La messa alla prova: quell'obbligo che "ripara" il danno senza punire. Ecco di cosa di tratta e quando è possibile accedervi. Ne parliamo con l'avvocato Simona Petroccione.

In cosa consiste concretamente?
«La sospensione del processo con messa alla prova è una modalità alternativa di definizione del processo, introdotta con la legge del 28 aprile 2014, la numero 67, entrata in vigore nel maggio successivo, utilizzabile sin dalla fase delle indagini preliminari, che consente di pervenire a una pronuncia di proscioglimento per estinzione del reato in caso di esito positivo del periodo di prova a cui l'indagato/imputato chiede di accedere - ha spiegato l'avvocato Simona Petroccione - Tale istituto trova oggi una diffusa applicazione per tutti quei reati che presentano un tasso di disvalore circoscritto (si pensi ad esempio al reato di guida in stato di ebrezza e non solo), permettendo così a chi si trova sottoposto ad un procedimento penale per reati meno gravi di evitare una condanna attraverso lo svolgimento di lavori di pubblica utilità, di attività di volontariato di rilievo sociale e dell'affidamento al servizio sociale».



Chi ha diritto a richiedere la messa alla prova?
«La condizione per presentare la richiesta di messa alla prova è che si proceda per reati che siano puniti con la sola pena edittale che non sia superiore (se detentiva) a quattro anni, sia essa congiunta o alternativa alla pena pecuniaria nonché per i delitti indicati dal comma 2 dell'articolo 550 del C.p.p. Per esemplificare, parliamo di violenza o minaccia al pubblico ufficiale; resistenza a pubblico ufficiale; oltraggio a un magistrato in udienza; violazione di sigilli; rissa; lesioni personali stradali; furto aggravato; ricettazione; guida in stato di ebrezza. Non può essere concessa più di una volta ed è esclusa nei casi in cui l'imputato sia stato dichiarato dal giudice delinquente abituale o per tendenza».

Può essere retribuita?
«La condicio sine qua non dell'ammissione all'istituto è però rappresentata dal lavoro di pubblica utilità ovvero (articolo 168-bis, comma 3, cp) da una prestazione non retribuita in favore della collettività, da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, le aziende sanitarie o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato. Il lavoro di pubblica utilità - ha continuato l'avvocato Petroccione - non può pregiudicare le esigenze di studio, lavoro, famiglia e salute dell'imputato e si svolge nei tempi stabiliti dal Giudice nell'ordinanza, sicuramente per un periodo non inferiore a 10 giorni anche non continuativi».

Come accedere?
«La richiesta può essere proposta, personalmente o per mezzo di procuratore speciale fino a che non siano formulate le conclusioni o fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio. Nel corso delle indagini preliminari, la richiesta deve essere presentata alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari il quale deve trasmetterla al pm per il parere. Qualora il parere sia positivo, il pubblico ministero deve trasmettere il fascicolo, insieme alla formulazione dell'imputazione, al giudice affinché fissi l'udienza in Camera di Consiglio e ne dia avviso alle parti e alla persona offesa che ha diritto di essere citata e sentita.

Una volta presentata l'istanza, corredata dal programma di trattamento, richiesto all'Ufficio di esecuzione penale esterna competente o dalla richiesta inoltrata all'Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) e finalizzata alla sua elaborazione, il giudice procede alla valutazione. Occorre sottolineare che, comunque, la richiesta di messa alla prova non costituisce ammissione del fatto - ha sottolineato l'avvocato Petroccione - Qualora ricorrano tutti i presupposti, sarà emessa un'ordinanza, con conseguente sospensione del processo, per un periodo non superiore ad un anno per reati puniti con pena pecuniaria; due anni per quelli puniti con pena detentiva»

Cosa fa, nella messa alla prova, l'Ufficio di esecuzione penale esterna?
«Compito dell'Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) sarà quello di avviare un'indagine socio-familiare finalizzata alla elaborazione del programma di trattamento predisposto con l'imputato con l'adesione degli enti territoriali interessati. Durante l'esecuzione del programma, l'Uepe riferisce al giudice sull'andamento del programma, con relazioni periodiche e una relazione finale, può farsi promotore di modifiche, abbreviazioni e persino della revoca della messa ala prova in caso di grave inosservanza delle prescrizioni o di commissione di nuovi reati non colposi.

Alla scadenza del periodo di prova, l'Uepe trasmette al giudice una relazione dettagliata sul decorso e sull'esito della prova e, laddove la prova abbia conseguito i risultati stabiliti, il giudice pronuncia sentenza con la quale dichiara il reato estinto. Una sentenza che non sarà visibile sul casellario ad uso dei privati: l'annotazione risulterà solo sul casellario richiesto dalla pubblica amministrazione e non rappresenta naturalmente un precedente penale, ma è finalizzata ad evitare che un soggetto possa richiedere la messa alla prova più di una volta. Qualora invece l'esito della prova sia negativo, il giudice disporrà con un'ordinanza non impugnabile che il processo riprenda il suo corso dalla fase in cui è intervenuta la sospensione.
In conclusione, la messa alla prova è la strada più semplice per evitare il processo e la condanna, l'esito finale auspicato è l'estinzione del reato».