Mancano ancora circa due ore alla partita che vale il senso di una stagione. Frosinone - Foggia. É tutto chiuso in due parole. Il senso di una cavalcata, il senso di una corsa ad ostacoli, alcuni che hanno rallentato la marcia dei ciociari, altri saltati con l'abilità di chi sa di dover puntare al meglio. Perché Dionisi e compagni lo devono a loro stessi, lo devono ad una società, ad una maglia, al pubblico, ad una città colorata solo di giallazzurro. E il Foggia rappresenta l'ultimo scoglio. L'ora della verità si avvicina. I tifosi scalpitano. Mentre i giocatori si accingono ad arrivare tra le mura confortevoli del "Benito Stirpe", fuori dal fortino locale, i tifosi sono già una moltitudine.

Sventolano le bandiere, si alzano le sciarpette, si levano i cori di sostegno al pullman atteso con l'ansia di chi vorrebbe già trovarsi al triplice fischio finale e insieme il coraggio di dover affrontare con i loro leoni novanta e più lunghi, interminabili, minuti. Sono lì proprio per gli undici leoni che scenderanno in campo, pronti a ruggire come il dodicesimo. Sono lì per i leoni in panchina, che fremeranno per contribuire alla causa frusinate. Lo Stirpe, sold out, si trasforma piano piano in un unico corpo. Prende forma un'unica volontà. Quella di arrivare a plasmare il sogno in realtà. Infilare quel pallone in porta, gonfiare quella rete, sarà l'unico obiettivo di questa serata. E mentre i supporters cantano, loro arrivano all'appuntamento con il destino. Loro, i giocatori. Sguardo concentrato, determinazione, grinta. Cuore, testa, gambe. Il cuore per non mollare, la testa per crederci fino alla fine, le gambe per calciare quella sfera e ripetere la storia. Inizia il cowntdown.