I valori tecnici di Fabio Lucioni li scopri scorrendo la sua carriera di calciatore che ha calcato i campi da gioco nei diciassette anni di carriera nel corso dei quali ha sempre onorato le undici maglie che ha indossato. Iniziando dalla rossoverde della Ternana per arrivare a quella giallazzurra che ha vestito il primo giorno di allenamento con il Frosinone. Quelli morali che Lucioni si porta dentro da sempre, traspaiono subito dalla sua prima intervista prodotta dall'ufficio stampa del club di Viale Olimpia. Non una domanda rimasta inevasa, non una parola superflua e non attinente all'argomento trattato sempre con chiarezza e semplicità estreme. Ci piace porre in risalto subito una parte della intervista che ci offre un calciatore di 35 anni (il prossimo 25 settembre) che, cambiata casacca dopo aver conquistato la massima serie, sente il peso di una responsabilità da uomo vero.

«Per me venire al Frosinone - precisa - rappresenta un peso importante, anche per il fatto che, avere vinto un campionato lo scorso anno, inevitabilmente mi pone i riflettori addosso. Ho 35 anni, ho un po' di esperienza, ma ho anche un peso da portare sulle spalle per cercare di trasmettere i miei valori a questi giovani che vogliono crescere. Perchè il lavoro paga sempre e io ho basato sempre tutto sul mio lavoro quotidiano».

La stretta di mano con Gatti
È questo il neo canarino giunto dal Salento alla corte di Fabio Grosso. Non un calciatore che cerca ancora gloria sui campi da gioco, ma un maestro che non farà mancare ai suoi compagni di squadra più giovani tutti gli insegnamenti per diventare bravi dentro e fuori dal campo. Come pure quella stretta di mano con cui ha salutato Federico Gatti al termine della partita giocata a Lecce dal Frosinone, assume un significato importante al di là del semplice scambio di maglia. Lucioni lo dice chiaramente laddove dichiara che «a fine gara a Lecce ci siamo scambiati la maglia ed abbiamo fatto anche una bella chiacchierata con Gatti. Gli ho fatto i complimenti per il campionato che stava disputando. E debbo dire che in prospettiva credo che possa diventare un grande difensore».

E se lo dice lui che nel ruolo ha disputato 475 gare, impreziosite da 31 gol, l'ex canarino può andare sicuro incontro al futuro prossimo, sicuramente roseo. Poi le altre domande: cosa lo ha convinto a preferire la Serie B con il Frosinone alla serie A con il Lecce? ed ancora che stato d'animo prova a indossare la maglia del Frosinone, avversario in numerose sfide, vinte e perse?
«Credo di essere approdato in una società nella quale la voglia di crescere sia tanta, come la voglia di far bene. Ci sono tutti i presupposti per cercare di disputare un campionato importante e da protagonisti. Tutto questo mi ha fatto decidere di venire al Frosinone. Perché ho lasciato il Salento? È stata una decisione assunta di concerto con la società. Visto che i programmi erano quelli di abbassare l'età media, abbiamo preso di comune accordo di dividere le nostre strade almeno momentaneamente. Poi vedremo».

Le sensazioni decisive
Sulla seconda domanda Lucioni è stato ancora più convincente.
«Già solo il fatto che questa Società ha uno stadio di proprietà, costruito così all'avanguardia, ti dà delle sensazioni importanti. Ho trovato un ambiente molto familiare, nel quale tutti cercano di andare nella stessa direzione. E le sensazioni quando ho giocato contro i giallazzurri erano di avere di fronte una Società che ambiva a traguardi importanti. Oggi, vestire questa maglia, mi dà ancora di più questa sensazione perché vedo quotidianamente tutto quello che gira attorno a noi calciatori. Qualcosa di bello che ci aiuta a farci sentire importanti ogni giorno».

Riprendendo una dichiarazione del presidente Maurizio Stirpe anche Lucioni si pone come obiettivo più importante per il prossimo campionato quello di «divertirci e fare divertire. Questo significa che dobbiamo ascoltare i dettami dell'allenatore, remare tutti insieme dalla stessa parte e cercare di toglierci delle soddisfazioni importanti perché questa è una piazza che merita dei risultati importanti. Vincere ha tante componenti, nelle quali quando ci metti impegno, dedizione e amore per questo sport già sei ad un punto importante del percorso. Poi tutte le altre componenti le metteremo col lavoro, mi auguro di contribuire ad ottenere risultati importanti con questa squadra».

Il calcio moderno
Il calcio ha fatto molti cambiamenti. Anche profondi. Lucioni ha provato fatica ad adattarsi al modo moderno di difendersi?
«Parlerei del modo di giocare. Oggi si richiede molto il fraseggio dal basso ed un inizio d'azione manovrato. Queste sono letture che ti aiutano considerato il mio passato da centrocampista. Poi ci sono altre letture che se sei difensore le hai, altrimenti no. Negli anni bisogna crescere per stare al passo di questa disciplina e alle sue variazioni. E soprattutto bisogna stare al passo dei giovani, quando inizi ad avere una certa età la parte più importante deve essere lo spirito col quale affronti il lavoro di tutti i giorni».