Sarà una fine di stagione all'insegna dell'incertezza con segnali che fanno sperare per il prossimo futuro ma anche con prospettive che restano molto vaghe. Soprattutto continuano ad esserci troppe disparità di vedute sulla ripartenza. Il presidente del Frosinone Maurizio Stirpe lo ha dichiarato nel corso della trasmissione "Punto Nuovo sport show". Dopo aver ribadito che attende con fiducia le ripresa della Serie A e, ovviamente, della Serie B e aggiunto che dovranno avvenire in tempi diversi ma non molto distanti tra loro per non compromettere la prossima stagione, il patron del club di Viale Olimpia ha precisato di aver sempre «sostenuto che la soluzione migliore è quella di finire il campionato sul campo per evitare di affollare i tribunali.
Gli strascichi giudiziari ci saranno solo se le regole verranno applicate male. Le possibilità di chiudere la stagione ci sono, l'importante è premiare i meriti sportivi».

Per il presidente Stirpe solo il Benevento se li è guadagnati sul campo, per il resto non ce ne sono altri. Quindi o salgono le prime tre squadre o sale solo il Benevento con la disputa dei play off allargati.
Comunque per il patron dei canarini la soluzione non può essere quella di fare giocare soltanto la Serie A perchè non è una attività più necessaria delle altre.
«Deve giocare - ha aggiunto - chi può garantire la sicurezza. Non è una eresia mettere a disposizione delle società aiuti per applicare i protocolli. Potrei mettere a disposizione il nostro campo per la serie A solo nel caso che in A ci sia anche il Frosinone».
Insomma A e B dovranno continuare avivere entrambe.

«C'è bisogno di pazienza ha concluso il patron dei canarini e che ci sia una curva di contagi tale da permettere la ripresa. Se non ci fosse allora è necessario un "piano B" , tenendo presente il merito sportivo e il rispetto delle regole». Si continua a sperare Il tanto atteso vertice tra la Figc e il Comitato tecnico-scientifico, nominato dal Ministro della Salute Roberto Speranza, non ha sciolto i dubbi circa la ripresa dei campionati dopo che il Protocollo, redatto dalla commissione presieduta dal prof. Zeppilli, non ha sgombrato il campo dalle possibilità di contagio che nel Calcio ci sono in abbondanza. In questo quadro di incertezza va ad innestarsi il grosso e preoccupante problema di questi ultimi giorni riguardante il numero di positività emerse in seguito agli accertamenti sanitari preliminari effettuati nel Torino, nella Fiorentina e nella Sampdoria.

Con il risultato che gli stessi protocolli finiscono con il diventare più rigidi proprio per tutelare, al di là di ogni dubbio, la salute dei calciatori e di tutte le altre professionalità che ruotano attorno ad una squadra di calcio. Comunque toccherà al premier Conte decidere a metà della prossima settimana. Ciò nonostante un cauto ottimismo lo hanno procurato le dichiarazione del sottosegretario alla Salute Sandra Zampa che ha parlato delle possibilità che ci sono per l'inizio degli allenamenti di squadra e, poi, per la ripresa del campionato. Questo in virtù del protocollo che il Cts sta attentamente valutando e che dovrebbe garantire la tutela sanitaria delle squadre.

«Sul protocollo ha precisato non c'è ancora un accordo ma non è stato nemmeno licenziato. Insomma si sta lavorando alacremente. In effetti il gruppo squadra dovrebbe essere sottoposto a tutti gli accertamenti sanitari previsti per poi iniziare, in caso di negatività, nelle sedi dei ritiri del tutto isolate». Insomma una specie di clausura della durata di due settimane che, in caso di ulteriori negatività, dovrebbe allungarsi di altri quindici giorni, per valutare, infine, la possibilità di ripresa del campionato. A differenza dal modello tedesco, se un giocatore dovesse risultare positivo al Coronavirus, tutta la squadra dovrebbe andare in quarantena. Infine il presidente drell'Aic Damiano,in seguito ai casi di positività riscontrati in questi ultimi giorni ha dichiarato che «i calciatori non stanno vivendo con serenità questa fase degli allenamenti individuali. Stiamo parlando di persone come tutte le altre e nutrono timori legittimi specialmente per i loro familiari».