Questa è la storia di una donna, di una mamma, di una imprenditrice che non si è fermata e ha combattuto con cuore e anima per salvare la figlia. Era un caldo giorno d'estate quando mamma Lorenza e papà Gianni caricano i loro quattro figli in macchina destinazione campus, scendono tutti, resta con loro Gaia, la più piccola di appena 14 mesi.

Era il 7 luglio, un giorno che resterà per sempre indelebile nella vita di mamma Lorenza e di tutta la famiglia. Quando le sorelline di Gaia scendono dall'auto gioiose con i loro costumini e vestitini variopinti la piccola si lascia andare a un pianto disperato. I genitori pensano che sia solo un capriccio per non essere potuta andare con loro e non ci danno peso. Mamma, papà e piccola si dirigono al bar per fare una colazione "riparatrice", ma la bimba vomita.

La piccola si addormenta nel suo seggiolino. Una cosa strana, Gaia è sveglia da poco e non dovrebbe essere stanca, ma forse quel pianto, il vomito e il movimento dell'auto hanno contribuito a farla addormentare. La bimba non si sveglia neanche con le carezze della mamma che prova in tutti i modi a tenerla seduta. Una cosa davvero strana e preoccupante, così mamma e papà non ci pensano due volte e corrono al Pronto soccorso dell'ospedale Santa Scolastica di Cassino. <Ci hanno presi per matti - spiega Lorenza Terenzi – L'infermiere ci ha guardato e ci ha chiesto quale fosse il problema di una bambina che dormiva. Gli abbiamo spiegato che la bambina non "dormiva" ma non riusciva proprio a svegliarsi, come se fosse incosciente>.

Gaia è stata portata immediatamente su un lettino ed è stato chiamato il pediatra che, appena l'ha vista, ha capito che c'era qualcosa che non andava. Proprio mentre la visitava, la piccola ha avuto una crisi che sembrava essere epilettica, ma che poi tale non si è rivelata. E' stata sottoposta ad analisi del sangue ed esami diagnostici, anche alla tac. Il sospetto era che ci fosse qualche problema neurologico. Il medico in breve ha deciso di richiedere l'intervento di un'eliambulanza per far trasferire la bimba in una struttura ospedaliera di Roma. Dopo qualche ora, in quella calda giornata di luglio, l'elicottero si è alzato dal Santa Scolastica in direzione Umberto I.

Ad attendere Gaia all'ospedale capitolino medici e infermieri che hanno continuato a cercare ancora qualcosa nel cervello, una forma tumorale o un'encefalite. Qualcosa che potesse giustificare quello stato di incoscienza. E' stata sottoposta a un prelievo di liquido encefalico, a una risonanza: la bambina non si è mai svegliata.

Poi mamma Lorenza le apre il pannolino e vede che il contenuto è rosso, <E' sangue vivo – ha pensato – C'è qualcosa che non va>, spaventata chiede aiuto all'infermiera che la tranquillizza e che le assicura che sulle feci saranno fatte le dovute analisi. Dopo un giorno e mezzo Gaia era ancora stesa sul lettino, i genitori erano esausti e arrabbiati: <Ogni medico che arrivava non era in grado di darci risposte – ha spiegato la mamma – Erano confusi e le pizzicavano le spalle per vedere se ci fossero reazioni. Era piena di lividi>. Così mamma Lorenza è esplosa, indignata, spaventata, con la sua bimba stesa su una barella, gli altri figli lontani a casa. Tutto intorno era buio.

Gaia viene spostata ancora, dal Pronto soccorso dell'Umberto I alla Terapia Intensiva Neonatale e mamma Lorenza resta fuori. <Potevo entrare solo pochi minuti, era una tortura>. Il senso di impotenza è quanto di più logorante per una madre che ha messo al mondo un figlio e che darebbe la propria vita per salvare quella del suo cucciolo. La confusione aumenta e i medici chiedono se la bambina possa essere entrata in contatto con prodotti chimici, solventi, medicinali o piante, qualsiasi cosa strana possa causare intossicazioni. Mamma Lorenza mette a soqquadro la macchina, intanto a Cassino nonne e zie scavano tra cassetti, armadi, cassapanche, nei vasi in giardino. Tutto deve essere controllato. Il fratello e le sorelle di Gaia assistono a queste affannose ricerche. La madre non è con loro e la piccola di casa neanche.

