L'omicidio stradale è un reato proposto da una legge di iniziativa popolare per poter istituire una fattispecie penale che comminerebbe pene intermedie fra l'omicidio volontario e quello colposo, con l'arresto in flagranza di reato e l'interdizione a vita dalla guida di veicoli (cosiddetto "ergastolo della patente"). Ma i dubbi in merito sono ancora molti. Ne parliamo con l'avvocato del Foro di Cassino, Andrea Pagliarella.

«La legge numero 41 del 23 marzo 2016, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo e in vigore dal giorno successivo, ha introdotto nel nostro ordinamento una nuova fattispecie di reato: l'omicidio stradale, introdotto nel nostro ordinamento con la L. 41/2016, in vigore dal 25 marzo del medesimo anno. Nel dettaglio, ci riferiamo all'art. 589 bis del codice penale, il quale prevede tre diverse ipotesi di gravità alle quali corrispondono, com'è naturale, tre diversi trattamenti sanzionatori – ha dichiarato l'avvocato Andrea Pagliarella - In generale, l'articolo 589bis punisce chiunque cagioni, per colpa, la morte di una persona a seguito della violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale. La pena, in questo caso, è la reclusione da due a sette anni, peraltro la stessa già prevista dall'articolo 589 del codice penale.  Diverso, però, è il caso in cui la morte di una persona sia causata per colpa da chiunque si ponga alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica quantificato con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l o in stato di alterazione psico-fisica derivante dall'assunzione di sostanze stupefacenti: la previsione sanzionatoria è più pesante, ovvero la reclusione da otto a dodici anni. L'ultima ipotesi prevista dall'articolo 589-bis si verifica, invece, nel caso in cui la morte di una persona sia cagionata per colpa dal conducente di un veicolo a motore che si trovi in stato di ebbrezza alcolica quantificato con un tasso alcolemico compreso tra 0,8 e 1,5 g/l: in tal caso, infatti, la pena è quella della reclusione da cinque a dieci anni».

La stessa pena è prevista anche in altre ipotesi?
«Innanzitutto, quando la morte è causata dal conducente di un veicolo a motore che circoli nel centro urbano a una velocità almeno pari al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h o che circoli su strade extraurbane a una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita. Inoltre, quando la morte è causata dal conducente di un veicolo a motore che attraversi un'intersezione con il semaforo rosso o circoli contromano – ha continuato l'avvocato Andrea Pagliarella -Infine, quando la morte è causata dal conducente di un veicolo a motore che inverta il senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o che sorpassi un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di una linea continua. Delle tre ipotesi sanzionatorie previste per l'omicidio stradale colposo, la più grave è quindi quella della reclusione da otto a dodici anni.  Oltre ai casi appena esposti, essa si applica anche in una fattispecie particolare: allorquando in capo al conducente sia stato riscontrato uno stato di ebbrezza lieve (ovverosia un tasso alcolemico compreso tra 0,8 e 1,5 g/l) ma egli eserciti professionalmente un'attività di trasporto di persone o cose».

Quando sono previste le aggravanti e quando la pena viene diminuita?
«Tale aggravante, più nel dettaglio, è identificata con il caso in cui l'omicidio stradale sia derivato dalla condotta di una persona sprovvista di patente di guida o la cui patente sia stata sospesa o revocata. Un'ulteriore circostanza aggravante, questa volta a efficacia speciale, è prevista poi dal successivo articolo 589ter del codice penale, anch'esso introdotto con la L. 41/2016 – ha spiegato l'avvocato Pagliarella - Tale norma, infatti, prevede che la pena sia aumentata da un terzo a due terzi e comunque non sia inferiore a cinque anni nel caso in cui il conducente che abbia cagionato un omicidio stradale si sia dato alla fuga. In altri casi, invece, la pena prevista per l'omicidio stradale è diminuita: fino alla metà nel caso in cui l'evento morte non derivi esclusivamente dall'azione o dall'omissione del colpevole. Per l'omicidio colposo stradale, peraltro, è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza di reato, seppure solo in determinati casi».

Torniamo alla patente... Quando è revocata, quando sospesa?
«Com'è ovvio, le conseguenze del reato di omicidio stradale ricadono anche sulla patente di guida. Infatti, mentre il giudizio è in corso, è possibile che il Prefetto disponga la sospensione provvisoria della patente – argomenta ancora l'avvocato Pagliarella - per una durata massima di cinque anni, prorogabile a dieci anni in caso di condanna non definitiva. Fa eccezione il caso di omicidio stradale semplice, per il quale la sospensione è possibile ma per massimo tre anni e senza possibilità di proroga. In altri casi, invece, è prevista la revoca automatica della patente: si tratta delle ipotesi di condanna o di patteggiamento anche condizionale. Il documento di guida può essere recuperato solo dopo che siano decorsi 15 anni (che divengono 5 laddove non si tratti di omicidio ma di lesioni). L'introduzione del reato particolare di omicidio stradale ha comportato, poi, la modifica del sesto comma dell'art. 157 c.p., con conseguente raddoppio dei termini di prescrizione nel caso in cui il reato sia commesso da un soggetto in stato di ebbrezza alcolica con tasso superiore a 1,5 g/l o da un soggetto che sia sotto l'effetto di sostanze stupefacenti oltre che in caso di omicidio e lesioni personali colposi plurimi».