La sua tavolozza di colori è di una cromia sempre delicata, anche quando il pennello si carica di cromaticità dai toni scuri e la pennellata scarica sul supporto carezze poco armoniche. Gli elementi strutturali che compongono i lavori di Beatrice Quattrociocchi, colpiscono e suggestionano, soddisfano l'occhio dell'osservatore per quelle accensioni, quei riverberi e quella gradevolezza complessiva da cui sono strutturati.

La Quattrociocchi, nelle sue creazioni, si serve di moduli geometrici attraverso i quali dà libero spazio alla fantasia, per spingersi fino alle geometrie astratte che ci donano una quieta piacevolezza; in una sorta di compiacenza cromatica il colore più fluido scorre con musicalità, senza interruzioni componendo pagine di ottima pittura.

Nei suoi lavori, il disegno guida le forme e ingloba il colore, le superfici sono scandite da interazioni segnico/cromatiche, contrastate e sfumate, che considerano il colore e i suoi rapporti come matrice di possibili ebbrezze cromatiche, una ricerca analizzata e scomposta sotto differenti visioni, dove l'utilizzo alternato degli stessi colori restituisce al lavoro una percezione ottica di continuità, in cui forma e colore si rafforzano reciprocamente. La sua è una ricerca impostata sulle variabili luce – colori – energia, quindi ben più profonda di un mero accostamento di colori e con una forte carica emozionale dovuta alla continua ricerca di equilibrio tra il dinamismo della luce e del colore. Un lucido rigore calibra, nei suoi lavori, l'intreccio tra le vibrazioni coloristiche dove le tessere di colore prendono maggior valore e nel ritmo compositivo si ampliano e si diversificano nella peculiarità delle diverse superfici utilizzate.

Nei lavori della giovane artista frusinate si denota l'uso di tecniche di vario genere, dagli smalti usati su superfici di vario tipo, fino all'uso di materiali di recupero, come quelli che hanno dato vita a "rubik" – un'opera ispirata al famoso rompicapo inventato negli anni settanta da un professore-architetto ungherese. Il lavoro, ingrandito di venti volte rispetto alle sue dimensioni reali, vive artisticamente attraverso l'utilizzo di materiali poveri e di recupero per un totale di nove facce, ognuna abbinata ad un colore, tutte le facce sono unite da una spirale che crea delle ulteriori texture attraverso l'andamento dei materiali impiegati.

Il colore per Beatrice Quattrociocchi diventa sempre più lo strumento per una originale figurazione, nella suggestione globale ed emotiva di forme che considerano il colore come matrice di possibili geometrie poetiche e forme cromatiche in equilibrio tra luce e oscurità. Il lavoro sul colore della Quattrociocchi nasce dalla sua scomposizione in diverse tonalità, per poi ricongiungerle con una tecnica tutta sua durante la stesura sulla tela per giungere ad una scelta cromatica unica e per interpretare le sue opere con un dinamismo tutto personale. I lavori fin qui realizzati consentono dunque di leggere il percorso evolutivo dell'artista che, con impegno e costanza, ha saputo coniugare la ricerca disegnativa e geometrica con quella cromatico-espressiva.