I complottisti e gli amanti dei facili pronostici sulla carta sono serviti: "scansopoli" non esiste. Non è mai esistita. Sul tappeto verde ci sono ventidue giocatori che rincorrono una palla. Chi la mette dentro vince, chi sbaglia perde. O pareggia.
Il Frosinone gioca una gara generosa ma va a strappi, il Foggia, con la mente libera sembra divertirsi molto di più e pur non avendo alcun obiettivo di classifica da raggiugerere, centra quello più importante: nello sport, così come nella vita bisogna impegnarsi e provarci. Sempre.
Si è impegnata la squadra di Stroppa, per rispetto delle avversarie che inseguivano il Frosinone e non si può fargliene una colpa. Ha giocato al calcio, per un'ora abbondante meglio del Frosinone che l'erba dello stadio avrebbe dovuto "bruciarla" invece di cincischiare sulla trequarti. Avrebbe dovuto aggredire l'avversario e mordere le caviglie, ha invece tradito ancora una volta la poca forza mentale nell'affrontare l'obiettivo più importante della stagione.
Moreno Longo l'aveva detto: per andare dritti in Serie A bisogna vincerne quattro. I canarini ne hanno vinte tre, con grande sforzo, per riportarsi in zona promozione, ma hanno sbagliato la "gara della vita". Un copione purtroppo già visto lo scorso anno: assomiglia molto alla sconfitta contro il Carpi questa mancata vittoria, pur con le dovute differenze. Il Frosinone il cuore oltre l'ostacolo l'ha gettato, hai voglia! se l'ha fatto.

Nel secondo tempo l'ha ribaltata, con un po' di fortuna, sugli sviluppi di due calci d'angolo (Paganini di testa e poi autogollonzo di Rubin). Ma quando si è trattato di gestire nel finale, con Longo che a grandi gesti mimava di abbassare i ritmi, la ricerca del gol della sicurezza ed un baricentro pericolosamente avanzato, ha aperto non una, non due, ma tre volte, le porte al contropiede del Foggia, che prima ha sbagliato con Floriano, con una presuntuosa "trivela", poi ha fallito per pochi centimetri l'assist vincente a Mazzeo, infine ha fatto centro sempre con questa coppia protagonista: Mazzeo tiene palla e gira intorno a Sammarco, poi lancia l'ex Carrarese che supera con uno scavetto Vigorito.
Lo "Stirpe" ammutolisce. Lo stesso silenzio irreale che nella scorsa stagione, sempre in una fresca serata di maggio, piombò sul "Matusa". Sugli smartphone di quindicimila spettatori campeggia il 2-2 di Spor t Frosinone-Foggia, lo 0-2 di Parma a La  Spezia e l'1-2 del Palermo a Salerno. Che tradotto in punti, significa Parma in Serie A grazie agli scontri diretti con il Frosinone (altri corsi e ricorsi incredibili, nel 2017 fu il Verona a spuntarla per un gol), Frosinone terzo (almeno questo... fattore campo assicurato in caso di finale) e Palermo quarto.

La serata era cominciata con una coreografia fantastica, in Curva Nord la scritta "A"in giallo e azzurro contornata dal tricolore, dalla parte opposta la data di nascita del Frosinone, sempre in giallo e in azzurro. I colori dominanti. I colori che nei giorni che hanno preceduto questa sfida, timidamente (forse per scaramanzia) avevano cominciato a colorare cancelli e balconi, marciapiedi e giardini. Proseguita con un inizio gara brillante da parte di entrambe le squadre, ma con un Foggia abile a cambiare lato di campo a ripetizione per trovare l'uomo libero sulle fasce. I giallazzurri, seppur con una linea a quattro difensiva, hanno sofferto molto questo tipo di impostazione e faticato anche a contenere le verticalizzazioni sull'asse Beretta-Mazzeo.
Campo scivoloso, tanti errori, il Foggia passa con Mazzeo che raccoglie da Rubin.
Si mette male e si va negli spogliatoi a rifletterci su. Al rientro il Frosinone assomiglia a quello visto con il Venezia. Reazione furiosa e forcing che porta a diversi calci d'angolo.
Su uno di questi si avventa Paganini per l'1-1. È il minuto 67, i ciociari hanno poco più di 20' per vincerla. Quasi ci riescono, sull'ennesimo corner, Rubin prova a spazzare, la parabola di Ciano è insidiosa e il centrocampista la infila nella sua porta. Noppert, che toglie dall'incrocio una punizione strepitosa di Ciano, non può nulla.
Sembra fatta. Sulle ali spingono Matarese (per Krajnc) e Paganini indemoniati. Sarebbe il caso di provare a gestire, ma il Frosinone vuole chiuderla. Anche perchè il Foggia sembra stanco, un paio di giocatori si fermano per i crampi.
Corre il minuto 88' quando la difesa pugliese libera, la palla arriva a Mazzeo che si sorpassa in giravolta Sammarco e Konè propiziando il 2-2 in contropiede mentre scocca l'89'. Il resto è nelle immagini e nel vociare sommesso dello stadio. Che prima fischia, poi applaude, in un miscuglio di emozioni diverse.

Alla fin fine i giocatori hanno dato tutto. Anche l'anima. Ci hanno provato in tutti i modi,non solo ieri (finale eccellente di campionato). Non è bastato. Ma non è finita. Si va ai playoff, bisogna crederci. Sempre.