Molti hanno un'errata comprensione dei termini "femminista" e "maschilista", ponendoli sullo stesso piano e dando loro significati speculari e analoghi, alternativi: come faremmo con "europeo" e "americano", o "conservatore" e "progressista", e come se il maschilismo chiedesse per gli uomini ciò che il femminismo chiede per le donne.

È forse opportuno quindi spiegare meglio che – linguisticamente e storicamente – non è così. Il vocabolario Treccani definisce così il "maschilismo": «Termine, coniato sul modello di femminismo, usato per indicare polemicamente l'adesione a quei comportamenti e atteggiamenti (personali, sociali, culturali) con cui i maschi in genere, o alcuni di essi, esprimerebbero la convinzione di una propria superiorità nei confronti delle donne sul piano intellettuale, psicologico, biologico, ecc. e intenderebbero così giustificare la posizione di privilegio da loro occupata nella società e nella storia».

Il maschilismo è dunque un atteggiamento che si manifesta in contesti sociali e privati e che si traduce in pratiche quotidiane che possono essere violente, repressive, offensive o anche semplicemente paternalistiche, basate sulla convinzione che gli uomini siano superiori alle donne: partendo da una innata differenza biologica, la minore forza fisica femminile, e dalle sue conseguenze storiche, il maschilismo stabilisce una gerarchia tra uomini e donne, in cui le donne sono considerate "naturalmente" inferiori anche sul piano intellettuale, sociale e politico. Il maschilismo è dunque una forma di sessismo, cioè una discriminazione nei confronti delle persone basata sul genere sessuale. Come ogni discriminazione, trasforma le differenze in pretese di superiorità, confondendo le due cose.

Ma per saperne di più segui la puntata di Freewom e commenta!