Chiamatela legge di causa ed effetto. Chiamatela sorte. Oppure pensate a qualcosa di pratico, una livella ad esempio.
Dove la bolla corre da destra a sinistra ma poi, raggiunto l'equilibrio, torna sempre al centro. Nella scorsa stagione il Carpi eliminò il Frosinone dalla corsa playoff, sabato i giallazzurri si sono ripresi con gli interessi quanto Letizia e altri otto compagni gli avevano tolto (sempre sportivamente parlando). Una dolce vendetta che per rispettare il proverbio è stata consumatafredda enel momentopiù opportuno. Nella fase cruciale, forse decisiva di un campionato bellissimo, da far palpitare i cuori. Frosinone in altalena, primo, secondo, fuori dalla zona della promozione diretta ed oggi di nuovo secondo. La sorte, corsi e ricorsi. Castori...


Il mister sanguigno che con il suo Cesena quasi butta fuori strada il Frosinone, poi fa l'impresa trasmettendo alla sua squadra spenta e senza idee, l'energia psicofisica per celebrare l'impresa e l'ormai quasi certa salvezza.
Castori, allenatore del Carpi che caccia il Frosinone dalla post season, spegne con una secchiata d'acqua la fiamma della Serie A che i ducali avevano acceso con il gol di Ceravolo (o autogol di Fedele? Nei replay l'ardua sentenza).
Il Frosinone seduto comodamente sul divano soffre e tifa per i romagnoli. Nei bar la gente non stacca gli occhi dai televisori, per strada chi ha a cuore le sorti dei canarini scarica la batteria dello smartponeperseguire illivedella gara. Dalla delusione si passa all'eu foria, il Cesena ribalta gara e pronostico condannando gli emiliani al quarto posto e "freezando" il Frosinone al secondo. Per ora.

A meno due dalla fine del campionato. In attesa che la nave guidata da Moreno Longo doppi altri due capi: quello di Chiavari (la prossima trasferta è in casa dell'Entella) e poi un Foggia senza (quasi) più nulla da chiedere al campionato.
I canarini con due vittorie si riprendono la posizione d'onore sul podio e ringraziano la sorte, mentre il Parma non può far altro che ingoiare il rospo e rammaricarsi di non essere riuscita a chiuderla nonostante abbia avuto occasione di farlo.
Ma la fortuna, si sa, gira come gira unagirandola, vadove laporta il vento. Anche la palla di Frediani gira male nel vento che non c'è all'Orogel Manuzzi, il pallone di Insigne rotola sul palo appena deviato dalla punta delle dita di Fulignati.
Episodi, fortuna che va, fortuna che arriva.


Nella prossima partita il Frosinone potrebbe ora averne bisogno, ma se giocherà come sa giocare, se in campo metterà quell'ardore visto contro il Venezia, quella classe di cui Ciano dispone, quella corsa che Citro sa sprigionare, quella compattezza di squadra che a conti fatti non è mai venuta meno nemmeno nei momenti in cui il filo sembrava spezzarsi, allora sarà si padrone del suo destino. Sarà se stesso l'ago della bilancia di un campionato vissuto sempre e comunque ai vertici. Sarà una corazzata in grado dispezzare qualsiasiiceberg in mare aperto. Ha saputo tirarsi fuori da tante situazioni complicate ed ha saputo reinventarsi quando giocatori importanti si sono fatti male. Cambiare per adattarsi. Senza snaturarsi. Con l'obiettivo finale sempre presente nei piani partita del suo allenatore e nella mente dei giocatori. Che hanno l'esperienza necessaria per reggere la pressione in Liguria. Quell'esperienza mancata invece ai parmigiani che, non dimentichiamolo, arrivano, anche se di corsa e a suon di promozioni, dalla Serie D.

Insomma, il Frosinone, ancor più se rincuorato dai suoi tifosi (mille e settecento i posti ospiti disponibili al Comunale), è ad un passo dal risolvere la sua "ipotesi di Rienmann". Dal raggiungere un numero, che non sarà primo, ma secondo, e che varrà lo stesso come una gemma nel calcolo algebrico di una Serie B vissuta ad altissimi livelli. Il giusto premio per una squadra che ha fatto del sacrificio e della capacità di rialzarsi dopo diversi "uppercut", la sua filosofia di vita sportiva.