Riscossione dei crediti: messa in mora, decreto ingiuntivo e precetto. Cosa sono, come funzionano e quali sono i tempi. Tutti i beni sono pignorabili e in quale misura?  Ne parliamo con l'avvocato Valentina Madonna.

«In un mondo oramai intimamente legato alla realtà virtuale, possiamo definire il "diritto di credito" una entità puramente astratta,  un concetto che – in assenza di strumenti che ne conferiscano concretezza – resta vincolato a un mondo incorporeo e intangibile. Occorrono, pertanto, degli strumenti che consentano al credito di lasciare il mondo platonico delle idee e di interfacciarsi con quello concreto, reale e venale della vita di ogni giorno: gli strumenti che il legislatore ha creato a tal fine, fra gli altri, sono propriamente la messa in mora, il decreto ingiuntivo, il precetto ed, infine, il pignoramento - ha spiegato l'avvocato Valentina Madonna - Ogni strumento ha una precisa collocazione nel tempo e nello spazio, un po' come i gradini di una scaletta, da percorrere uno alla volta per giungere alla vetta, ove immaginiamo siano stati posti i nostri crediti».


Partiamo dalla messa in mora e saliamo insieme i primi tre gradini della scala. Come si procede e in quali tempi?
« Sul primo dei pioli, vi è la messa in mora. Normalmente inviata per raccomandata, con avviso di ricevimento, la messa in mora è un'intimazione, un invito ad adempiere in un brevissimo termine, pena la successiva azione giudiziaria. La messa in mora è rilevante perché, fra gli altri effetti, interrompe la prescrizione (che potrebbe essere definita, in termini non troppo giuridici, una perdita di interesse per il proprio credito): con la messa in mora, in sostanza, il creditore fa sapere al debitore che è ancora interessato a ottenere quanto dovuto - ha continuato l'avvocato Madonna - Se il debitore continua a non rispondere neanche a un'intimazione formale, allora saliremo il secondo gradino della scala, avventurandoci nella procedura per ingiunzione di pagamento

Il creditore, che in questo caso assumerà le vesti del "ricorrente", potrà adire direttamente il giudice che, nel caso di credito "certo, liquido ed esigibile" (come scrive l'art. 633 c.p.c.), nei successivi trenta giorni, emetterà - senza sentire le ragioni del debitore e, pertanto, nella sua silente assenza – un decreto ingiuntivo, ovvero un ordine di pagare una somma (ad esempio, un centesimo), di consegnare una quantità di "cose fungibili" (ad esempio, un chilo di mele) o di consegnare una cosa determinata (ad esempio, un dipinto di Modigliani). Ovviamente, posto che il debitore nulla sa di tutto questo, il Giudice potrà accettare la richiesta del creditore solo se quello che chiede è certo e determinato e se esiste una prova scritta (apparentemente) inconfutabile.

A questo punto, il creditore dovrà (entro sessanta giorni) notificare al povero debitore, ignaro di tutto, il ricorso ed il decreto  ingiuntivo: a quel punto, entro quaranta giorni, il debitore potrà finalmente far sentire la propria voce proponendo opposizione all'ingiunzione notificata (magari adducendo di aver pagato il centesimo; di aver consegnato il chilo di mele o che il diritto alla restituzione del dipinto di Modigliani si è prescritto).  Se il debitore resta in silenzio, il creditore (felicemente) chiederà che al decreto ingiuntivo sia apposta la cosiddetta formula esecutiva, ovvero un timbro sul quale vi è il comando, a tutti gli ufficiali giudiziari, di far sì che quello che è scritto nel decreto si avveri.

Un po' come l'ordine del "re ai propri cavalieri" o, per restare in tempi più recenti, come il timbro all'ingresso della discoteca: un lasciapassare per entrare e ritirare la propria consumazione. Il creditore salirà così sul terzo piolo della scaletta. Attenzione - mette in guardia l'avvocato Madonna - In determinate occasioni, il giudice potrà concedere al creditore un "bonus": potrà dotare subito il decreto della formula esecutiva, cosicché il creditore notificherà immediatamente il decreto ingiuntivo ed il precetto al debitore ignaro». 

Al quarto "gradino", l'atto di precetto. In vetta, il pignoramento. Ma tutti i beni possono essere pignorati? Possiamo evitarlo?
«Al quarto gradino, vi è l'atto di precetto: un'altra intimazione ufficiale al nostro debitore, ma questa volta più seria. Se, difatti, questi non obbedirà a quanto scritto nel decreto nel termine di dieci giorni, subirà l'esecuzione forzata: vale a dire che il creditore salirà tutti i gradini della scalinata e si prenderà con forza, tramite gli ufficiali giudiziari, quello che gli è dovuto.

Se il creditore commette qualche errore nel precetto, il debitore può opporsi ma per motivi più limitati rispetto alla precedente opposizione. E', pertanto, necessario essere molto attenti alle notifiche, conservare le buste con il timbro e, soprattutto, considerare che la compiuta giacenza è valida: se ci dimentichiamo di ritirare una raccomandata alla posta, gli effetti potranno essere nefasti. Siamo, così, arrivati ad un passo dalla vetta: il pignoramento. Il creditore, entro novanta giorni dalla notifica del precetto, chiederà agli ufficiali giudiziari di prendere con la forza i beni del debitore, che saranno trattenuti o venduti, in modo da soddisfare il proprio credito.

Non ogni tipo di bene, tuttavia, può essere pignorato: i beni di culto, di stretta necessità, gli strumenti di lavoro; il cane, o il gatto, del debitore; l'anello nuziale (per richiamarne alcuni di cui all'art. 514 c.p.c.), sono intoccabili. Del pari, è pignorabile solo un quinto dello stipendio del debitore,purché a questi resti almeno un minimo vitale, valutabile sui 500 euro. Per concludere, quindi, fermo restando che ogni credito ha diritto ad essere soddisfatto, il debitore ha dei mezzi per "far retrocedere", o addirittura per fermare, il creditore, ma occorre che sia tempestivo: man mano che il primo avanza, difatti, sarà sempre più difficile per il secondo far sentire la propria voce».