Pietro Tiravanti è uno dei figli di Frosinone che si sono scarificati, ormai più di cento anni fa, per la Patria. E' uno dei quasi duecento caduti frusinati del primo conflitto mondiale. Figlio di Arcangelo e Angela Zaccardi, è stato tenente dell'84esimo reggimento fanteria, insignito di una medaglia d'oro e di una bronzo al valor militare.
Nasce il 28 febbraio del 1887 a Frosinone. Dopo la maturità classica al Massimo di Roma, si iscrive a Giurisprudenza all'università di Macerata. Si arruola per il corso allievi ufficiali nel 1906. Nell'aprile del 1907 è sottotenente di complemento. Superato il concorso, diventa ufficiale effettivo e passa con l'84° reggimento fanteria.
Nel 1911 combatterà nella guerra italo-turca. Salpa da Napoli e appena arrivato combatte a Sciara Zauia. Sventa un piano del nemico di attaccare l'accampamento italiano e per questo si merita la medaglia di bronzo. Questa la motivazione dell'onmorificenza: "Comandante di un posto d'avviso affrontò numerosi arabi ribelli che intendevano attaccare l'accampamento del proprio reggimento, riuscendo ad impedire il compimento del loro disegno. Nel settembre del 1912 diventa tenente. Finita la guerra rimane in Libia. Allo scoppio della Grande guerra si trova ancora in Africa, dove le popolazioni locali insorgono contro gli italiani. A Zintan la 12° compagnia del III battaglione dell'84° reggimento è attaccata dal nemico. Gli italiani resistono per una settimana. Pur ferito, Tiravanti non abbandona il suo posto. Tenta un'ultima sortita per sfuggire all'accerchiamento, ma viene colpito al petto e all'addome: è l'11 luglio. Morirà due giorni dopo nel campo di prigionia di Gebel.
Il 15 luglio del 1917 gli viene conferita la medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione: "ferito gravemente alla spalla sinistra, continuò a combattere valorosamente. Colpito in modo mortale una seconda volta, incurante di sé, continuò ad infondere nei dipendenti fermezza e coraggio. Caduto prigioniero soccombeva due giorni dopo in conseguenza delle ferite riportate: fulgido esempio di animo indomito e delle più elette virtù militari". Frosinone gli ha intitolato una strada e una scuola elementare, il cui palazzo è ora sede dell'Accademia di belle arti. Sulla scalinata è stato realizzato un busto e lì riposano i resti del militare. Peraltro l'iscrizione alla base del monumento riporta un errore essendo indicato Zitan e non Zintan come luogo dove il tenente fu ferito.
Tiravanti è uno dei 6.330 soldati ciociari (ma il numero è sottostimato) che non fecero più ritorno dalla guerra. Soprattutto contadini, ma anche artigiani, operai e studenti caddero sul fronte o in prigionia. Morti violente, ma anche per malattia e in mare. Alcuni perfino a distanza di anni dalla fine dei combattimenti. Qualcuno già nel 1914 per aver combattuto come volontario garibaldino in Francia o con l'esercito francese. 
I primi a cadere furono due fratelli di Vallerotonda, già nel 1914. Le vittime furono moltissime, a cominciare dal primo anno di guerra (per l'Italia) quando i caduti ciociari furono 933, quindi 1.535 l'anno dopo, 1.537 nel 1917 fino a salire a 1.903 nell'ultimo anno di ostilità. Ma nel conto dei caduti per la patria c'è anche chi, per i postumi delle ferite o delle malattie contratte al fronte, è venuto a mancare fino al 1925 e oltre. I più giovani erano della classe 1900, diversi dei quali morti prima ancora di compiere 18 anni, i più anziani del 1874. Le città con il maggior tributo di vittime furono Sora (295 caduti), Cassino (278), Veroli (269), Alatri (243), Pontecorvo (216), Ferentino (199) e Frosinone (191).