Caro Frosinone, ti scriviamo...Poche parole per chiedere al club del patron Maurizio Stirpe, di aprire le porte del nuovo stadio in occasione di un paio di sedute di allenamento.
Ci facciamo portavoce di istanze popolari e di un sentimento di vicinanza alla squadra da parte della tifoseria ma anche di tanta gente semplicemente appassionata di calcio e innamorata dei colori giallazzurri: persone che parteciperebbero volentieri ad una sorta di "happening" a porte aperte. Che vorrebbero far sentire la loro vicinanza alla squadra, persone che dopo aver smaltito la delusione del 2-2 con il Foggia, sono ancora qui a tifare Frosinone, ad organizzarsi per la prima gara playoff, ad indossare di nuovo maglietta e sciarpa, ad issare bandiere e vessilli.Farebbe bene, secondo il nostro modesto parere, caro Frosinone anche a te. Anche ai ragazzi di mister Moreno Longo, stringersi idealmente di fronte al (e con il) popolo giallazzurro e ricambiare l'affetto immutato e immutabile che la città intera e tutta la Ciociaria nutre per loro. Le motivazioni alla base di questa nostra iniziativa, questa nostra idea, erano molteplici, ne abbiamo scelte quattro. Ve le proponiamo di seguito.

1 «Quel "maledetto" 89° minuto va subito dimenticato» Cancellare l'incubo di quel pallonetto

L'occasione giusta si era presentata. Domenica pomeriggio quando i canarini hanno affrontato al "Benito Stirpe" il Rieti. Per cosa? E presto detto. Aprire le porte dello stadio ai tifosi canarini. Per una partita amichevole come è accaduto l'altro ieri, ma anche semplicemente per un partitella in famiglia o un semplice allenamento. Perché riteniamo indispensabile che supporter e squadra tornino a compattarsi al massimo come in fondo è sempre stato, ma anche e soprattutto per il fatto che non è ammissibile che i tifosi canarini rimettano piede allo "Stirpe" soltanto in occasione del ritorno della sfida di semifinale play off del 10 giugno. Come se quel maledetto pareggio contro il Foggia fosse da smaltire solo per i calciatori. Come se non si volesse cercare un modo per cancellare dagli occhi dei 16.000 e passa dell'ultima di campionato, l'immagine di quel maledetto pallonetto di Floriano. E allora perché non disputare uno o due allenamenti di questo fine settimana allo "Stirpe" a porte aperte. Permettere ai tifosi di provare a cancellare l'incubo di quel maledetto ottantanovesimo minuto, e ai calciatori di dimostrare ai loro supporter che con la testa prima e le gambe poi, sono sulla strada giusta per provare a prendersi nella post season quello che è incredibilmente sfuggito loro nella stagione regolare. Che faranno di tutti per riuscirci.
Ma che potrebbe diventare difficile,o forse impossibile, se dalla loro parte non avranno una tifoseria compatta in ogni suo singolo componente.
Quel gol subito contro il Foggia non è dipeso soltanto da una serie di errori da parte dei calciatori in campo (Matarese che non tiene palla, dopo di lui, Dionisi, Chibsah che va a raddoppiare inutilmente su Mazzeo lasciando alle sue spalle un avversario sul quale Sammarco non dovrebbe essere, ma è in ritardo; Paganini non in posizione e Matteo Ciofani che invece di stringere su Floriano lo aspetta, fino ad arrivare all'uscita infelice di Vigorito, ma è stato "preso" per "colpa" di un intero stadio che, alla pari dei calciatori e dello speaker, hanno a torto pensato che una volta ribaltato il risultato e con il Foggia fermo in mezzo in mezzo al campo, ormai fosse fatta. Tutti insieme si è fallito il primo appuntamento con la promozione che era lì a un passo. Anzi a un minuto. E solo tutti insieme si può provare a conquistarla comunque. E allora che la squadra si alleni in un paio di occasioni allo "Stirpe" a porte aperte e tutti insieme si "firmi" un patto di ferro chiamato... sogno Serie A .
Daniele Ciardi -Ciociaria Editoriale Oggi-

