«L'obiettivo nella domenica in cui torniamo a giocare davanti alla nostra gente è di dare soddisfazione ai tifosi. Per farlo è necessario disputare partite piene, mettere in campo le nostre caratteristiche ed esprimerle dal primo all'ultimo secondo in ogni momento della gara».
Sono due frasi tratte dalla conferenza stampa pre gara di Fabio Grosso che la squadra ha fatto sue per tradurle sul campo. Obiettivo centrato in pieno non solo perché il Brescia è tornato a casa con tre gol nella valigia delle speranze deluse, ma soprattutto perché in campo si è di nuovo vista la squadra che gioca, vince e diverte. Insomma il nuovo modo di proporre Calcio non fa parte della storia del campionato scorso, ma è subito balzata alla ribalta in questi primi centottanta minuti di gioco. Anche se sono cambiati parte dei protagonisti, lo spartito della musica è rimasto quello di arrivare al risultato tramite il gioco.

Quindi il progetto triennale del Frosinone Calcio continua nella sua interezza anche se siamo soltanto agli inizi di un altro torneo che, comunque, può considerarsi la continuazione del precedente con alcuni dei giovani dell'anno scorso, che hanno maturato le rispettive qualità, e con l'arrivo di molti altri, che non hanno fatica ad ambientarsi. Certo ci vuole coraggio per affrontare il Brescia di Pep Clotet con otto ragazzi nati nel nuovo secolo e alternatisi nel corso dei due tempi, ma sia Guido Angelozzi che Fabio Grosso hanno sempre ritenuto che la squadra di coraggio ne avrebbe dovuto mostrare molto per superare gli ostacoli di un campionato che non sarà ristretto ai soliti grossi nomi, ma porrà in risalto soprattutto le formazioni che al risultato hanno scommesso di arrivarci con i giovani e con il buon gioco.

E da questo punto di vista il Frosinone di Fabio Grosso c'è, ma dovrà anche restarci nella vetrina delle sorprese positive. E non solo con i giovani Turati, Oyono, Kone, Moro, Mulattieri, Ciervo, Bocic e Oliveri, entrati in campo con le "rondinelle" chi dall'inizio e chi partita in corso), ma anche con Loria (1999), Marcianò (2000), Haoudì (2001), Kalai (2000) e Monterisi (2001), Bracaglia (2003) e Borrelli (2000) che sono stati in panchina.

Sarebbe comunque ingeneroso parlando della impresa compiuta domenica sera dal Frosinone se trascurassimo le prestazioni dei canarini più esperti. Iniziando dal capitano Lucioni e dai compagni di reparto Szyminski e Cotali per continuare con Rohden, Garritano, Lulic, Boloca e Caso (quest'ultimi, tra l'altro, molto vicini a nascere nel nuovo secolo ossia nel 1998). Che hanno il compito di fare crescere i compagni di squadra con il loro comportamento in campo e, diciamolo pure, con la loro bravura. Per un mix di esperienza e gioventù che nel Frosinone sta continuando a dare risultati apprezzabili e che con il passare delle giornate non potrà che regalare ulteriori soddisfazioni. Rimanendo, però, tutti, con i piedi saldamente a terra.