Per vendicare "I termini sacri che natura pose a confine della Patria" affrontarono impavidi morte gloriosa. Sono stati tanti, tantissimi. Ai più sconosciuti. Caduti di una guerra lontana nel tempo, dalle menti e dal cuore, ma che è stata un passaggio fondamentale per la costruzione di quell'Italia che noi, oggi, viviamo in pace e che l'insipienza degli attori contemporanei sta lentamente distruggendo.

Cima Campiluzzi è un luogo ameno, meta preferita da chi ama fare passeggiate in montagna, nel vicentino, non lontana dal Trentino, un tempo territorio austriaco. In quei posti, che sono un vero paradiso in terra, il 18 maggio 1916 trovò la morte, a soli 21 anni, mentre serviva la Patria durante il primo conflitto bellico mondiale, Norberto Turriziani, figlio del cavaliere Antonio, podestà di Frosinone diventata capoluogo nel 1926, e ultimo, e forse unico, mecenate frusinate. Sottotenente del 70° reggimento fanteria, nato a Frosinone il 6 febbraio 1895, perì in battaglia per le ferite riportate in combattimento. Fu decorato con la medaglia d'argento al valore militare perché "infondendo, con la parola e con l'esempio, nei propri uomini - si legge nella motivazione del riconoscimento post mortem - l'entusiasmo ed il coraggio di cui dava brillante prova personale, sotto il violento fuoco di artiglieria e mitragliatrici nemiche, ed in un momento critico per il battaglione al quale egli apparteneva, si slanciò arditamente, col suo plotone, all'occupazione di una trincea avanzata già intensamente battuta e vi trovò gloriosa morte".

Una morte che scosse tutta la città di Frosinone e soprattutto i familiari di Turriziani, in particolar modo il padre Antonio e le zie Giulia e Maria Teresa, che decisero di donare alla città la casa natale di Norberto, che avrebbe dovuto essere la culla della fioritura della sua giovinezza e che venne destinata a sede della biblioteca comunale ancora oggi a lui intitolata.
Così come il Liceo Ginnasio. Come ha ricostruito Adriana Valchera, ricercatrice di topografia antica all'Università del Salento di Lecce, dopo la morte di Norberto, il padre Antonio si impegnò per tenere viva la memoria del figlio attraverso una serie di iniziative.  In occasione del terzo anniversario della morte di Norberto, il Comune di Frosinone, con la delibera 122 del maggio 1919, decise di realizzare, con fondi donati dal padre Antonio, un monumento a lui dedicato, quello ancora oggi esistente, ma che originariamente era collocato in posizione diversa da quella attuale.

Per perpetuare il ricordo del figlio, strappato prematuramente alla vita, aveva donato tanti soldi al Comune per l'istituzione delle scuole e per altre meritorie iniziative. Come si evince dal testamento redatto il 21 luglio 1939, il cavaliere Antonio Turriziani diede al Comune di Frosinone "per facilitare l'istituzione in Frosinone del Regio Liceo Ginnasio la somma di 140.000 lire; inoltre pagò 50.000 lire per l'acquisto del terreno su cui è stata costruita la sede del Liceo quando il detto Istituto, in forza del decreto Reale, venne intitolato Regio Liceo Ginnasio Norberto Turriziani". Destinò cospicui fondi per l'istituzione di borse di studio a favore degli alunni del liceo e sostanzialmente, essendo rimasto senza eredi diretti, lasciò tutti i suoi beni al Comune di Frosinone e al Liceo Ginnasio, sempre con l'intento di conservare viva la memoria del figlio Norberto. Tanto grande il dolore inconsolabile di un padre, quanto smisurato l'amore incondizionato per la propria città.