2 «Alimentare la naturale simbiosi città-squadra» - Per la gente e per il suo affetto

L'iniziativa di "Ciociaria Oggi": promuovere una, due, tre (perchè no?) sedute di allenamento a porte aperte, nella casa del Frosinone calcio, lo stadio Stirpe. L'idea di fondo alla base: alimentare quella simbiosi naturale tra la squadra e la città, tra gli atleti e i loro sostenitori, tra la società e il suo alveo naturale, il territorio ciociaro. Smaltita la delusione della mancata promozione diretta, ci sono altre battaglie da combattere, altre squadre da affrontare. Non se ne conosce il nome, si saprà solo dopo il confronto tra Cittadella e Bari, su quale campo non è ancora deciso.
Ma poco importa se l'avversario sarà veneto o pugliese. La prima missione da compiere è passare il turno nel doppio confronto che si prospetta. E farlo con le bandiere al vento e le immancabili sciarpe che vorticano. In una macchia indefinita di quel giallo e quell'azzurro che non sono scoloriti nella serata del drammatico pareggio con il Foggia, che nessuno ha avuto il coraggio di togliere l'in domani da balconi, cancellate, piazzali, finestre. La gente, i supporters, gli appassionati non hanno voluto interrompere un sogno che idealmente prosegue e proseguirà finchè il Frosinone avrà fiato e determinazione. Ecco, è per quella gente, per quegli appassionati, per chi la notte dopo il 2-2 con i foggiani non ha dormito, per chi quella sera allo stadio ha pianto, per quei bambini che hanno visto il castello della Serie A crollare come un castello di carte sotto il soffio del pallonetto di Floriano, ma anche per chi il giorno dopo ha armato il proprio cuore di nuove speranze, nuove forze, per chi ha il credo del Frosinone nel sangue, per chi sogna di tornare allo stadio la prossima stagione di domenica indossando le stesse magliette di sempre, per scaramanzia e per amore, per loro, aprire le porte dello stadio e mostrarsi, fragili e forti allo stesso tempo, umani, senza barriere, per abbeverarsi alla linfa vitale della vicinanza del proprio popolo...  ecco per tutto questo un allenamento senza barriere di sorta, senza teloni, senza siepi davanti agli occhi, sarebbe una gran bella cosa. Una spinta per entrambi, un ritornare a coltivare la speranza tutti insieme. Una nuova simbiosi rigenerata, cellule staminali di fraternità e sentimenti veri. Vicinanza, cuori che pulsano all'unisono. Per preparare il campo (non quello da gioco, ma quello dell'anima) alle difficoltà che separano il Frosinone, Frosinone, i frusinati, dalla massima categoria del più amato sport nostrano. Fatelo per loro, per i vostri affezionati sostenitori. Glielo dovete.
Carlo Fiorletta - Ciociaria Editoriale Oggi-

3 «Chi non ha mai "marinato" per assistere a un allenamento?» - Di padre in figlio I tifosi sono vincenti 

