Luca, disabile, 13 anni, ha preso una decisione. Quest'anno vuole imparare a ballare. In coppia. Lo ha detto alla sua mamma e al suo papà e loro - che la parola "fatica" la incamerano a ogni sorso di ossigeno - hanno acconsentito. Figlio unico e "combattente" dalla nascita.

Due angeli al suo fianco, sono i genitori che dedicano la loro vita a questo figlio "speciale". Non corre su un prato, non canta a squarciagola con le cuffie alle orecchie e non può prepararsi il borsone per la partita di calcetto, ma quando i suoi occhi sorridono è il cuore che si spalanca. Dopo aver fatto parlare di sé alla maratona di Roma, compiuta grazie a un innesco di umanità che ha fatto accendere la miccia della solidarietà, ora Luca ha un altro desiderio. I balli di coppia, trascinato dalla musica e da sentimenti di condivisione.

Ci sono "eroi" silenziosi che camminano nella vita di tutti i giorni. Al fianco di ognuno mentre si corre e ci si agita per far quadrare la giornata. Non hanno effetti speciali nel taschino né pozioni per rendere meno amara la vita. Semmai hanno la combinazione giusta per mettere insieme cuore e ragione. E per non arrendersi.

Entrare nella casa di Luca significa incontrare "tre guerrieri". Lui, innanzitutto, che ha iniziato a combattere sin dal suo primo respiro. È nato il 19 gennaio del 2006 al policlinico Gemelli a 34 settimane di gestazione con una grave idrocefalia triventricolare postemorragica. Ha trascorso i suoi primi tre mesi nel reparto di terapia intensiva neonatale. 

Un posto pieno di persone meravigliose che lo hanno accudito professionalmente e umanamente. Ma non è certo la "culla" casalinga dove un neonato deve emettere i suoi primi vagiti. Ma lui, il guerriero Luca, non si è mai arreso. Al posto delle braccia amorevoli della mamma, delle simpatiche "smorfie" dei parenti in processione davanti a un fiocco celeste, delle musiche dei carillon, è dovuto entrare ed uscire da una sala operatoria. Diversi gli interventi, fino a quando non è stato trasferito per un altro mese nel reparto di neurochirurgia infantile, per l'ultima operazione alla testa. L'11 maggio 2006 Luca torna a casa, a Cervaro, con i suoi genitori, tra gioia e ansie.

Tra quelle mura domestiche si celano altri due eroi con un nome comune: sono "mamma e papà" che stanno dedicando la vita al loro Luca.
A dieci anni i "tre guerrieri" decidono l'impossibile. Luca avrebbe corso alla maratona di Roma: 42 km grazie al progetto "I 42.195 passi di Luca per Genitin onlus". Per lui, i panni dello sportivo, nonostante abbia continuato ad affrontare mille difficoltà legate alla sua disabilità sia motoria che neurologica: ricoveri, interventi, controlli, terapie. A correre al suo fianco, fisicamente, c'è l'amore di un papà e l'aiuto di una bicicletta/carrozzina "speciale" costruita in lega leggera di alluminio.

L'obiettivo? Aiutare Luca e tutti gli altri guerrieri della terapia intensiva neonatale del Policlinico Agostino Gemelli a raggiungere il loro traguardo. Con Max Giusti nei panni del testimonial. La corsa è stata dedicata a quanti pensavano che quei "passi" non sarebbero mai stati possibili e invece li hanno compiuti tutti. Dedicata a chi non si arrende. A chi sente il fiato corto. A chi vede tutto nero. A chi piange in silenzio. Una maratona di storie, di avvenimenti, di piccoli e grandi miracoli. Accanto a Luca ben 25 ragazzi che lo hanno sostenuto lungo ognuno di quei "passi". Tutti a coccolarlo e a sentirsi coccolati dalla sua voglia di farcela. Che gran festa!

I passi
Quei 42.195 passi non sono mai finiti. Li compie anche oggi che ha 13 anni e frequenta la scuola media a Cassino dove arriva solo se accompagnato dai genitori. I servizi? Scarsi, per la verità. Oppure a intermittenza. La solidarietà, certe volte, non colma le esigenze e Luca cresce e diventa grande con i suoi due guerrieri accanto. La maratona è sempre più difficile. Da una parte quell'animo da bambino alla ricerca di abbracci e di coccole materne, dall'altro il lento cammino verso l'età adulta, quei suoi occhi che si paragonano con gli altri, che vogliono scrutare il mondo, abbracciare la realtà come i suoi compagni di classe.

Per mamma e papà è un impegno enorme. Anche una semplice gita fuori porta va pianificata in ogni dettaglio. E quella mano, Luca, non la stacca mai anche se muove i passi da solo. Piano piano. Non può correre, non può prepararsi il borsone per una partita di calcetto, non può farsi la doccia senza quella mano ma ha deciso di ballare. Per rimettere in pista il desiderio di farcela.

La società e la giusta rete di sostegno? I grandi assenti di un'epoca secolarizzata. Poco per i bisogni essenziali, figuriamoci ballare! Ma nulla è impossibile all'amore. Così ci hanno pensato i genitori e quest'anno Luca è stato iscritto a una scuola di ballo paralimpico, in una struttura a Cassino.

Di fronte a lui e ai suoi deambulatori, un'altra bimba speciale. Insieme alla musica compongono un quadro che scalda il cuore. Lui è felice. Non lo dice ma gli ridono gli occhi. Per mamma e papà è una gioia unita a tanta fatica. Loro compiono la maratona tutti i giorni. E' sempre più in salita, non finirà mai, ma esiste qualcosa che sigilla cielo e terra e avvolge tutto. "C'è una mia amica - racconta mamma Lorisa - che dice che l'amore muove tutto. Io penso che sia così. L'amore e la speranza tra mille difficoltà. Senza è più difficile".

Chi non la conosce, può incontrarla magari al bar e vedere una donna come tante altre, allegra e pronta a una giornata di lavoro dopo aver accompagnato il figlio a scuola. Magari sfogarsi pure. Chi la conosce, entra nella storia dei "tre guerrieri" e si ferma un attimo. Fa un passo indietro. Riflette. Lei, il marito, Luca. La famiglia. Gli amici che entrano ed escono da quella casa. E quella musica che fa ballare e sorridere il cuore. Un "miracolo" moltiplicato per 42.195 passi tutti i giorni. In silenzio. Senza lamentarsi. Con un sorriso.