Probabilmente nemmeno uno psicologo sarebbe in grado di spiegare come in pochi giorni una squadra può cambiare completamente il suo modo di approcciare e giocare una partita di calcio. In questo caso specifico trovare la riposta a una semplice domanda: come ha fatto lo stesso Frosinone, negli uomini e nel modulo, visto all'opera nell'impeccabile secondo tempo contro il Venezia, trasformarsi in un complesso senza il minimo attributo nella trasferta di Parma? Tutto merito dell'avversario? Non crediamo davvero. Buona formazione sicuramente quello di D'Aversa, ma niente di eccezionale.
Capace, però, di entrare sul rettangolo di gioco con quella determinazione, grinta e cattiveria agonistica che i canarini sabato pomeriggio si erano invece dimenticati a casa. Perché il Frosinone "ammirato" al "Tardini" è stato davvero impalpabile. Dall'inizio fino alla fine.
Longo avrà le sue colpe ma i giocatori di più
Prima della partita contro il Venezia avevamo sostenuto che i canarini non erano più in grado di sostenere il 3-4-1-2. Troppo "spompati" gli esterni della mediana e poco filtro con due soli uomini in mezzo al campo. Insomma avevamo individuato nel modulo il problema che nelle tre gare precedenti a quella vinta contro i lagunari aveva visto i giallazzurri segnare zero reti.
Poi quella bellissima seconda frazione di gioco al cospetto dell'undici di Inzaghi ci aveva fatto in qualche modo cambiare idea. Forse era solo questione di atteggiamento che prescinde da qualsiasi modulo. Oggi quel "tarlo" potrebbe tornare di attualità, ma poi vai a rivedere la ripresa della partita di Parma con la squadra schierata con il 4-4-2 e ti accorgi che forse davvero il modulo possa entrarci solo in maniera relativa. Le colpe per la brutta battuta d'arresto di sabato pomeriggio vanno ritrovate probabilmente in altri fattori e, soprattutto, divise tra tecnico e squadra. L'allenatore può tranquillamente essere criticato per non essere riuscito a preparare dal punto di vista mentale quell'importante sfida, ma quelle maggiori in questa occasione andrebbero ricercate di più nei giocatori. Alla fine in campo c'erano loro. Loro hanno perso tutti i contrasti.
Loro hanno sbagliato anche il passaggio più semplice. Loro hanno commesso errori inspiegabili di posizionamento e marcatura. Loro sono arrivati sempre secondi sulla sfera. Loro non hanno mai conquistato una seconda palla. Ma perché? Purtroppo la risposta non è in nostro possesso, ma gli unici che possono darla sono gli stessi calciatori. Perchè è soltanto dentro ognuno di loro.
Dalla ripresa di oggi tutti in ritiro a Roma
E sicuramente il periodo di ritiro che da oggi cominceranno a trascorrere insieme almeno fino alla partita di sabato prossimo al "Benito Stirpe" contro lo Spezia, potrebbe aiutarli. La società, infatti, ha deciso di portare l'intera rosa a Roma.
Un modo per riflettere tutti insieme. Guardarsi negli occhi e cercare al più presto quella risposta che senza ombra di dubbio risulterà decisiva per le sorti di questa stagione. La corsa alla promozione diretta è ancora aperta. Nonostante tutto.
Chi ha gli attributi per giocarsela fino alla fine li metta sul campo. Chi si sente "arrivato" alzi la mano e si faccia da parte.
Magari qualche giovane di bella speranza e voglioso di mettersi in mostra potrebbe riuscire a dare di più rispetto a loro.