Il Calcio deve ripartire come tutte le altre attività economiche che sono sotto attacco da parte di Coronavirus. Ovviamente dovrà farlo nella massima sicurezza e quando le autorità di governo e il comitato tecnico-scientifico lo riterrà opportuno. È questo uno degli argomenti affrontati dal presidente Stirpe nelle interviste concesse in questo inizio di settimana, nel corso delle quali ha anche ribadito il concetto che, se non si potrà ripartire a maggio, si aspetterà giugno e così via fino ad arrivare anche a dicembre.

Ipotesi più volte illustrata e che comporterebbe, poi,lo svolgimento della stagione successiva entro l'anno solare 2021. Nella intervista concessa a Umbria Tv, il presidente del Frosinone ha precisato che il Calcio è sotto attacco da parte degli effetti di Coronavirus, al pari degli altri settori della vita produttiva. Insomma sarà decisivo ripartire per limitare i danni perchè, se si dovesse fermare, le conseguenze sarebbero gravi.
«Il valore del calcio ha sostenuto sarà tanto inferiore quanto sarà maggiore la possibilità di non giocare. Perchè è evidente che mancheranno il prodotto, e poi i tifosi, gli sponsor per finire con le Tv. È il motivo per il quale la Serie A, ma anche il movimento della B, stanno facendo del tutto per tornare in campo».

Ma le date, come più volte si è augurato lo stesso Stirpe, dovranno coincidere anche se la B potrebbe recuperare il ritardo della ripartenza con il fatto che potrebbe concludere il campionato a fine agosto e non il 3, termine ultimo della Uefa per la Serie A. Il patron del Frosinone è stato anche ospite di Radio Radio dove, tra l'altro, ha voluto precisare a chi parla di anti imprenditoriale riferendosi allo sport del pallone che «c'è qualcuno che pensa che il Calcio sia una industria per persone viziate e che navighino nell'oro. Il Calcio ha una funzione sociale  importantissima e al suo interno si consumano le vicende di tanti imprenditori che ci rimettono anche soldi. Questa funzione il Governo non vuole riconoscerla».

Valutato in maniera molto positivo il fatto che i calciatori possono ora allenarsi nelle strutture delle proprie società, Stirpe ha avuto uno sfogo nei confronti del ministro Spadafora anche per la sue parole "ora vado a interessarmi degli altri sport", dette dopo aver appreso della lettera del "Viminale" sugli allenamenti individuali anche per i calciatori. «Al ministro - ha precisato Stirpe - direi solamente che, se la A non dovesse ripartire, andrebbero in fumo molti posti di lavoro, si distruggerebbe un settore che è tra i più importanti. E i danni investirebbero anche le Serie B, C e Dilettanti,che sopravvivono anche per i soldi che arrivano dalla A.

Ci vorrebbe meno superficialità nel fare certi tipi di valutazione e non c'è rispetto per i sacrifici di coloro che investono in questo settore. Mi accorgo che ci si limita a dare giudizi da bar che non sono basati su nessun elemento di conoscenza e competenza». Ribadita la necessità che il Calcio riparta quando ci saranno le condizioni, ha poi aggiunto: «Una cosa non dovrà essere mai messa in discussione ed è la possibilità di riIl presidente del Frosinone Calcio, Maurizio Stirpe partire».