Anna è una signora energica dal sorriso contagioso. Una donna che ama la sua terra, che scrive favole, romanzi, poesie, racconti e commedie. Un vero vulcano. Nata sotto il segno dei pesci. La sua vita inizia domenica 23 febbraio 1958, negli anni della ricostruzione e del boom economico, quando Cassino stava rinascendo dalle rovine di una guerra devastante.

Al contrario di quello che potrebbe sembrare dalla sua indole, la famiglia di Anna De Santis era una famiglia patriarcale in cui il nonno era un punto di riferimento indiscusso. Quando nasce Anna il mondo è tutto da costruire, dopo poco arriva un fratellino. Il papà militare lontano, la mamma impiegata nella gioielleria di famiglia con il nonno e lo zio e la nonna dedicata al nuovo arrivato, Anna finisce in collegio, dalle suore dove c'è un'anziana zia.

Anna cresce in mezzo agli orfanelli, è felice e trascorre le sue giornate tra le cucine e la scuola nell'istituto di Arce. Osserva le sue compagne, le vede prepararsi per andare via, vede quelle valigie piene di speranza e aspettative e quei genitori nuovi di zecca che le portano via verso un destino nuovo e diverso.

E' affascinata da questa gioia mista a paura e insicurezza. Nasce in lei una voglia di diventare madre, e si ripromette che anche lei sarà una di quelle mamme che arrivano per portare via una bimba e strapparla a un destino di solitudine. Il tempo passa, quando compie dieci anni Anna torna nella casa di famiglia e inizia a scrivere.

"Quello che ho fatto fin dal primo momento in cui ho tenuto una penna in mano è stato scrivere diari, volevo ricordare tutto. Poi a undici anni ho ripreso i diari e ho cominciato a scrivere "seriamente", con il tempo la mia scrittura è cambiata sempre di più ma l'amore per la scrittura non è mai cambiato".

Anna si sposa nel 1978 con Angelo, un simpatico giovanotto che ha lavorato in tribunale fino a pochi mesi fa. Sono il giorno e la notte, lei esuberante ed estroversa, lui posato e silenzioso. Anna spera di diventare madre il prima possibile ma il destino non è dalla sua parte, le comunicano che non potrà mai averne. Non si scoraggia e non si ingegna in metodi alternativi, vuole diventare come quelle madri che vedeva arrivare in collegio ad Arce.

Decide di adottare, ma non in Italia, vuole un bambino che venga da un posto del mondo lontano, uno di quelli di cui nessuno tiene conto, vuole amare il bambino giusto. Si inserisce in un circuito di adozioni internazionali e nel 1982 parte alla volta del Cile, 22 ore di aereo, un travaglio lungo un giorno intero. Quando arriva lì la situazione è difficile, c'è Pinochet, l'esercito ha i fucili spianati, ma nonostante tutto riesce nel suo intento e porta via con sé un bimbo a cui metterà nome Marco.

Le condizioni di salute del piccolo non erano delle migliori ma con l'amore di una madre vera Marco guarisce e presto diventa un bimbo sano e felice. Con la sua forza Anna è riuscita in quegli anni a portare 21 bambini in Italia, a Cassino e dintorni, ventuno coppie che sono diventate famiglie. Anna non si è fermata e nell'84 è ripartita per andare a prendere sua figlia, Maria. Un'attesa di 18 mesi quasi in cui Anna ha sofferto proprio come in un nuovo, doloroso, travaglio.

Anna è "diventata" madre, ha amato e adorato i suoi figli, che ama ancora alla follia. Ora è nonna e la sua famiglia è ancora più grande. "Non ho mai voluto tenere nascosta ai miei figli la verità, loro fin da piccoli hanno saputo tutto, che avevano una mamma che li aveva tenuti nella pancia, e una mamma che li aveva presi". Quando sua figlia, giovanissima, le dice che diventerà madre, non si arrabbia, né si sconforta.

Il destino è strano e generoso e Anna esce per annunciare a tutti questa lieta novella. Anna è così, sincera, vera, prorompente come uno schiaffo di un'amante gelosa e avvolgente come una madre che ti culla per farti dormire. Quando i suoi figli sono cresciuti si è data anche al teatro, scrive commedie in dialetto che coinvolgono centinaia di persone. Al Cut, il Centro universitario teatrale, Anna è diventata la colonna portante. E' lei che prepara le scenografie, i costumi, i ragazzi trascorrono con lei tantissimo tempo e per tutti loro è diventata una madre.

Ma le giornate di Anna non si fermano a 24 ore, Anna frequenta anche la cascina di Exodus, dove segue i ragazzi del teatro e non solo, e il Centro Arcobaleno di Caira frequentato da ragazzi disabili. "Hanno delle idee e degli slanci che ti lasciano senza fiato. Alle madri dico sempre 'abbracciateli con amore' perché loro sentono tutto, sono come bambini piccoli".

Anna non è diventata madre nel senso classico del termine, non ha portato in grembo un figlio né lo ha partorito, ma ha dato la vita a moltissimi ragazzi. Oltre ai suoi figli, Maria e Marco, sono tantissime le persone per le quali Anna è una mamma sempre pronta, disponibile, giusta quando serve, e dispensatrice di ramanzine. Una scrittrice di storie al limite della realtà, di fiabe dedicate a grandi e piccini, di commedie che fotografano la realtà nella quale viviamo. Anna non è diventata madre, Anna De Santis è una mamma con la M maiuscola.