Nella quiete del Mancini Park Hotel di Roma il Frosinone chiuderà questa mattina il periodo di ritiro che si è aperto martedì.
Qui la formazione canarina ha lavorato in maniera incessante per cercare di ritrovare il bandolo della matassa perso in maniera per molti versi inaspettato (vedi vittoria nel turno precedente contro il Venezia), nella trasferta di sabato scorso a Parma. I canarini sono stati praticamente blindati per tutti e quattro i giorni. Nessuna possibilità di visita da parte dei parenti e tanto meno della stampa. Per capire come ha lavorato mister Longo e il suo staff sulla squadra e, soprattutto, capire se ci saranno gli effetti sperati, bisognerà attendere il ritorno in campo dei giallazzurri in programma domani pomeriggio al "Benito Stirpe" contro lo Spezia. Di certo è scontato che l'allenatore e i suoi collaudatori hanno lavorato soprattutto sulla testa della squadra per provare a capire il perché di un Frosinone assolutamente double face a differenza di soli nove giorni tra una partita e un'altra. Come abbiamo già avuto modo di scrivere nel dopo Parma, sotto il profilo mentale è assolutamente necessario capire chi sono quei giocatori ancora legati a doppio nodo con il progetto e quelli che, al contrario, si sentono in qualche modo già "arrivati". La Serie B, lo dice la storia, e non ultima quella proprio della compagine ciociara, si vince con il cuore e con la testa prima che con le gambe e il gioco. Con la voglia e la determinazione, prima che con la tecnica.
Con il "noi" e non con "l'io", prima della tattica. E allora sarà bastato questo ritiro di quattro giorni per capire chi ha voglia di soffrire e gettare il cuore oltre l'ostacolo e chi, invece, non ha gli attributi per farlo? Speriamo tanto di sì.
Perché la promozione diretta in Serie A è tutta da giocare in queste restanti otto giornate che mancano al termine della regular season. Per tutti. Dall'Empoli capolista al Cittadella. In secondo piano passa, come detto, in questo momento l'aspetto tecnico e tattico, seppure Longo è chiamato anche a capire se un'eventuale novità di modulo potrebbe aiutare la "testa" dei suoi calciatori. A più riprese, prima della gara contro il Venezia, avevamo sostenuto che il Frosinone non era più in grado di "sostenere" il 3-4-1-2. Non ultimo perché gli avversari avevano trovato le giuste contromisure. Poi la bella vittoria contro i lagunari, giocando sempre con l'identico atteggiamento tattico, e allora avevamo messo da parte l'ipotesi di un cambio di modulo, "credendo" nelle parole di Longo "non è questione di modulo ma di atteggiamento". Alla luce dell'opaca prestazione di Parma, però, il dubbio è tornato prepotente. Ma non è che il Venezia si era trovato in difficoltà per aver preparato una partita in cui al centro dell'attacco canarino c'era l'aitante Daniel Ciofani e non il piccolo e sgusciante Citro? E cambiare in corsa durante una gara preparata per sette giorni in un modo anziché in un altro non è affatto semplice.
Al "Tardini", infatti, sapendo D'Aversa che i canarini avrebbero giocato in avanti con due "piccoli", ha chiesto ai suoi di pressare alto, chiudere gli spazi ai difensori per il passaggio sui due centrali di centrocampo, costringendoli invece al lancio lungo facile preda dei vari Di Cesare, Iacoponi e Gagliolo. Ecco allora che per la partita contro lo Spezia ci sarebbe bisogno di qualche novità tattica. Magari una mediana a tre con Ciano trequartista per poter prendere possesso della zona nevralgica del campo e quindi poter giocare palla a terra per favorire le caratteristiche di Dionisi e Citro. Un'ipotesi, solo un'ipotesi la nostra, che ci piacerebbe tanto che Longo e il suo staff prendessero in considerazione e, soprattutto, se venisse messa in atto domani pomeriggio, possa portare a un successo non solo nel risultato, ma anche nel gioco e tutto il resto.