I giornali da sempre, da quando esistono, sono testimoni della storia. La loro presenza è sintomo di vivacità culturale e in più hanno la grande funzione sociale di aiutare chi vuole conoscere e capire meglio la realtà che si vive quotidianamente. Oggi i giornali soffrono, ma c'è stato un tempo in cui il fermento e lo spirito di iniziativa degli editori, alcuni anche improvvisati, avevano costruito una realtà che, a raccontarla oggi, sembra essere uscita dalla penna di qualche romanziere dotato anche di una certa fantasia.

L'EGEMONIA DELLA CHIESA

Come racconta Maurizio Federico nei suoi corposi studi sulla storia della nobile città di Frosinone, fino all'annessione al Regno d'Italia, l'unico giornale quotidiano disponibile in città era L'Osservatore Romano, organo ufficiale della Chiesa Cattolica, che era diffuso tra il numeroso clero, tra i funzionari della Delegazione pontificia, tra le famiglie della piccola aristocrazia locale e tra i possidenti legati al potere pontificio. Il 20 settembre 1870, il giorno della breccia di Porta Pia, il giorno della fine del potere temporale della Chiesa, L'Osservatore Romano uscì, in segno di evidente protesta contro gli "invasori" italiani", con le pagine completamente bianche e con l'annuncio in prima pagina della sospensione delle pubblicazioni che sarebbero, però, riprese il 17 ottobre successivo.

A Frosinone divenuta "italiana" iniziarono ad arrivare diversi giornali nazionali. Il primo fra tutti fu la "Gazzetta Piemontese" di Torino, che dal 2 gennaio 1895 sarebbe diventata "La Stampa", che aveva raccontato sulle proprie colonne con dovizia di particolari l'avanzata lungo la via Casilina delle colonne dell'esercito italiano, provenienti dal meridione in direzione di Roma, e la cacciata da Frosinone delle guarnigioni papaline.

Oltre alla "Gazzetta Piemontese" arrivarono in città altri giornali, stampati in massima parte a Roma, come L'Opinione, Il Diritto, Il Popolo Romano e La Libertà, tutti di orientamento liberale  o, comunque, vicini al Governo italiano, che trovano tra i loro lettori i funzionari del nuovo Stato, i militari di stanza nella città, i giudici, gli avvocati, gli insegnanti, i professionisti e, in buona sostanza, i rappresentanti della società istruita.

A Frosinone, nonostante il vento della storia fosse cambiato con l'annessione al Regno d'Italia e la fine del potere temporale della Chiesa, le relazioni dei sottoprefetti denunciavano ancora una mancanza "di fiducia nella stabilità del Governo italiano e i clericali spargono la voce sull'imminente restaurazione del Governo pontificio, essi sono creduti – aveva ad esempio scritto il sottoprefetto Rossi il 5 luglio del 1872 – ove è maggiore l'influenza dei preti coadiuvata dalla stampa clericale che è diffusa in tutti i comuni non essendovi prete cui non giunga La Frusta, La Voce della Verità e altro simile periodico, mentre i giornali seri ed onesti arrivano appena nei centri popolosi e sono letti da pochi, avendo scaltramente i preti dato ad intendere  che quella lettura faccia incorrere nella scomunica".

LE PRIME TESTATE LOCALI

Racconta ancora Maurizio Federico che la situazione di monopolio praticamente assoluto e di controllo soprattutto delle coscienze da parte dalle strutture ecclesiastiche venne rotta a partire dal 1874, ovvero quando, in maniera pionieristica, a Frosinone città apparvero le prime testate giornalistiche locali: Il Lampo, pubblicato dall'ex garibaldino Aristide Salvatori, e il Corriere dei Volsci, diretto da Francesco Galloni. L'attivismo editoriale di Salvatori portò, poi, anche alla nascita nel 1877 de L'Agitatore e de L'Amico del Popolo nel 1879.

Queste esperienze editoriali ebbero, però, vita breve e Frosinone rimase per un certo periodo senza pubblicazioni locali; fino a quando, nel 1881, nel mese di maggio, con lo sbocciare della primavera si aprì una stagione fiorente che portò da lì fino alla fine del secolo alla nascita di ben 25 testate giornalistiche locali. Un boom sorprendente se si pensa a quelle che erano le condizioni economiche dell'epoca e, soprattutto, il tasso di alfabetizzazione della popolazione: una comunità di 10.000 abitanti, l'80% dei quali analfabeti.

Apparvero sulla scena i fratelli Fortuna: Alessandro dal 1° maggio 1881 diede alle stampe una nuova edizione dell'Amico del Popolo, mentre Oreste, poco dopo, iniziò le pubblicazioni de La Falce. Subito dopo nacquero numerosi altri fogli di orientamento principalmente liberaldemocratico, repubblicano e socialista, mentre molto dopo si riaffacciarono giornali  di stampo clericale.

