Quando la musica è una questione di Dna. Quando si arriva a trovare un equilibrio tra due anime artistiche, quella aggressiva e quella già fragile, quello che ne viene fuori è un sound deciso e molto internazionale. Non lascia spazio a fraintendimenti di nessun tipo o genere, le armonie si muovono tra il pop, l'elettronica e il soul con chiari riferimenti stilistici al passato, il tutto concepito attraverso un'attitudine moderna e futuristica.
Armonie che, unite alla sua straordinaria voce, hanno fatto sì che tra i nomi dei cantanti italiani "emergenti" più ascoltati all'estero ci fosse anche il suo. Aveva dieci anni quando ha scritto la sua prima canzone. E da quel momento la musica non lo ha mai abbandonato. Anzi, la musica gli ha cambiato la vita. Una scommessa vinta da Alessandro Di Castro, in arte Alexis, di Alatri. A marzo dello scorso anno il suo esordio discografico. Alexis canta in inglese e ha registrato a Londra il suo primo album dal titolo "Closer", prodotto negli studi di Brixton Hill da Nick Watson, Olsi Rama e Fabio Raponi, è stato poi masterizzato ai Forward Studios di Grottaferrata da Carmine Simeone. Proprio da Alexis ci siamo fatti raccontare il suo "viaggio" nella musica.

La musica per Alexis cosa rappresenta?
«La musica mi ha salvato la vita. Mi ha reso una persona migliore, mi ha spinto oltre ogni confine allontanandomi dalle cattive abitudini. Tutta questa bellezza con la quale convivo scrivendo canzoni nutre continuamente la mia anima e il mio stupore attraverso il quale mi innamoro delle cose vere e della mia vita, sempre di più».

Ci porti nel suo mondo descrivendoci il genere di musica che più la rappresenta…
«Nel mio modo di fare musica si nasconde sostanzialmente la musica che mi rappresenta.
Faccio pop ma non convenzionale».

"Closer", il suo primo disco, come nasce?
«Questo album è nato da un'esigenza ben precisa, quella di scrivere qualcosa di vero e di significativo. Ho scritto il disco in poche settimane, ma sono serviti altri sei mesi per riuscire a trovare i suoni giusti. Avevo bisogno di concepire un disco che mi identificasse in pieno e che mi coinvolgesse emotivamente, avevo bisogno di raccontare storie vere di vita vissuta e quello che di solito si ha paura di esprimere. Volevo che il mio pubblico avvertisse subito dalla prima traccia la purezza di questo album. Quest'ultimo dal titolo "Closer" osa sia nei testi che nelle melodie e anche negli arrangiamenti».

Tre aggettivi per descrivere il suo album...
«Mio, triangolare, evocativo».

Quale canzone ritiene la più rappresentativa del disco?
«Sono legato a tutto il disco ovviamente, in particolare a "Closer" appunto, la traccia numero uno. Ho scritto questo pezzo in una stanza poco illuminata di Jefferson Avenue in Florida, dopo una lunga notte. Questa traccia assolve al compito di trasfigurare senza filtri la mia personalità artistica e compositiva rappresentando al meglio la mia espressione vocale».

Quando è nata la sua passione per la musica?
«Nel momento esatto in cui ho scritto la mia prima canzone, ne ricordo ancora gli accordi. Avevo 10 anni».

Artisticamente di chi è "innamorato"?
«Gavin Rossdale, Donny Hathaway, Janis Joplin, James Morrison, Marc Broussard, Tina Turner, Sam Cooke, Jeff Buckley, Otis Redding, Luther Vandross, Bessie Smith, Michael Mcdonald e Brian Adams».

Progetti futuri?
«Finalmente potrò recuperare e riorganizzare le date del tour che mi vede protagonista nelle principali città europee e italiane, ma causa pandemia ho dovuto precedentemente rimandare. Inoltre sto lavorando già al nuovo album che avrà featuring importanti e molte altre nuove contaminazioni».

A chi ha dedicato il suo disco?
«Il mio disco è dedicato a tutte quelle persone che credono che ogni cosa è possibile. È dedicato a quelle poche persone che hanno sempre creduto in me sin dall'inizio motivandomi nel continuare questo percorso.
È dedicato alla mia famiglia».

Un augurio che vuole fare a lei e a tutti gli artisti del mondo?
«Desidero augurare a tutti di restare autentici, reali, veri e con le scarpe piene di fango anche dentro una Rolls Royce. Sapere chi siamo ma soprattutto da dove veniamo. Umiltà, perché esiste sempre un modo per imparare a migliorarsi. fdMa soprattutto credete in voi stessi come nessun altro».