Arriva una chiamata a mamma Lorenza, è il pediatra dell'ospedale Santa Scolasica che voleva avere informazioni sulle condizioni di salute della bambina. Quando gli viene raccontato l'episodio delle feci rosse chiude la telefonata con Lorenza e cerca di contattare i colleghi dell'Umberto I. Serve un'eco addominale, un esame che lui non è riuscito a fare a Cassino alla bimba prima di metterla su quell'elicottero. L'esame è salvifico, Gaia ha un'invaginazione intestinale.

Se si cerca su internet una definizione si legge: <L'invaginazione o intussuscezione è una grave condizione patologica che colpisce alcuni distretti dell'apparato digerente. Il termine indica la penetrazione di un segmento intestinale in quello immediatamente successivo, come può avvenire con un telescopio. Il tratto che migra vien detto intussusceptum, o "invaginato", mentre il segmento che accoglie la migrazione prende il nome di intussuscipiens.

Gaia viene trasportata d'urgenza all'ospedale San Camillo dove viene portata in sala operatoria. Rientra tra i casi più gravi e i medici sono costretti a resecarle un tratto d'intestino. Salvata da una chiamata di un pediatra di un ospedale di provincia, salvata da una madre che ha capito subito che il sonno di sua figlia non era un semplice pisolino e che per quasi tre giorni ha continuato a chiedere e spiegare ai medici quello che stava succedendo alla sua piccola.

Pian piano Gaia si è svegliata, era debole, stordita, forse un po' spaventata. Accanto a lei la sua mamma, l'ultimo viso che aveva visto prima di addormentarsi e finire in quel brutto incubo. Ci è voluto quasi un mese per riportare Gaia alla normalità, o a quella che poteva essere almeno la condizione necessaria alle dimissioni. Zia Mirella non ha lasciato cognata e nipote quasi mai, mentre papà Gianni faceva avanti e dietro tra Cassino e Roma. Quando finalmente Gaia esce, in braccio a mamma Lorenza, fuori l'aria è calda, ancora più calda di quel 7 luglio. E' ancora estate, Gaia ha tutta la vita davanti.

Oggi la piccola sta bene, frequenta regolarmente l'asilo. Non ha un appetito da leone e i suoi movimenti intestinali sono tenuti sotto stretta osservazione, ma vive una vita felice fatta di risate e litigi con i suoi tre fratelli che la adorano. Mamma Lorenza e papà Gianni hanno deciso di acquistare un luogo magico per organizzare eventi e cerimonie "Villa Grazia", un posto in cui sia protagonista la felicità.

Il 7 luglio si sposeranno, finalmente, in chiesa. Al loro fianco i loro quattro ragazzi. A tre anni da quella giornata infernale il 7 luglio diventerà l'anniversario di una rinascita.

invaginazione intestinale: cos'è e chi colpisce
Questa condizione è molto più frequente nei neonati rispetto agli adulti (92% dei casi), con un'incidenza di circa 1-4 casi su 1000 nati vivi, e si manifesta tra il VI e il IX mese di vita. Predilige il sesso maschile (3:2). È stato correlato al periodo centrale delle stagioni estiva e invernale, suggerendo un ruolo eziologico per il cambiamento della flora batterica intestinale; tra l'altro nei bambini non può essere reperita alcuna causa anatomica o patologica responsabile, cosa che fa definire la patologia idiopatica. Il piccolo paziente è talora prostrato, non rispondente. Le feci sono tipicamente a gelatina di ribes, ricche di muco. L'addome è trattabile, il dolore intermittente, il vomito, all'inizio riflesso poi via via più marcato, è da ostruzione. L'intussuscezione può essere ileocolica, ileociecocolica, ileocecale o, più rara e subdola perché sfugge all'indagine radiologica contrastografica, ileoileale. Il trattamento è medico o cruento, a seconda del tempo intercorso tra inizio dell'invaginazione e diagnosi. Il clisma opaco viene eseguito di routine con intento sia diagnostico che terapeutico. Ove questa manovra non abbia successo, intervento chirurgico conlaparotomiae semplice riduzione manuale. Il mesentere dell'invaginato è compresso tra le pareti dell'intussuscezione, cosa che può comportare ischemia e necrosi del segmento. Quest'ultimo caso comporta resezione intestinale.