I NOMI DEI GIORNALI FRUSINATI

Tra le testate si annoveravano: Il Censore (1883), Ricciotti  - vecchio Amico del Popolo (1884), L'Eco del Lazio (1884), Il Censore Nuovo (1885), Il Progresso (1885), La Vespa del Lazio (1886), Il Ciociaro (1886) e Il Patriotta (1888). Poi, negli anni Novanta del 1800, uscirono: L'Aurora (1890), L'Elettore (1890), La Voce dei Maestri (1891), Il Popolo (1892), L'Indipendente (1892), La Battaglia  (1893), Il Cosa (1894), Il Cittadino (1896) e La Nuova Gazzetta Latina (1900). E poi, con l'avvento del ventesimo secolo Il Popolano (giornale socialista frusinate), il Buon campagnolo (giornale di propaganda agricola popolare a cura della Cattedra ambulante di Frosinone), la nuova edizione de L'Indipendente (foglio democartico – repubblicano), Il Risveglio (quindicinale letterario mondano).

Le collezioni più o meno complete di questi sono giunte a noi perché conservate all'Emeroteca Nazionale di Firenze che, per legge, dal 1880, è depositaria di tutte le pubblicazioni di stampa, alcune delle quali sono andate però perdute o distrutte con la grande alluvione del 1966. Tra quelle di cui si è persa traccia vale la pena ricordare Il Corriere dei Volsci, L'Eco delle scuole popolari e La Speranza, due giornali sindacali del mondo della scuola, Vita Nuova, diretto da Cesare Bracaglia, pubblicato solamente nel corso della campagna elettorale  del 1882, e Il Perotti, foglio satirico fondato e diretto da Alessandro Fortuna.

FORMAT SNELLO E POCHE PAGINE

Come era il format di questi giornali? Molto snello e dinamico: quattro pagine di piccolo formato con la prima interamente occupata dall'articolo di fondo dedicato, di solito, ai temi della politica nazionale o a quelli di grosso interesse cittadino o circondariale. Le pagine interne riportavano la cronaca cittadina insieme alle corrispondenze dai paesi del circondario, le notizie di cronaca nera, di cronaca rosa e di cronaca giudiziaria, considerata l'ultrasecolare presenza a Frosinone del tribunale circondariale.

Come avveniva per i grandi giornali italiani e stranieri, sulle pagine dei giornali frusinati venivano spesso ospitati racconti, poesie, componimenti letterari, sovente in dialetto, e inserzioni pubblicitarie. I direttori erano di ogni estrazione sociale: avvocati, maestri elementari, sacerdoti, ferrovieri, artigiani, piccoli imprenditori e commercianti, mentre le redazioni erano composte da collaboratori e corrispondenti che, come fu scritto sulle colonne de Il Cosa il 30 agosto 1894, erano "umili artigiani che parlano ai loro confratelli il linguaggio popolare da farsi intendere da tutti indistintamente". Non c'erano solamente giornalisti, per così dire, improvvisati, ma c'era anche chi svolgeva la professione in maniera sistematica.

I FRATELLI FORTUNA

I fratelli Fortuna, ad esempio, avevano avuto esperienze anche in giornali di Roma e provincia; Angelo Galloni era stato corrispondente di importanti testate nazionali come La Tribuna, La Ragione, La Vita e ricoprì anche la carica di segretario dell'Associazione della stampa romana; Federico Napoli scrisse per La Capitale, mentre Cesare Bracaglia, oltre ad avere fondato e diretto vari giornali locali, collaborò con La Lega della democrazia e con Il Paese e fu traduttore di Camicia rossa, opera del filosofo e rivoluzionario russo Aleksandr Hertzen.

LE TIPOGRAFIE

La tipografia Stracca e la tipografia Bianchini erano i principali opifici nei quali i giornali prendevano vita. La proliferazione delle testate giornalistiche dimostrava una grade vivacità culturale di Frosinone, mentre sullo sfondo rimasero davvero marginali e poco significative alcune sporadiche iniziative giornalistiche che ebbero scarsa fortuna in paesi limitrofi a Frosinone come Ferentino, Ceccano o Alatri o furono assenti come a Veroli dove la nomenclatura pontificia riuscivaancora  ad addomesticare e ad addormentare le coscienze.

Il tutto senza dimenticare le testate giornalistiche nazionali, come Il Messaggero ad esempio, che con grande frequenza riportavano articoli riguardanti la città. Una stagione fiorente dell'editoria cittadina che appassì con l'avvento della guerra e con gli stenti che questa portò con sé.