Le garanzie difensive dell'imputato nell'ambito di un processo sono sempre garantite? E il giudice è sempre assolutamente neutrale? Esiste, dunque, il giusto processo? Ne parliamo con l'avvocato Antonio D'Alessandro. 

Cosa si intende per giusto processo?
«Il nuovo articolo 111 della Costituzione (in virtù della L. Cost. 23/11/1999 n. 2, in vigore dal 7/02/2000) ha codificato il principio del giusto processo, che si colloca nell'ambito di un processo penale di tipo accusatorio e si esplica in alcuni principi fondamentali che di seguito si richiameranno.Ma prima di ogni cosa occorre chiedersi: quanto un processo è giusto? Invero, il processo è giusto quando è celebrato in conformità della Legge, pertanto, con la corretta osservanza da parte del giudice delle regole di diritto processuale e di diritto sostanziale - ha spiegato l'avvocato Antonio D'Alessandro - In primo luogo, il giusto processo richiede che il giudice sia terzo ed imparziale. Per questo il legislatore prevede le ipotesi di incompatibilità, così come gli istituti della ricusazione, astensione e rimessione, alfine di garantire che effettivamente il giudice sia terzo ed imparziale rispetto alle parti processuali necessarie (ad esempio, un giudice che ha una controversia civile risarcitoria con l'imputato non può di certo giudicarlo)».

Cosa prevede il rispetto della parità tra accusa e difesa?
«Tale principio è l'espressione di un modello processuale accusatorio, per cui la partecipazione dell'accusa e della difesa su basi di parità in ogni stato e grado del procedimento si esplica nella parità tra le parti principalmente nella ricerca e nella formazione della prova - ha ancora argomentato l'avvocato D'Alessandro -  In attuazione di tale principio il legislatore (con l'articolo 391 bis e successivi del codice di Procedura penale, di cui alla Legge 397/2000) ha codificato le indagini difensive che consentono all'avvocato penalista di ricercare le prove a favore dell'indagato con i colloqui, con la ricezione di dichiarazioni e assunzioni di informazioni, di chiedere documentazione alla pubblica amministrazione, di accedere a luoghi e documentazione».

Altro fondamentale pilastro del "giusto processo", il contraddittorio tra le parti 
«Sì, nel sistema accusatorio la decisione del giudice si fonda sulle prove fornite dalle parti in contrapposizione dialettica tra loro. Ne consegue che ogni parte ha il diritto ad ottenere l'ammissione e la valutazione delle prove a favore giudicate rilevanti ma anche a partecipare alla formazione della prova fornita dalla controparte - ha spiegato ancora l'avvocato D'Alessandro - Pertanto, il difensore dell'imputato in virtù di questo, sette giorni prima della data fissata per il dibattimento, può depositare nella cancelleria del Giudice procedente la lista di testimoni, periti o consulenti di cui chiede l'esame (art. 468 c.p.p.) e, in ogni caso, anche senza aver presentato la propria lista, come spesso accade al difensore d'ufficio, che non ha contatti con il proprio assistito, ha diritto di controesaminare i testi della pubblica accusa o delle altre parti private, ad esempio la parte civile. All'esito del dibattimento il giudice che emette la sentenza di primo grado, in virtù dell'art. 525 c.p.p., deve essere lo stesso che ha partecipato al dibattimento. Il processo, per essere giusto,  deve poi avere una ragionevole durata. Tale principio, introdotto per limitare la durata dei processi, è previsto nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (ogni persona ha diritto ad un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole) tanto è vero che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha sottolineato l'importanza di rendere giustizia, senza ritardo, per evitare che una persona accusata resti troppo tempo a lungo in stato di incertezza rispetto al proprio destino».

E se non viene rispettata la ragionevole durata del processo?
«La Legge n. 89/2001, nota come la Legge Pinto, recependo quanto sopra, prevede e disciplina di diritto di richiedere un'equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subito per l'irragionevole durata di un processo. Per cui, la proposta ultima di sospensione della prescrizione dopo il giudizio di primo grado, è in evidente contrasto con il principio costituzionale della ragionevole durata del processo, il processo è già una pena che non può durare all'infinito: questa è una regola di civiltà prima umana e poi giuridica - ha ancora dichiarato l'avvocato D'Alessandro - Per cui, concludendo, la celebrazione di un giusto processo avviene con il rispetto delle regole scritte, in ossequio al principio di legalità, del diritto processuale e sostanziale perché, per esempio, l'omicida ed il ladro non possono avere lo stesso trattamento sanzionatorio. Entrambi vanno processati nel rispetto delle regole (che sono uguali per entrambi) ma l'omicida offende il bene della vita, il bene più prezioso, ed il ladro offende il bene patrimonio, la pena deve essere simile in casi simili, diversa in casi diversi. E quando un giudice decide in sentenza, motivando, indica ai cittadini anche la scala dei valori che il nostro ordinamento considera gradatamente meritevoli di tutela».