Ci sono trame del XIX secolo poco conosciute, che nascono e si sviluppano nella provincia italiana, lontano dai centri di potere e, apparentemente, ai margini della storia. Ovunque, lungo la penisola, si sviluppa una spinta alla mobilitazione, a "macchia di leopardo" come se il vento sia annidato tra le nobili città, gli antichi borghi, le valli coltivate, i boschi e i cavalli. È il Risorgimento italiano, un fenomeno discontinuo ed eterogeneo, partito dall'istanza delle libertà civili e politiche, e approdato al concetto di indipendenza e unità nazionale.

Nata col proposito di ricondurre al luogo natale la spoglia d'una delle più pure figure del nostro Risorgimento, l'idea di un monumento a Nicola Ricciotti fu aspirazione e cura particolare dei frusinati Federico Napoli e Giovan Battista Sodani. Un ristretto comitato sorto nel 1872 si onorò del patrocinio di Giuseppe Garibaldi. Ma il disegno naufragò, tra l'indifferenza della cittadinanza e l'opposizione dei moderati. Ancora nel 1883 il consiglio comunale di Frosinone respingeva a grande maggioranza la proposta di traslare dal vallone di Rovito, nella lontana Calabria, i resti di tanto figlio! Eppure, solo undici anni addietro, lo stesso Garibaldi, avvicinato ad Anzio, si espresse con queste parole: "A eternare la memoria di Nicola Ricciotti non bastano i marmi. Per averlo sempre presente, io diedi il suo cognome a uno dei miei figli".

L'idea fu ripresa nel 1906, elaborata da un nuovo comitato di volenterosi presieduto da Emilio Diamanti e articolato su un piano di maggiore concretezza. Lo stesso anno, infatti, vennero raccolti i fondi per sottoscrizione popolare e fu stipulato il contratto con lo scultore Ernesto Biondi. Posta la prima pietra l'8 ottobre 1908, l'opera venne inaugurata il 10 ottobre 1910 con solennità e concorso di grande popolo, con fede negli ideali mazziniani di libertà e giustizia.

I glorificati del monumento, ch'è opera degna e di alto valore artistico, malgrado il raggruppa,mento verticale delle figure e un po' di scenografia, riecheggiano la protesa di élite, conscia dei propri limiti ma calda di fede viva e decisa radicata nel popolo non meno che nelle classi colte. Sono i fratelli Nicola e Giacomo Ricciotti e Carlo Guglielmi, tutti di Frosinone, Nino Stoppani e Domenico Dandini di Anagni, Sisto Vinciguerra di Alatri, Pietro Sterbini di Vico nel Lazio, Domenico Diamanti di Veroli, Rocco Antonio Pacioni di Pofi e Domenico Subiaco di Ripi, il tamburino del gruppo, morto sedicenne a Villa Corsini nel 1849. Sul lato che guarda il palazzo della Prefettura campeggia la figura di Aonio Paleario, l'umanista nativo di Veroli.

Il gruppo bronzeo è distribuito sulle quattro facce di un pilastro di marmo di Verona. In alto è la statua della Libertà. Giovane nobilmente austera, stringe col pugno una "triface" simboleggiante la sequenza illuministica e giacobina di libertà, uguaglianza e fratellanza. Nel sarcofago di marmo, posto davanti alla stele, posano i resti di Nicola Ricciotti. Un'agitata fiamma bronzea vi aleggia al di sopra.

Oggi, dopo l'ultimo restauro, appare nelle sue forme e colori eterni, così come da anni non succedeva più. Il sacrario monumentale, dopo essere stato nuovamente godibile, torna a restituire ai passanti una storia che nessuno vuole dimenticare. Nel complesso il monumento conquista per la sua stazza, il suo salire verso il cielo e per l'armonia delle sculture realizzate da Ernesto Biondi, che raffigurano una serie di personaggi stretti ed incatenati, tutti attorno ad un obelisco sul quale svetta la figura di una dea femminile seduta e con un'asta in mano.

Al passante non sfugge la sacralità del manufatto; su di esso è inciso nel suo lato esposto a sud verso la facciata della chiesa di San Benedetto, la dedica a Nicola Ricciotti, anche sostenitore dei temi dell'Illuminismo, che lottò in tutta Europa al fianco dei tanti rivoluzionari per la libertà dei popoli. Questo capolavoro dell'artista Biondi, che ha visto la luce nei primi del 1900, appare ribadire alcuni riferimenti anche a teorie "ostili" al papato, celate ad occhi poco attenti.