«Qua gioca Frosinone». Queste le poche parole pronunciate dai nostri nonni e dai nostri papà che, tenendoci per mano, ci hanno accompagnato la prima volta al Matusa.
"Noi siamo il Frosinone!". Questo uno dei tanti cori della nostra generazione, cresciuta sulle palanche della curva nord, un grido d'amore urlato al cielo con orgoglio genuino. "Frosinone Calcio" oppure "Frosinone 1928". Così i più giovani, oggi, rappresentano sui social network il club giallazzurro. L'articolo determinativo, il sostantivo, le cifre che indicano l'anno della prima iscrizione alla F.I.G.C., lievi differenze generazionali che non mutano l'essenza di un amore, puro, incondizionato, sincero. Il legame tra la squadra di calcio del capoluogo e i suoi tifosi è sempre stato forte, autentico, appassionato, indipendentemente dalla categoria o dai risultati. Un rapporto viscerale, contraddistinto, per decenni, anche da uno stretto contatto.
Siamo cresciuti, mi piace ricordarlo, nella tribuna del Matusa prima e sui gradoni del vecchio Casaleno poi, seguendo quotidianamente la squadra. Alzi la mano chi non ha mai marinato la scuola per andare a vedere gli allenamenti dei leoni giallazzurri. Quanti pomeriggi abbiamo trascorso al campo, noncuranti delle condizioni meteo o degli orari, per stare vicino ai nostri beniamini? Seguire le sedute per osservare il lavoro e le condizioni del gruppo, per capire come la squadra si sta preparando al prossimo impegno, per provare, forse ingenuamente, a trasmettere ai ragazzi impegnati ad allenarsi una qualsiasi sensazione positiva. Il tifoso del Frosinone, storicamente, ha sempre voluto essere al fianco della propria squadra, per sostenerla, incoraggiarla, spronarla, tanto nei momenti bui quanto in quelli più felici. Il calcio negli ultimi anni è radicalmente cambiato, sotto molti punti di vista. Oggi si prediligono gli allenamenti a porte chiuse, per preparare, forse con maggior riservatezza e tranquillità, la prossima partita.
In questo momento così importante e delicato della stagione, si potrebbe fare uno strappo alla regola? Tornare, come una volta, ad aprire le porte al "Benito Stirpe", la nostra nuova casa, per assistere tutti insieme ad un paio di sedute di allenamento, per trasmettere a Moreno Longo e alla squadra, soprattutto oggi, emozioni e sensazioni positive, le stesse di sempre, quelle che descrivono un amore che non finirà mai. E mai finirà.
Roberto Monforte - Radio Day

4 «Il precedente più eclatante prima della sfida col Crotone» - La scaramanzia è un titolare fisso

Nel calcio la scaramanzia è un dogma. Un titolare fisso. Quasi più importante di un bomber da venti gol, di un fantasista sforna assist o di un portiere para tutto. Dirigenti, tecnici e calciatori sono superstiziosi anche se molti faticano ad ammetterlo. Della serie: non è vero ma ci credo. Come recitava la famosa commedia di Peppino De Filippo datata 1942. Ognuno ha i propri riti.
Irrinunciabili. Guai a non seguirli. Pensate che anche i super campioni del Real Madrid, reduci dal tredicesimo trionfo in Champions League, hanno una serie di scaramanzie come la cena organizzata da Zidane, la foto di Cristiano Ronaldo, Marcelo e Casemiro all'aeroporto o le interviste pre gara rilasciate sempre agli stessi giornalisti. Per il Frosinone gli allenamenti a porte aperte potrebbero entrare far parte del misterioso e magico mondo della cabala applicata al calcio. In passato hanno portato bene soprattutto alla vigilia delle partite più importanti, quelle della vita e della storia. E quindi perché non ripeterli nel percorso d'avvicinamento a questi playoff? Il precedente più eclatante e bello risale al 12 maggio di tre anni fa. Quattro giorni prima della storica gara contro il Crotone che regalò la serie A i tifosi riempirono la tribuna del vecchio "Casaleno" per incitare la squadra verso un obiettivo memorabile. Missione compiuta. Vittoria 3-1 e promozione nel massimo campionato. A dimostrazione che l'allenamento a porte aperte è foriero di cose buone, anche durante i playoff di Lega Pro nel 2014 la società chiamò a raccolta i tifosi.
Prima della semifinale di ritorno contro il Pisa, vinta 2-1, e della finale contro il Lecce al"Comunale" che proiettò i giallazzurri in serie B dopo un indimenticabile 3-1 in rimonta ai supplementari.
La stagione scorsa poi allenamento a porte aperte prima dei due sentitissimi derby con il Latina. Sfide che il Frosinone vinse 2-1 al "Comunale" e 1-0 al "Francioni". Seduta con i tifosi pure nella settimana della semifinale d'andata a Carpi. I canarini tornarono con un confortante pareggio che però al ritorno non bastò per staccare il pass dell'ultimo atto. Insomma anche la scaramanzia spinge per aprire le porte del "Benito Stirpe" e consentire l'abbraccio dei tifosi ai propri beniamini lungo la strada che conduce agli spareggi promozione. Non è vero ma ci credo.
Alessandro Salines - Ciociaria Editoriale Oggi-