La frattura in realtà si era consumata in una caldissima serata di metà luglio, nella sede della federazione provinciale del Partito Democratico. Che in quel momento, eravamo nel 2014, era ubicata in un appartamento di un palazzo di via Licitino Refice. Da una parte Francesco De Angelis, leader storico del Pci-Pds-Ds-Pd. Dall'altra Antonio Pompeo, sindaco di Ferentino e delfino di Francesco Scalia, senatore dei Democrat.

Tra De Angelis e Pompeo volarono parole grosse. Il sindaco di Ferentino, uscendo da quella riunione, disse ai suoi fedelissimi: "Scommettete che mi candido alla presidenza della Provincia e che vinco pure?". Francesco De Angelis contava di poter ricucire lo strappo direttamente con Scalia, ma ci mise pochi secondi a capire che stavolta non sarebbe andata così. E infatti a Mauro Buschini confidò: «Scalia non può dire no a Pompeo, prepariamoci alla conta». E alla conta si andò. Fratricida.

Nel frattempo era entrata in vigore la riforma Delrio, quella che trasformava le Province in enti di secondo livello. Non più l'elezione diretta del presidente e dei consiglieri, ma il cosiddetto voto ponderato. Diviso per fasce di popolazione, con gli amministratori dei Comuni più grandi che avevano un "peso" maggiore.Tutti i partiti erano alle prese con una novità che rappresentava al tempo stesso un'opportunità.

Francesco Scalia, abilissimo a fiutare l'aria prima degli altri, capisce che è il momento degli accordi trasversali. E alla vigilia di Ferragosto, precisamente la sera del 13 agosto 2014, presso il ristorante Bassetto a Ferentino, si svolge una cena che rappresenta il passaggio del Rubicone. Organizzata naturalmente da Antonio Pompeo, con tutta la componente di Francesco Scalia. Sotto la regia attenta di Marco Di Torrice. Non a caso lo chiamavano il Goffredo Bettini di Ferentino. Ma c'è soprattutto Alfredo Pallone, leader incontrastato del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. A Pallone e Scalia basta uno sguardo.
Non c'è bisogno di strette di mano. «Candidiamo Antonio Pompeo. E vinciamo». Poi il brindisi.

Qualche giorno dopo, in un ristorante sulla costa pontina, Francesco De Angelis risponde.
L'incontro non mai stato confermato ufficialmente. Ma neppure smentito. Fatto sta che si vedono l'allora segretario provinciale del Partito Democratico Simone Costanzo e Mario Abbruzzese, numero uno assoluto di Forza Italia, allora plenipotenziario di Antonio Tajani.
Si costruiscono le basi dell'intesa, destinata a coinvolgere anche il Psi di Gianfranco Schietroma. Bisognerà scegliere il candidato. Giuseppe Patrizi, allora commissario della Provincia (dopo le dimissioni di Antonello Iannarilli per concorrere alla Regione), capisce immediatamente che il suo nome è stato sacrificato sull'altare dell'intesa De Angelis-Abbruzzese. E infatti tuona.

Ormai però il percorso si è messo in moto. La frattura nel Pd è conclamata: da una parte Francesco De Angelis, dall'altra Francesco Scalia. Si va verso il derby.

Ma anche nel centrodestra la rottura è enorme, anche se annunciata: da una parte Il Nuovo Centrodestra di Alfredo Pallone, dall'altra Forza Italia di Mario Abbruzzese. Le sorprese però non sono finite. Anzi, neppure cominciate. La lista di Pompeo si chiamerà Democratici per Pompeo, mentre quella del Pd farà riferimento politico a Francesco De Angelis. Il candidato alla presidenza della Provincia della coalizione guidata da De Angelis e Abbruzzese viene individuato nel leader socialista Gianfranco Schietroma, qualche anno prima sconfitto da Iannarilli al ballottaggio.

Ma il fuoco cova sotto la cenere di Forza Italia. Nel partito ci sono dubbi e malumori.
Per tre motivi: 1) il "sacrificio" di Giuseppe Patrizi non ha convinto tutti; 2) la percezione è quella della vittoria di Antonio Pompeo e dell'asse Scalia-Pallone; 3) in alcuni contesti, a cominciare dal Comune di Frosinone, gli "azzurri" non se la sentono di votare per Schietroma-De Angelis.

La situazione la prende in mano il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, in quel momento uomo di punta di Forza Italia. Non solo nel capoluogo. A poche ore dalla presentazione ufficiale delle candidature, nella sede di Forza Italia a Frosinone, in via Aldo Moro, si svolge una riunione al vetriolo. Le urla si sentono dappertutto. Alla fine passa la linea di Nicola Ottaviani. Mario Abruzzese fa quello che facevano i democristiani illuminati: "quando non puoi battere l'avversario, abbraccialo". E così succede.

All'interno di Forza Italia risuona forte il contrordine: "appoggiamo Pompeo". Qualche ora dopo Antonio Pompeo, accompagnato da Francesco Scalia, entra nella sede di Forza Italia.
Ad attenderlo, fra gli altri, Mario Abbruzzese e Nicola Ottaviani. L'accordo è fatto.
Alfredo Pallone, informato in tempo reale, condensa tutto in una frase passata alla storia politica provinciale: «Noi ci abbiamo creduto subito, loro si sono accodati sul filo di lana per paura di perdere». Loro, sono gli uomini di Forza Italia.

Dall'altra parte crolla il castello dell'impostazione costruita per mesi. Il leader socialista Gianfranco Schietroma fa un passo indietro. Francesco De Angelis si rivolge al "soldato" Enrico Pittiglio, sindaco di San Donato Valcomino. E' lui il candidato. Nel Pd va in onda il derby: due sindaci "contro" per la presidenza della Provincia. Ma Antonio Pompeo è appoggiato dall'area di Francesco Scalia, dall'Ncd di Alfredo Pallone e da Forza Italia di Mario Abbruzzese. Non può perdere. Con Enrico Pittiglio il Pd che fa riferimento a Francesco De Angelis. Il quale però è abituato a battersi come un leone. E infatti la partita è comunque molto combattuta: 50.174 voti ponderati per Antonio Pompeo,43.159 per Enrico Pittiglio.

Antonio Pompeo è presidente della Provincia, questa volta tra i due Francesco ha vinto Scalia.
La frattura nel Pd verrà ricomposta qualche anno dopo dalla mediazione tra Antonio Pompeo e Simone Costanzo. Oggi infatti più alleati che mai.