giocatori in campo. Purtroppo è capitato un errore che forse si poteva evitare con maggiore malizia. Resta tanta amarezza, personalmente non mi do pace».
Anche l'anno scorso lo stesso epilogo.

Ci sono analogie o sono situazioni diverse?
«La stagione scorsaera diverso. Per essere promossi non dipendeva solo da noi ma anche dai risultati delle rivali.
Ques'anno invece avevamo il destino nelle nostre mani e purtroppo abbiamo sbagliato. È solo colpa nostra anche se la squadra ha dato il massimo. Cosa possiamo rimproverarci? Sarebbe stato diverso se avessimo perso 3-0 col Foggia.
Purtroppo è stato fatto un errore. Ora l'unica cosa da fare è provare a vincere i playoff. Abbiamo tutte le carte in regola per farcela. Basta trovare dentro di noi quel quid mancato venerdì».

Ora i playoff. Cosa servirà per rialzare il morale che sarà sicuramente ai minimi termini?
«Non occorrerà nulla di particolare. Dobbiamo allenarci come abbiamo fatto sempre. La squadra è competitiva. Nonostante tutto per due anni siamo arrivati secondi e per un gol negli scontri diretti abbiamo fallito la promozione diretta. A Benevento subimmo una rete allo scadere come è successo venerdì. Siamo forti ma talvolta ingenui. Ecco quello che dobbiamo fare in questi giorni è cercare i dettagli che ci sono mancati».

La delusione tra i tifosi è enorme. Lei è uno degli idoli della Nord, quale messaggio si sente di lanciare al pubblico giallazzurro?
«So benissimo quanto siano delusi i tifosi. Per loro è stata una mazzata terribile. È stato bellissimo vedere lo stadio tutto esaurito e vestito di giallazzurro. Ho anche sentito delle critiche legittime. Ma ci sono ancora i playoff e per questo chiedo ai tifosi di starci vicino. Ora è il momento di stare tutti uniti: pubblico, squadra, società, voi giornalisti. A parte la stagione scorsa, i playoff hanno portato bene al Frosinone. Bisogna crederci. Per noi sarebbe fondamentale che lo stadio si riempia anche la prossima gara. Le somme si tireranno alla fine. La gente ci dia fiducia e noi cercheremo di ripagarla».

Ha vinto due playoff col Frosinone. Secondo lei in queste gare quali sono le armi vincenti?
«La differenza la faranno la cattiveria, il coraggio, la fame, la cosidetta "cazzimma". Tutte cose che cercheranno di mettere anche le avversarie. Se noi riusciremo a tirare fuori tutte queste qualità, allora potremo farcela».

Bari o Cittadella, quale preferisce?
«Sarei ipocrita se rispondessi il Bari. Dico Cittadella se non altro perché andresti a giocare davanti a 5-6 mila spettatori e non di fronte a 30 mila. Comunque entrambe sono squadre importanti».

Tra le 5 avversarie degli spareggi quali sono le più temibili?
«I playoff sono una lotteria e tutte sei partono alla pari. La storia degli spareggi ci ha insegnato che può succedere tutto».

In pochi lo hanno sottolineato ma il Frosinone ha terminato la stagione con assenze importanti e probabilmente sarà lo stesso nei playoff. Quanto pesano i forfait dei vari Bardi, Daniel Ciofani, Maiello e Ariaudo?
«Sono assenze pesanti. Ci sono giocatori di categoria e giocatori che fanno la differenza. La mancanza di questi elementi si è fatta sentire anche perché abbiamo dovuto cambiare l'assetto tattico. Devo ammettere che l'assenza di Daniel Ciofani è molto importante. È un attaccante che ha caratteristiche fondamentali per una squadra. Detto ciò, bisogna anche riconoscere i meriti a quanti hanno giocato. Non hanno fatto rimpiangere gli assenti. Altrimenti il Frosinone non sarebbe arrivato secondo».

Malgrado lo scarso impiego, la vediamo molto coinvolto nel gruppo. Come si sente in questo ruolo di uomo-spogliatoio?
«Cerco di aiutare il gruppo e soprattutto provo a trasmettere positività nello spogliatoio. Se non gioco, voglio comunque dare il mio contributo in termini di esperienzae attaccamentoallamaglia. Non fa piacere a nessuno finire in panchina o in tribuna ma ho sempre accettato le scelte del tecnico. I mie compagni di reparto hanno dimostrato di essere all'altezza. Ho giocato solo a Terni e mi sono fatto trovare pronto. Tutti sanno il mio legame con il Frosinone e il presidente Stirpe. La promozione sarebbe un grande regalo che mi ripagherebbe dei sacrifici».

A Frosinone è sempre stato un protagonista in campo. Da un paio di stagioni, ha meno spazio. Quanto è difficile restare fuori e allenarsi sapendo di non giocare?
«Io mi sento un titolare come Bardi e Vigorito. E durante la settimana mi alleno bene per farmi trovare pronto. Nel calcio basta poco per scalare le gerarchie. Una squalifica o un infortunio e ti ritrovi dinuovo in campo. Nella mia carriera ne ho vissute tante e quindi non ho problemi. Mi ritengo ancora un giocatore sotto l'aspetto fisico e mentale. Insomma non è ancora giunta l'ora di fare il magazziniere. Quando non avrò più la forza e gli stimoli parlerò con la società e farò un passo indietro».

Il suo futuro. Continuerà a giocare, magari nel Frosinone visto che ormai è ciociaro d'adozione?
«Mi sento come Buffon. Lui ha ancora voglia di giocare malgrado abbia 40 anni. Perché allora deve smettere? Lo stesso discorso per il sottoscritto. Il mio futuro lo vedo ancora in campo. È chiaro che poi ci sono altre dinamiche e non dipende solo dalla mia volontà. Per fare le cose bisogna essere sempre in due. Ma oggi rispondo che Zappino vuole continuare a parare»